Ieri, oggi, domani: i Possoni, quando il ciclismo è un affare di famiglia!

di , 3 agosto 2016 16:54

189101_1918201841337_2343823_nMorris Possoni e Lidia Arcangeli: due cuori, una “capanna” ed una bicicletta, anzi due. Uniti nella vita e nella passione per le due ruote, ormai ex professionisti, Morris e Lidia adesso sono una famiglia. Andiamo a conoscerli più da vicino.

 

  • Morris Possoni, bergamasco classe 1984

Come è nata la tua passione per il ciclismo?

Per caso, praticavo calcio, poi un giorno ho deciso di provare con la bici.

La tua famiglia ti ha sostenuto?

Mi ha sostenuto nel limite delle loro possibilità , ma devo ringraziare soprattutto lo zio Mario, il mio primo tifoso!

Hai sempre sognato di diventare un corridore professionista?

Alla fine è il sogno di ogni ragazzino, riuscire ad emergere e fare della propria passione il proprio lavoro.

Avevi un idolo da ragazzino?

Mi piaceva molto Indurain.

A cosa hai dovuto rinunciare per la bici? Sei riuscito a conciliare studio e sport?

Non ero un grande studioso ma ho comunque il diploma di perito meccanico. Da dilettante, quando si comincia a fare sul serio con gli allenamenti, togliendo anche il tempo per lo studio, rimane ben poco per il resto!

Il ricordo più bello e il più brutto di tutti i tuoi anni in bicicletta?

Ce ne sono parecchi, la maglia bianca al Giro o la vittoria della cronosquadre sempre al Giro d’Italia.  Tra i più brutti sinceramente non saprei … forse l’ultimo anno o per meglio dire gli ultimi mesi quando ho capito che rischiavo di rimanere senza squadra, in quel caso è difficile andare alle corse con motivazione e voglia di fare!

Hai dei rimpianti riguardo alla tua carriera?

L’unico rammarico è averla interrotta troppo presto, non essere riuscito a dimostrare tutto il mio valore.

Alla Lampre avevi come general manager Bepppe Saronni, cosa ti ha insegnato?

Sacrificio e passione: se non hai questi due ingredienti…duri poco!

Hai corso anche per importanti squadre straniere (HTC – Sky) quali sono state le maggiori differenze che hai riscontrato per quando riguarda la preparazione e l’organizzazione…..

Sicuramente a livello di organizzazione erano/sono il top tra le squadre, hanno anche un budget che gli permette di investire in ricerca, sviluppo che poche altre hanno. Sicuramente posso dire che hanno un metodo molto “svizzero/tedesco” nel senso che tutto deve essere preciso e organizzato per tempo, anche nell’alimentazione sono molto fiscali. 13936704_10210677374558756_641055243_n

Tra tutti i corridori con cui ha pedalato, chi ammiri maggiormente? Chi ti ha impressionato di più?

Ho avuto la fortuna di conoscere parecchi corridori forti, sicuramente Wiggins, Cavendish e Froome, campioni in bici e non solo; avevano sempre una parola di ringraziamento per i compagni e molto alla mano giù dalla bicicletta!

Con che corridori hai legato di più? Sei ancora in contatto con alcuni di loro?

In primis Bono; ci conosciamo da una vita ormai, abbiamo fatto anche i dilettanti assieme. Poi mi sento con Pinotti, Siutsou e Ulissi.

Eri pignolo nella preparazione della bicicletta?

Non più di tanto!

E’ stata dura smettere di correre? Cosa ti manca di più delle gare?

All’inizio sì, stava per arrivare la mia primogenita Elena e non avere un lavoro mi metteva un po’ di ansia. Ora posso dire che sì, a volte le corse mi mancano, non lo nego, ma ho avuto la fortuna di trovare una sistemazione e sinceramente non ho più “l’ansia di dover dimostrare/fare risultato” per avere un contratto.

Finita la tua carriera agonistica hai deciso di restare nel mondo del ciclismo facendo il meccanico….è stata una decisione che avevi maturato già da tempo?

No, alla fine speravo di trovare un contratto, ma mi sono reso conto che ormai diventava dura. Nella sfortuna sono stato fortunato perché l’ultimo anno ho corso in Lampre ed il magazzino è a circa 50 km da casa; ho chiesto se potevo andare ogni tanto a dare una mano per cominciare ad “imparare” un mestiere ed eccomi qui!

Hai dovuto frequentare qualche corso particolare per intraprendere questo nuovo lavoro?

No, solo tanta gavetta e ancora sto imparando perché ogni bici va a sé! Ho però fatto nel frattempo la patente del camion e del pullman, possono sempre tornare utili!

In cosa hai trovato maggiore difficoltà nella tua nuova professione?

All’inizio ad ingranare. Ho chiesto anche ad un amico che ha il negozio, Alessandro Gualdi del negozio Gualdi Bike di Gazzaniga, se ogni tanto potevo andare da lui proprio per imparare!

Ci racconti la disavventura che ti è capitata al Giro di Romandia 2015, dove hai addirittura preso un pugno….

Era mattina presto, sia noi meccanici che i massaggiatori stavamo preparando le cose che ci sarebbero servite per la tappa. Ad un certo punto un tizio si è “infilato” nel camion e stava portando via uno zaino, ho sentito urlare i miei colleghi e ho visto questo tipo scappar via, mi sono messo ad inseguirlo e questo come risposta mi ha rifilato un pugno!

All’Astana hai potuto lavorare per campioni affermati come Nibali o ciclisti promettenti come Aru e Landa, puoi parlarci un po’ delle loro particolari esigenze a livello meccanico? Chi è il più attento o pignolo sul mezzo meccanico?

Sinceramente sono tre ragazzi semplici, nessuno dei tre ha delle particolari esigenze!!

Come cambia il lavoro di un meccanico fra le corse di un giorno e quelle di una lunga corsa a tappe?

Non c’è molta differenza, perché bisogna essere pronti ad ogni evenienza sia per le corse di un giorno che quelle a tappe: ormai sul camion siamo attrezzati e ci sono ricambi di ogni tipo!

Qual è l’intervento meccanico più difficile o curioso che ti è capitato di fare durante una corsa?

Per ora sono stato fortunato, nessun intervento particolare; poi ci alterniamo quindi a volte capita di seguire la tappa, altre invece di dover fare l’hotel, ovvero dopo la partenza portare il camion nell’albergo dove soggiorneremo e cominciare a preparare tutto in modo tale che, quando arriveranno i corridori con le bici, cominciamo subito a pulire e a mettere in sistema le biciclette.

Non credi che sia ingiusto punire il corridore che riceve l’aiuto da persone estranee al suo team quando rimane attardato da un guasto meccanico?

Dipende sempre da caso a caso, purtroppo o per fortuna ci sono delle regole che vanno rispettate, a volte va bene a volte va male!

Tua moglie Lidia è stata anche lei ciclista professionista come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti tramite un’amica comune, anche lei ex ciclista, Milena.

Come era la vita familiare di due corridori? Riuscivate a vedervi oppure eravate sempre in giro per le corse?

Quando lei correva ancora non convivevamo, quindi quando eravamo a casa entrambi dalle corse ci si vedeva solo la sera.

13884420_10210677374798762_1155232272_nAvere una compagna che capisce i sacrifici che si fanno per fare il ciclista è stato un vantaggio e un supporto psicologico? Oppure cercavate di non parlare troppo di bicicletta in casa?

Insomma…a volte si rischia di parlare solo di bicicletta quando invece si ha bisogno di distrarsi. Però è anche vero che lei capiva le mie difficoltà e lo stress a cui i corridori sono soggetti, soprattutto quando si è giovani e magari a quell’età è più facile cedere alla discoteca, alle uscite con gli amici.

Prima da corridore ora da meccanico, con che differenze vivi le gare, i ritiri, i tifosi ecc ecc?

Per quanto riguarda i ritiri ben poco, anzi! Capita di partire prima dei corridori per le corse e tornare a casa dopo perché ci sono i mezzi da riportare in magazzino quindi si sta in giro di più! Sicuramente a livello di stress posso dire di essere molto più “rilassato” nel senso che non devo far risultato, però alla fine c’è sempre da correre!

 

 

 

 

Ed ora Lidia Arcangeli, bergamasca classe 1982

Come è nata la tua passione per questo sport che non è propriamente femminile?

Per caso, avevano consegnato un volantino a scuola, non facevo nessuno sport, sono tornata a casa e ho detto ai miei che volevo provare la bici!

Era il tuo sogno diventare professionista?

Nelle donne è un po’ diverso, dopo le junior sei già “professionista” anche se c’è la categoria under corri comunque già con le campionesse quindi ti ci ritrovi quasi per caso!

La tua famiglia ti ha sostenuto in questa  scelta?

Si, sono stata molto fortunata, mio papà finché ho corso da junior mi seguiva spesso, da under e professionista un po’ meno perché le corse non sono proprio dietro l’angolo!

Sei soddisfatta della tua carriera o ai dei rimpianti?

Non sono mai stata una campionessa, ma ho sempre fatto quello che mi piaceva fare..sono riuscita a conciliare università e ciclismo quindi direi proprio di sì!

Qual è stata la soddisfazione più grande della tua carriera?

Ho sempre avuto l’ansia, mi agitavo sempre prima delle corse, sicuramente la soddisfazione più grande è stata quella di far parte di una squadra importante come la BIGLA, con Zabirova, Cantele e Brandli e vincere il primo anno della squadra il Giro d’Italia!

Che consigli ti senti di dare a una ragazzina che vuole intraprendere la carriera del professionismo?

Sicuramente di continuare a studiare nel frattempo perché, soprattutto per una donna, non è facile ed anche se si diventa professioniste gli stipendi sono quelli che sono! Consiglio di seguire le proprie passioni e di assecondarle perché i sacrifici che si fanno in questo sport ti portano sicuramente a essere una persona con la testa sulle spalle!

Intervista realizzata da Laura Corsini

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