Ieri, oggi, domani: Nicola Loda una vita da “Gregario”!

di , 2 febbraio 2017 20:17

camp ita ex prof1Ormai prossimi al debutto del calendario italiano vogliamo scambiare qualche battuta con il simpatico corridore bresciano classe 1971, Nicola Loda. Un gregario con “G” maiscuola, che si è fatto apprezzare dai tanti campioni che, grazie al suo lavoro, hanno potuto conquistare importanti risultati, ma che ha saputo anche ritagliarsi qualche gioia personale. Appesa la bici al chiodo si è potuto dedicare all’altra sua grande passione sulle due ruote: il motocross.

Parlaci un po’ dell’inizio.

Quando e come è nata la tua passione per questo sport?

A 10 anni per la bike, ma lo sport mi è sempre piaciuto tutto. Facevo campestri, calcio, motocross, sci.

La tua famiglia ha condiviso questa tua scelta o magari avrebbe preferito che ti concentrassi sullo studio? 

Sì, i miei, quando a 18 anni gli ho detto che volevo fare il ciclista mi hanno detto: “ok guarda che la bici è dura ma anche la vita lo è…..”. Comunque non ho trascurato lo studio e il diploma di perito elettromeccanico l’ho ottenuto ugualmente.

Avevi un idolo? Sei poi riuscito ad incontrarlo?

Sì e ci ho pure corso in squadra: Bugno. Fra i miei idoli anche Indurain, con il campione spagnolo ho fatto il mio primo Tour, quello che per lui era il quinto da vincente.

Come era la tua prima bici?  Ricordi la prima vittoria?

La mia prima bici era una LODA costruita dal babbo. La prima vittoria, al mio paese, alla sesta gara della mia vita.

Quando hai capito che il ciclismo poteva diventare la tua professione? Ti sei mai pentito di questa scelta?

Da juniores ero convinto che era la scelta giusta ed ero fortissimo, ma il primo anno da dilettante ho pensato di aver sbagliato tutto, fortunatamente il secondo anno mi sono trovato molto meglio.

Nel ciclismo attuale per un giovane è sempre più difficile trovare una squadra o firmare dei contratti vantaggiosi e a lunga scadenza. Cosa ricordi dei tuoi anni da dilettante e del tuo passaggio fra i prof.? Hai incontrato delle difficoltà?

Ho avuto la fortuna di aver trovato l’MG del signor Furlan che ha creduto in me ed al terzo anno da dilettante ero con loro ed avevamo un accordo, se fossi andato forte mi avrebbero fatto passare nei professionisti e cosi è stato, senza tante difficoltà, ma dovetti menare forte in bici.

Vorresti ringraziare qualcuno in modo particolare per il sostegno o l’aiuto che ti ha dato nella tua carriera?

I miei genitori, il professore Ballerini una persona che mi ha sempre aiutato  con dietro motori e naturalmente tutti i tifosi.

Durante la tua lunga carriera hai corso a fianco di grandi campioni e di giovani promettenti se ti faccio qualche nome ci racconti qualcosa del tuo rapporto con loro, pregi e difetti, curiosità?

  • Gianni Bugno:  classe e forza pura, bella persona, un buono
  • Michele Bartoli: classe, forte, metodico, grintoso, caparbio, sapeva sempre riconoscere il lavoro dei gregari e valorizzarli
  • Alessandro Petacchi: gentiluomo, un buono cresciuto proprio nella Fassa, un difetto: aveva sempe bisogno di supporto morale, invece era fortissimo, non credeva nelle proprie potenzialità quando ci credeva era imbattibile
  • Francesco Casagrande: toscano forte, determinato, ma sapeva anche molto scherzare
  • Ivan Basso: molto metodico, curava tutto
  • Dmitri Konychev:  il Dima simpaticissimo quante battaglie alla play station nei ritiri.
  • Vladimir Belli: con Vladimir ho condiviso pure un anno da dilettante, fortissimo in salita, una cosa bella parlavamo in dialetto e ci capivamo
  • Fabian Calcellara: il gladiatore, la forza in persona, Fabian arrivò alla Fassa Bortolo giovane, ma capimmo subito che era un fuoriclasse
  • Filippo Pozzato:  Pippo sempre stato bravo a prendere tanti soldi più di quanto vale, per questo da ammirare
  • Matteo Tosatto:   il Toso ha corso fino all’anno scorso, un grande, un sacco di volte abbiamo condiviso camera, fatiche e gioie  in Fassa con lui, Baldato, Petacchi, Bartoli  e tanti altri, anni fantastici
  • Marzio Bruseghin: amava gli asini, ma uno che sapeva prendere tanta aria in faccia

Quali sono stati i compagni con cui hai legato di più in tutto gli anni trascorsi in bici? Sei rimasto in contatto con loro anche dopo aver appeso la bici al chiodo?

Gilberto Simoni che tuttora viene alle feste del mio team amatoriale e alla pedala per l’Alzheimer che organizzo a settembre. Con Velo perché è di Brescia e capita di vederci negli weekend, magari per qualche uscita in bike. Poi grazie a Facebook sono rimasto in contatto con Michele Bartoli, Scinto, Andrei Tchmil, Coppolillo, Perini, Guidone Bontempi. Con tutti ho dei buoni rapporti e condivido bei ricordi.

nik topFra i tuoi DS anche il famoso “sorgente di ferro”. Come era il tuo rapporto con Giancarlo Ferretti?

Ottimo direi…Giancarlo mi ha insegnato tanto. E’ venuto pure a Brescia alla presentazione del mio team amatoriale  il “LODA MILLENNIUM”, facendo foto con tutti e parlando alla presentazione, di aneddoti  degli anni trascorsi insieme e di quando, dopo la chiusura dell’MG,  fece la Fassa e fui il terzo corridore che chiamò. Di questo vado fiero e conservo ancora oggi nei miei ricordi più belli una lettera che mi scrisse a cuore aperto. Ho imparato tanto da lui anche per come gestire tante situazioni

Sei mai stato il bersaglio di qualche sua sfuriata?  Pensi che il ruolo di DS sia cambiato negli ultimi anni?

Certo sfuriate si, quando si sbagliava ma aveva ragione. Con l’avvento dei vattometri fra l’altro che già io usavo, il ciclismo in generale è cambiato. E’ cambiato un po’ tutto,  ma è normale il mondo va avanti.

Chi è stato l’avversario più carismatico con cui hai gareggiato? Chi invece “simpaticamente” proprio non sopportavi? 

Penso a persone carismatiche come Pantani e Cipollini, colleghi di altre squadre ma non certo certo miei avversari visto che ero un gregario. Non ho persone che non sopporto perchè le evito.

Hai partecipato a tutti i grandi giri…..quale era il tuo preferito? Per quale motivo?

Il TOUR  perché fa caldo ed è la corsa più seguita al mondo con tutti i migliori ciclisti.

Che differenze c’erano tra queste importanti gare a tappe? Anche a livello mentale era più semplice correre sulle strade di casa?

Il Giro sei in ITALIA, c’è  più  gente che conosci,  ma il Tour rimane il Tour,  poi io avevo fidanzata francese quindi…… La Vuelta invece non la digerivo, troppa salita e non capivo bene la lingua.

Sappiamo che ti piacevano molto le classiche del nord…..che fascino avevano su di te delle gare così dure da correre? facevi degli allenamenti specifici?

Mi allenavo sul pavé e muri che trovavo  qui a Brescia, adoravo le classiche del nord perché sono l’università del ciclismo. Mi piaceva la prima parte delle Classiche, il pavé, perché più adatte a me, al mio fisico. Forse la mia passione per il motocross, che tuttora pratico, mi ha fatto innamorare di queste gare ed in particolare della Roubaix che ho corso per ben 12 volte.

Ricordi la prima volta che hai corso su al nord? Quale classica preferivi? Ricordi una corsa o un episodio in particolare?

Come detto preferivo la Roubaix. La prima volta al nord fu alla Tre giorni di La Panne. Ho molti ricordi, in particolare una Roubaix che iniziò con il fango, ma finì con il sole  trasformandoci in maschere di fango secco.

Fra i corridori in attività che ti sta sorprendendo di più? E chi può essere il nuovo Loda? 

Non è che mi sorprende, ma adoro SAGAN, campione fenomeno. Di nuovi Loda ce ne sono tanti io ero un gregario semplice.

Ti sei ritirato nel 2006 è stata una decisione presa da tempo?

Non da tempo, ma il 2006 mi ero accordo che non ero più come prima, il mio fisico non rendeva e dopo 14 anni da prof ero contento così. Avrei potuto correre ancora un anno in LIQUIGAS grazie al dottor Zani e Papetti ma era meglio smettere onestamente, che rubare lo stipendio. Ho fatto 14 anni nelle squadre più forti, ho vinto 10 gare nei professionisti  e da gregario ho avuto grandi soddisfazioni nel vedere i miei capitani vincere classiche, tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta. Quindi sono felice così.

Ritornando alla tua lunga carriera, quali sono stati i momenti più significativi? La delusione più grande invece?

Un 13° posto alla Roubaix, finire 10 roubaix delle 12 fatte è sempre bello arrivare nel velodromo, altri momenti belli quando si finiva il Tour e si passeggiava sui Campi Elisi per il giro d’onore è qualcosa di speciale. Momenti significativi innumerevoli dalla firma del primo contratto all’ultimo ai ritiri alla vita passata insieme alle gare e in allenamento con i compagni, una famiglia. Ma non sono mancate le delusioni o momenti tristi: non avrei mai voluto vedere Casartelli a terra nella discesa del Col d’aspen o quando ero in Fassa e mi chiamarono per dirmi che Denis Zanette era deceduto ed anche quando appresi che Furlan dell’ MG,  colui che mi aveva fatto passare prof, era deceduto in seguito alla caduta dell’aereo che lo stava portanto in Polonia per lavoro.

Di cosa ti occupi ora?

Ora faccio allenamenti invernali indoor al coperto una sorta di spinning ma seguendo parametri della bike  in palestra, poi  ho una squadra di 200 tesserati, collaboro con la  palestra, organizzo eventi  e gare amatoriali.

Segui ancora le corse in tv o magari di persona sulle strade vicino a casa tua? 

Si, seguo sempre le classiche, il Giro, il Tour e le altre corse che trasmettono alla Tv. Come ho detto mi impressiona Sagan.

Sappiamo che un’altra tua grande passione è il motocross, come hai scoperto questo sport? Fai anche delle gare? Che marca di moto preferisci? Cilindrata? Quali terreni prediligi?nik 2016

E’ una passione che ho fin da piccolo, mio papà vendeva moto, poi il ciclismo è diventato il mio lavoro e non potendo praticare motocross appena ho smesso la carriera ho comprato furgone moto e piano piano mi sono attrezzato. Ora ho un furgone adibito pure a camper, ho 2 moto che ogni anno cambio, ma sempre fedele alla YAMAHA ho una 350cc e un 450 cc tutte e 2 a 4t. Pratico regolarmente gare campionato lombardo, il problema è che all’inizio vincevo (ho vinto la categoria Hobby corsa amatori 2008 e 2010 campione regionale) ma ora a 45 anni sono nella categoria esperti e lì è più difficile ma mi diverte, vinco qualche volta. Attualmente quando corro nella over 40 ma anche li è dura un po’ come tutto se non vai, non ti alleni, fare risultati è dura se ti alleni possibilità di vincere ci sono. Più che i terreni sabbiosi o duri mi piacciono le piste belle dove ci vuole un po’ di “pelo sullo stomaco” per fare certi salti o discese insomma le piste tecniche le adoro.

Secondo te quali sono le differenze fra il ciclismo di quando correvi tu a quello odierno?

Quando correvo io era forse più familiare ora è tutto più tecnico, più computerizzato, una volta con  il  direttore corridore si parlava ora si scrivono email.

Al Giro d’Italia del 1999 non hai potuto prendere il via per ematocrito altro, i primi controlli ci racconti come si vivevano? Hai dimostrato valori naturalmente elevati….ti creavano lo stesso ansia questo tipo di controlli?

Io tuttora ho 49.7-50 di ematocrito. Ora se qualcuno bara penso non abbia scampo , come è giusto che sia. Ora l’epo lo trovano ed è  meglio così. Una volta mettere il limite a 50 era come consentire a barare, ti faccio un  esempio…….in strada c’è il limite se vai a 50 ok se vai a 50.2 prendi la multa…….Quindi penso che la lotta al doping sia molto migliorata ora esite il passaporto biologico devi dare la reperibilità quindi molto meglio ora …Chi è tranquillo non ha ansia.

Quel giro è rimasto anche famoso per la vicenda di Pantani, cosa ricordi di quel periodo? 

Ricordo i telegiornali. Mi dispiace per Pantani ma non voglio entrare nel merito.

Potessi tornare indietro nel tempo in che anno della tua carriera vorresti tornare e per quale motivo?

Tornare ai primi anni da prof., con l’esperienza degli ultimi anni, avrei guadagnato di più e corso meno.

Non hai mai pensato di fare il ds come tanti tuoi ex colleghi ciclisti?

Sì, mi hanno proposto di allenare junior, ma ora mi diverto a fare motocross, uscire con gli amatori del mio team, portarli a Livigno alle GF,  fare qualche garetta………Rinuncerei se avessi delle proposte per fare il direttore nei professionisti. Mi piacerebbe cambiare  ma per ora va bene così.

camp ita ex profHai partecipato alle gare di ex professionisti e sei stato anche campione italiano 2013, che clima c’è? siete sempre agguerriti come una volta?

Ho vinto anche nel 2016 a Verbania forse perché sono uno dei pochi che ha messo solo 7-8 kg da quando correvo in bici, ed ancora faccio spesso uscite e spinning. Ma questi ritrovi sono anche goliardici e fanno bene per ritrovarsi e vedere un po’ come va ad ognuno.

Fra tutte le tue vittorie quale è quella che preferisci?  C’è una sconfitta che ancora non riesci ad accettare? 

Sicuramente è un bel ricordo aver vinto la mini corsa a tappe in Germania Dekra Tour dove vinsi anche una tappa, ma anche la vittoria alla prima tappa del Riviera Ligure con la Fassa è un bel ricordo, così come in Danimarca o al Midi Libre, ma anche le cronosquadre del Mediterraneo. Sai avendo vinto solo 10 gare le ricordi tutte volentieri, ma anche le sconfitte non si dimenticano facilmente. Ricordo una tappa alla Vuelta quando fui ripreso sulla linea e finii quinto dopo 20 km di fuga, ma anche una Bernocchi quando la speranza di vittoria si infranse a 10 metri dall’arrivo ed ancora una tappa al Polonia.

Il ciclismo è legato alla tradizione, alle classiche monumento attualmente però nuovi paesi hanno fatto il loro ingresso nel calendario internazionale solo per un fattore economico, gli ultimi Mondiali ne sono un classico esempio. Qual è la tua opinione in merito

Il ciclismo segue l’economia, dove ci sono i soldi si va. Certo correre in Qatar non è bello e posso dirlo per esperienza. Ma il ciclismo vero rimangono le classiche monumento, il Giro, il Tour, la Vuelta e il mondiale, quello è il ciclismo e rimarrà tale, il resto è business. I Grandi Giri, il Fiandre, la Roubaix, il Lombardia senza dimenticare al Sanremo rimarranno il vero ciclismo.

Vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista, oppure vuoi dire qualcosa che nessuno ti ha mai chiesto?

Vi ringrazio, è sempre bello dopo 11 anni che hai smesso se qualcuno ti chiede qualcosa. Il ciclismo è stata è la mia vita, uno sport fantastico e vedere ora anche quanta gente lo pratica a livello amatoriale è bello e bene per me…Grazie a tutti e pedaliamo.

Nicola Loda
nato a Brescia il 27 luglio 1971
Professionista dal 1994 al 2006

 

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un commento per “Ieri, oggi, domani: Nicola Loda una vita da “Gregario”!”

  1. Roberto scrive:

    Grande persona Nico, e grande atleta, e non solo in bici, ma anche nel motocross, da il 100%100. Complimenti Nicola Loda!!

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