Dario Acquaroli, uno dei più bravi biker italiani!

di , 16 febbraio 2017 21:59

acquaroli mondiale2Dopo aver incontrato i campioni del ciclismo su strada, diamo spazio in questa occasione a chi ha fatto una scelta diversa. Stiamo parlando di Dario Acquaroli, bergamasco classe 1975, campione del mondo U23 di mountain bike nel 1996 davanti all’australiano Cadel Evans, che a differenza di altri suoi colleghi ha rinunciato all’occasione di passare alla strada per ritagliarsi un ruolo da protagonista sugli sterrati.

Ci racconti gli inizi di questa tua passione per la bici?

Ho iniziato molto giovane a praticare sport e agonismo (5/6 anni) nello sci alpino. La bici  è arrivata poco tempo dopo come mezzo per l’allenamento estivo. La mountain bike era la bici modaiola di fine anni ottanta che ogni ragazzino voleva avere.

Come mai hai scelto questo sport? Cosa ti dava di più rispetto agli altri?medaglie

Questo sport mi ha dato subito meno stress, a differenza dello sci agonistico giovanile che è stato per me abbastanza pesante ma mi ha formato moltissimo, più libertà (ero libero di pedalare come e quando ne avevo voglia), più risultati agonistici (ho vinto subito fin dalla prima garetta).

Dove ti allenavi abitualmente? Solo o in compagnia? 

Da ragazzino mi allenavo partendo da casa (San Pellegrino Terme), percorrevo poi la Valle Brembana e le salite Bergamasche. Mi allenavo o per meglio dire “giocavo” con un gruppo di coetanei del primo club ciclistico a cui mi sono affiliato (cicli Redondi).  Crescendo ho cambiato varie squadre, ho avuto altri compagni, ma ho sempre preferito allenarmi in solitaria, per poter gestire il mio tempo senza dipendere da nessuno, mentre i luoghi, i percorsi sono rimasti più o meno gli stessi.

acquaroli vittoria2E’ stato difficile passare professionista? Chi ti ha incoraggiato?

All’inizio, fortunatamente, è iniziato come un gioco, una mia libera e incondizionata scelta. I miei genitori non mi hanno né influenzato né spronato, credo che fossero grandi fans, ma in modo molto discreto.vCon i risultati sono stato notato da Felice Gimondi il quale mi ha aperto la prospettiva di passare da un semplice “gioco” ad una realtà più importante ed allo stesso tempo più sacrificante, avevo solo 15 anni.

Chi era il tuo idolo? E quale collega hai stimato di più?

Sono cresciuto con il mito di Alberto Tomba, ciclisticamente parlando Gianni Bugno è stato per me un’icona, Ivan Gotti (abitavamo nello stesso paese) è ancora oggi un amico, Mario Manzoni e Ermanno Brignoli due preziosi compagni di allenamento. Ho avuto anche l’onore di conoscere e allenarmi con Pantani quando entrambi correvamo in Bianchi. Mi è stata data l’opportunità di allenarmi con lui e il team Mercatone Uno durante i ritiri invernali che a quel tempo si tenevano a Terracina, era già il Marco vincitore di Giro e Tour, il Marco assediato ad ogni ora da tifosi e paparazzi. Un personaggio che godeva di tantissimo rispetto da parte dei compagni, sapeva farsi voler bene. Abbastanza schivo e chiuso con chi non conosceva bene, non era uno che se la tirava. Di lui ricordo la meticolosità che aveva nella preparazione dei materiali e il suo essere Capitano vero, forse l’ultimo che ho visto.
Nel mondo off road ho sempre avuto simpatia per Thomas Friscknecht e tantissima stima ed ammirazione per Josè Hermida, mio compagno di squadra alla Bianchi.


Ai campionati del mondo del ’96 hai conquistato la maglia iridata …dietro di te, al terzo posto ,si era classificato Cadel Evans. Hai mai pensato di intraprendere la carriera su strada come lui?acquaroli podio

Il pensiero mi ha sfiorato più di una volta, col senno di poi forse mi pento di non aver avuto il coraggio di un “salto nel buio” (mi era pure stato proposto un contratto su strada). Semplicemente amavo molto quello che facevo, ho amato molto la mountain bike, in qualche modo amavo essere uno dei migliori.. credo sia una forma di latente esibizionismo.


Qual è la tua vittoria più bella? Sei soddisfatto della tua carriera?

La vittoria più bella credo sia il primo Mondiale nel ’93 a Metabief in Francia. È stata la prima e unica gara che vide mia madre, credo di essere riuscito addirittura a far emozionare Gimondi.  Soddisfatto della carriera?  Beh qualcosa ho perso per strada ma non mi piace piangere sul latte versato.


Ci sono molte bici top di gamma anche nella mountain bike oppure c’è meno scelta rispetto alla strada? Quale era la tua preferita?
Ad un amatore che bici consiglieresti?

Credo ci sia più scelta nelle mountain bikes che tra le “specialissime”. La mountain bike si differenzia poi in molte più specialità ed offre quindi moltissimi prodotti. La bici che ho “amato” di più è stata la mia Bianchi in titanio (96/97), allora c’era ancora quel tocco artigianale che oggi purtroppo è quasi sparito. Ad un amatore consiglierei una Gravel.

Quando hai smesso di correre è stata dura oppure sapevi già cosa avresti fatto ? Oggi di cosa ti occupi? Acquaroli vittoria

Ho smesso abbastanza presto rispetto ad altri colleghi.  Credo di avere avuto il coraggio di riconoscere che era arrivato il momento e non me ne sono mai pentito. La vita è molto più lunga di 20 anni di carriera professionistica, bisogna quindi guardare avanti, saper voltar pagina e fare altro. Sono stato fortunato, forse anche bravo a trovare persone che hanno creduto alle mie potenzialità trasferite nel mondo del lavoro. Oggi sono product promoter in Vittoria Spa. Mi definisco un “dilettante professionista”.


Cosa vorresti dire a un ragazzino che vuole intraprendere la carriera di cross country?

Ad un ragazzino dico di giocare in primis, poi di imparare ad ascoltarsi. Il resto vien da sè se si è naturalmente portati.


Chi è il più forte secondo te attualmente sia in mountain bike sia su strada?

I risultati parlano chiaro: Nino Schurter e Peter Sagan. Vedo comunque con piacere altri giovani leoni emergere.. “peccato non siano italiani” … speriamo che qualcuno legga e si svegli.

Intervista realizzata da Laura Corsini

Dario Acquaroli
nato a Bergamo il 10 marzo 1975
Campione Mondiale Junior nel 1993
Campione Mondiale U23 nel 1996

 

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