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"Pistaaaa...sto arrivando!" - Intervista a Alberto Curtolo Stampa E-mail
Scritto da Anna   
marted́ 18 luglio 2006
Proseguiamo nella nostra scoperta delle "Matricole" del gruppo andando a conoscere meglio aspettative, obiettivi e sogni di un altro dei giovani della Liquigas, una delle squadre Pro-Tour che ha investito di più nella linea verde.
Stiamo parlando del velocista trevigiano Alberto Curtolo, classe 1984, cresciuto professionalmente nel Team C.S. Spercenigo e passato nel 2005 alla Marchiol Ima Famila,  squadra vivaio proprio del team di Roberto Amadio, con la quale ottiene ben otto successi di cui due fuori dall'Italia (una tappa alla Volta do Estado de San Paolo e una al Giro di Berlino). Per lui anche la soddisfazione di indossare la maglia azzurra ai Mondiali di Madrid. Alla fine di marzo il debutto fra i professionisti sulle strade del Belgio nella Tre Giorni di La Panne e, dopo pochi giorni, in una delle Classiche del Nord più prestigiose: il Fiandre, dove ha potuto conoscere il suo idolo Tom Boonen.
Non ci resta che sapere come è nata la sua passione per il ciclismo e cosa si aspetta da questa nuova avventura.
 
 
 GP Industria e Artigianato di Larciano 2006 - © ultimokilometro.com
 
A che età hai iniziato?

Ho iniziato a correre in bici all’età di 5/6 anni tra i giovanissimi, nella categoria G1.

La tua famiglia ti ha incoraggiato in questa scelta o avrebbe voluto farti fare altri sport?

La mia famiglia mi ha sempre sostenuto ed appoggiato durante questi sedici anni di attività, condividendo ed approvando tutte le mie scelte e dandomi degli ottimi consigli quando ne ho avuto bisogno. Approfitterei anche per ringraziarli del supporto continuo e della disponibilità che mi hanno dato (soprattutto nelle categorie giovanili, dove ce n’è più bisogno) e che continuano a darmi tuttora. Penso che la famiglia sia un elemento essenziale per poter affrontare questo sport con serenità ed entusiasmo.

Sei riuscito a conciliare studio e ciclismo?

Fare sport, secondo me, significa acquisire uno stile di vita che ti permette di affrontare qualsiasi difficoltà. Sia lo studio che lo sport necessitano di un costante allenamento e quindi anche di tempo da dedicare. A me è sempre piaciuto studiare e anche andare in bici, per cui  non ho avuto grosse difficoltà a conciliare queste due attività, ovviamente dando sempre la precedenza allo studio perchè ti dà quello che noi in Veneto chiamiamo “toco de carta” che è una “garanzia” per entrare nel mondo del lavoro. Fino quando non si ha il diploma, quindi, il ciclismo va messo in secondo piano.
 
Cosa hai dovuto sacrificare per fare ciclismo?

Di sacrifici se ne devono fare tanti e quelli che pesano di più ad un ragazzo sono, ovviamente, i divertimenti. Essendo il ciclismo uno sport estivo, quando gli amici si trovano alla domenica per andare al mare, noi ci troviamo per andare a gareggiare e questo, per quanto bello sia fare una gara, può essere un sacrificio. La vita dell’atleta è una rinuncia continua che viene ripagata fortunatamente con le soddisfazioni.

Perché un giovane sceglie di fare ciclismo, nonostante sia uno degli sport più faticosi?

Perché andare in bici è bello, non è uno sport monotono. C’è la possibilità di allenarsi in diversi percorsi, di vedere differenti paesaggi e di conoscere tanta gente con cui dividere queste emozioni. Ci sono sicuramente i momenti in cui rimpiangi il giorno in cui hai deciso di fare ciclismo, ma sono solo dei momenti che passano in fretta, basta pensare che andare in bici è una delle cose più belle che ci sono.

In quali squadre hai militato prima di passare professionista?

Gran parte degli anni li ho trascorsi con il “Team C.S. Spercenigo”, partendo dai Giovanissimi fino ai Dilettanti Secondo Anno (14 anni con la stessa squadra). Poi lo società non ha più fatto i dilettanti e sono passato con il “Team 2000” (Marchiol Ima Famila Site) per un anno e ora ho iniziato questa nuova avventura con il Team Liquigas. Speriamo bene!

Chi sono stati i tuoi maestri?

Di maestri ne ho avuti tantissimi, cercherò di elencarli e ricordarli tutti nell’ordine da quando ho iniziato ad oggi.
- Giovanissimi (Spercenigo): Antonio Toffolo, Giosuè Breda, Paolo Caldato, Paolo Boscolo, Sergio Florian, Michele Florian e Vittorio Florian.
- Esordienti (Spercenigo): Renzo Vecchiato, Mirko Vecchiato e Bruno Florian.
- Allievi (Spercenigo): Walter Sartori.
- Juniores (Spercenigo): Marco Gemin, Loris Bergamo e Renzo Gemin.
- Dilettanti (2 anni Spercenigo + 1 anno Marchiol): Roberto Cendron, Marco Nuxis, Gianpietro Forcolin, Ivan Parolin, Franco Cattai, Biagio Conte, Gianpaolo MoraePaolo Slongo.
- Professionisti (Liquigas): Stefano Zanatta, Dario Mariuzzo, Mario Chiesa e Mario Scirea.

Qual è il consiglio più frequente che ti hanno dato in passato e che ti è servito in questi primi mesi nella massima categoria?

Mi hanno detto che il ciclismo è uno sport molto duro e che al debutto nella nuova categoria, è molto difficile ottenere subito dei risultati. Bisogna essere forti mentalmente e imparare dalle sconfitte perché prima o poi arriverà il momento atteso, alla fine è una “ruota che gira”.

Pensi che fin dalle categorie giovanili sia utile una ferrea disciplina da parte dei Direttore Sportivo per meglio forgiare il carattere di un ragazzo?

Assolutamente no, deve essere un gioco fino a quando si finiscono gli studi obbligatori, un divertimento che però ti insegna molte cose. Poi, se si sceglie il ciclismo come uno stile di vita, si comincia a dare delle regole un po’ più rigide a questo gioco. Solo così si può rendere piacevole questo sport. La pressione del risultato fin dalle categorie giovanili, secondo me è dannosissima, toglie tutto il piacere e il divertimento di correre in bici, crea rivalità e gelosie inutili all’interno di un gruppo.

La ricerca dei risultati, delle vittorie, un'intesa attività fin da dilettanti, non credi che logori un giovani prima ancora di passare professionista?

Quello che logora l’atleta è la pressione esterna che può venire dalla squadra o, ancora peggio, dalla famiglia. Come ho già detto il ciclismo va vissuto, fino ad un certo momento, come un divertimento. Se si ha questa visione, il risultato non pesa e molte volte si ottiene di più di quello che ci si aspetta. E’ logico che è sempre uno che vince, ma a volte non occorre vincere per raggiungere un obiettivo. E’ anche vero che senza i risultati non si riesce a passare professionista, però, arrivati a questo punto, si ha già le idee chiare su ciò che si vorrebbe fare nel futuro. Gli studi, per la maggior parte delle persone, sono finiti e ci si può dedicare completamente a questo sport e farlo diventare uno stile di vita, quindi viverlo con più serietà e determinazione, caratteristiche che portano automaticamente al risultato.

Qual è la corsa o la vittoria che ricordi con più entusiasmo? 

La vittoria che ricordo con più entusiasmo è il “Giro delle Tre Province” di Limito (MI), fatta l’anno scorso…era un obiettivo che ho coltivato già da dilettante 1° anno e riuscire a raggiungerlo è stata un’esperienza indimenticabile. Ancora più indimenticabile è stata la partecipazione ai campionati del mondo di Madrid (2005), per me essere lì a rappresentare l’Italia nella corsa più importante, è stata molto di più che una vittoria.

 
 La vittoria al Giro delle Tre Province 2005 - © Massimiliano Pizzolato - Ciclonews.it

Un episodio che invece vorresti dimenticare?

Io penso che non si debba dimenticare nulla, tutto serve per imparare ed arricchire il bagaglio dell’esperienza. Si impara molto di più dalle sconfitte che dalle vittorie.

Fra i giovani passati professionisti c'è qualcuno con cui hai duellato anche fra gli Under 23?

Duelli veri e propri in questo momento non me ne vengono in mente. Sicuramente ci siamo trovati a competere nelle corse importanti, ma ognuno si è imposto a seconda dei percorsi e delle caratteristiche che ci distinguono.

Hai avuto particolari problemi per firmare un contratto da professionista?
  
No, non ho avuto nessun problema, sono stato contattato dalla Liquigas già all’inizio dell’anno e da li ho vissuto con tranquillità e serenità tutta la stagione, pensando agli obiettivi che mi ero prefisso.

Hai un idolo o comunque un ciclista a cui vorresti assomigliare?

Guardando le caratteristiche fisiche ed atletiche, potrei benissimo dire che i miei idoli sono Mario Cipollini, Tom Boonen e Alessandro Petacchi, con una leggera preferenza per il grande Tom!

Quale è stata la gara del tuo debutto fra i professionisti?

E' stato alla tre giorni di “De Panne” in Belgio e subito dopo ho corso il “Giro delle Fiandre”.

Cosa ricordi di quel giorno?  Emozionato?

Ero emozionatissimo e tesissimo, mi sembrava di non ricordare nemmeno come si faceva ad andare in bici. Al momento della partenza, quasi non ci credevo di essere lì a gareggiare con i grandi campioni che avevo visto solo per TV. Penso sia un’esperienza indimenticabile.

Qual è stata la prima sensazione che hai avuto in gruppo pedalando a fianco di atleti già affermati? Ti hanno dato dei consigli?

Mi sentivo “impotente” ma importante nello stesso tempo: “impotente” perché devo imparare ancora molto da loro ed importante perché per essere là, significa che qualcosa di buono ho combinato anch’io! Per avere dei consigli, basta osservarli prima, durante e dopo le gare, ogni momento è buono per imparare cose nuove e utili.

Chi è stato il primo collega con il quale hai scambiato qualche parola?

Penso che il primo in assoluto, escludendo Mauro Da Dalto che era già mio compagno di squadra tra i dilettanti nonché compagno di allenamenti, sia Magnus Backstedt, in occasione del record dell’ora. L'ho incontrato nella sede della Liquigas e abbiamo parlato un po’ assieme dell’attività su pista.

Quali sono le principali differenze che hai notato nel modo di affrontare una gara fra professionisti e Under 23?

Tra i professionisti è tutto differente, dalla vigilia alla gara vera e propria. Ci si prepara quasi sempre in albergo o nei mezzi della squadra e si arriva circa un’ora prima della partenza. La gara in se è molto più lunga e viene affrontata in modo totalmente diverso. Solitamente tra i dilettanti si usa mettere il coltello tra i denti sin dai primi chilometri di gara, tra i professionisti, fortunatamente, i primi 50/100 Km si fanno relativamente piano. Un punto a sfavore per le corse dei professionisti è che la pianura se la sono dimenticata e questo non giova alle mie caratteristiche!

Non credi che l'uso dell'auricolare privi il corridore della sua inventiva?

Dipende sempre da come viene usato. Molte volte è il corridore che, non essendo al corrente della situazione esatta della corsa, chiede delle informazioni all’allenatore. Quindi se usato a scopo informativo e comunicativo tra i corridori e il direttore sportivo non compromette l’inventiva del corridore, se usato per imporre una metodologia di corsa allora è un altro discorso.

Durante i primi ritiri della squadra sei stato oggetto di qualche scherzetto?

Scherzetti no, c’è una sorta di presentazione alla nuova squadra che si usa fare al primo ritiro della stagione, dove i neo-professionisti devono salire sopra ad una sedia e presentarsi ai compagni,  rispondendo anche alle loro domande.

 
 Il successo al GP Ceda 2005 - © Massimiliano Pizzolato - Ciclonews.it


Qual è la tua giornata tipo durante il periodo agonistico? 

La mia giornata tipo è: sveglia alle 8, colazione con un po’ di yogurt e cereali, 15 minuti di stretching, uscita in bici (da un minimo di 2 ore a un massimo di 6/7 ore), pranzo con un po’ di pasta o riso o frutta. Il pomeriggio lo passo a svolgere qualche faccenda di casa oppure ad aggiustare qualche bici, Cena verso le 19.30 - 20.00 con un secondo di carne o pesce. Alla sera esco un po’ con gli amici oppure mi guardo comodamente un film a casa. Vado a letto quasi sempre verso mezzanotte.

Per gli allenamenti segui tabelle particolari? Usi il cardiofrequenzimetro o vai a sensazioni?

Si, uso delle tabelle particolari fornite dal preparatore, tabelle che vengono continuamente aggiornate a seconda della condizione e degli obiettivi. L’allenamento lo faccio sempre seguendo il cardiofrequenzimetro, soprattutto nella fase della preparazione, dando una notevole importanza anche alle sensazioni.

Hai un percorso abituale sul quali testi la tua condizione? 

Non ho un percorso in particolare dove testo la condizione, quando arriva la condizione si va più forte in qualsiasi percorso!

Sei particolarmente attento all'alimentazione? Ci sono dei cibi che hai completamente abolito dalla tua dieta?

Penso di dare la giusta attenzione all’alimentazione, cercando di non mangiare fuori pasto e mantenendo la regola fondamentale: un primo a pranzo e un secondo a cena. Cerco di non mangiare tanti dolci, ma non deve diventare un’ossessione. L'eccezione non ha mai fatto male a nessuno, quello che fa male è l’esagerazione.

Parlaci un po' delle tue caratteristiche come corridore, quali sono i percorsi che preferisci? Meglio le corse in linea o quelle a tappe?

Io mi definisco un passista veloce, vado molto bene in volata e non vado molto d’accordo con la bici quando la strada tende a salire. Proprio per questo preferisco i percorsi pianeggianti o con qualche salitella non molto impegnativa. Ovviamente non si può avere tutto dalla vita, quindi, se voglio diventare un corridore, devo imparare a digerire anche un po’ di salita. Le corse a tappe mi piacciono molto perché si preparano per tempo e ci si arriva quasi sempre competitivi. Nelle corse di un giorno, invece, ci si può imbattere in una classica “giornata no” compromettendo così il risultato della prova.

Pregi e difetti nello sport? E nella vita privata?

Io sono nello sport come sono nella vita. Mi reputo una persona simpatica e di compagnia. Con i compagni di squadra vado sempre d’accordo, sono sempre disponibile e volenteroso. Quando desidero qualcosa faccio di tutto per ottenerla, quindi sono molto determinato e serio per raggiungere un obiettivo. Ovviamente ho anche molti difetti, oltre a quello che non digerisco la salita, sono un po’ lunatico e quando non sono in giornata mi irrito facilmente.

La corsa dei tuoi sogni? 

Come tutti i velocisti, vorrei vincere la Milano - Sanremo, ma anche il giro delle Fiandre e la Parigi - Roubaix sono corse molto belle dove vorrei mettermi in luce, anche se sarà molto difficile.

C'è un impresa nel recente passato o un campione che ti ha particolarmente entusiasmato?

Penso che la passata stagione di Tom Boonen e le sette vittorie consecutive di Lance Armstrong al Tour de France siano degli ottimi esempi di grandi imprese.

Quali sono le tua aspettative in questa prima stagione fra i professionista? E per il futuro?

Per quest’anno non ho moltissime aspettative, se non quelle di aiutare il più possibile i miei compagni di squadra, senza escludere qualche soddisfazione personale, quando e se ne capiterà l’occasione. Per il futuro invece ho molti sogni e aspettative: vorrei riuscire a competere con i grandi velocisti del mondo.

Cosa vorresti dire ai tuoi Direttori Sportivi?

Vorrei dire di continuare ad avere fiducia in me, che mi impegnerò al massimo e lavorerò con serietà per raggiungere i miei obiettivi. Spero ovviamente di ricambiare la fiducia nel migliore dei modi, magari con qualche bella vittoria!

Vuoi aggiungere qualcosa?

Se avessi i soldi farei un velodromo coperto, perché lo reputo un investimento. Ma visto che i soldi momentaneamente non ce li ho, approfitto per fare un annuncio: se volete portare in alto il ciclismo italiano, COSTRUITE UN VELODROMO AL COPERTO perché ce n’è bisogno. Non è possibile che in una nazione che ha un ruolo importantissimo per questo sport, con delle strade e dei percorsi fantastici come si trovano in Italia, manchi un velodromo competitivo dove si possono disputare prove di coppa del mondo e addirittura campionati mondiali su pista.

Parlando proprio della pista, qual è il tuo commento sulla tua mancata partecipazione ai mondiali di Bordeaux per un problema fra gli sponsor della federazione e quelli della tua squadra? Il problema non poteva essere risolto con un po' di buonsenso?

Per quanto riguarda la pista, è un argomento un po' delicato. Sicuramente il buonsenso da parte della nazionale avrebbe aiutato a risolvere il problema, magari coprendo le scritte con del nastro adesivo (come aveva proposto la Bianchi). Ovviamente, essendo un professionista, sono legato a un contratto che pone dei vincoli ben precisi. Io capisco la Bianchi (e quindi la squadra) come capisco anche la Pinarello e quindi la nazionale. Il problema è che, come sempre, ci rimette solamente il corridore. Avevo fatto una buona preparazione per quei Mondiali e, visto che c'ero, era bello completare al meglio quella che definisco comunque una bella esperienza. Con questo non voglio assolutamente dire che, con me, avrebbero fatto un tempo migliore, i tempi erano quelli, non si aspirava sicuramente alla vittoria, bensì a fare una nuova esperienza in vista delle corse future e cominciare ad entrare nel mondo e nell'atmosfera della pista!

 
 La vittoria al Circuito di Paderno 2005 - © Massimiliano Pizzolato - Ciclonews.it


La scheda di Alberto Curtolo


Data e luogo di nascita: 14 agosto 1984 a Treviso
Altezza: 189 cm
Peso forma: 78 kg
Professionista dal: 2006

Squadre

2006 - Liquigas

 
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