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Floyd Landis, vincitore in sospeso del Tour de France 2006, ha parlato ieri pomeriggio in una conferenza stampa tenuta a Madrid, all'Hotel Miguel Angel, mettendo fine alla propria "fuga". «Voglio sottopormi a controlli endocrinologici per dimostrare che il tasso alto di testosterone è prodotto naturalmente dal mio organismo. Voglio avere la possibilità di difendermi, sottoponendomi a tutti i controlli possibili. Fino ad allora chiedo di non essere giudicato o condannato». Landis ha sostenuto di assumere testosterone regolarmente da circa un anno per problemi alla tiroide. «La mia vittoria al Tour deriva da un anno di lavoro e non dal doping».
Landis ha continuato, sentendosi attaccato dalla stampa: «Sono venuto qui per presentare il mio punto di vista ed evitare speculazioni di stampa e televisioni, che nei giorni scorsi non sono mancate». Ma a Sport Illustrated, il giorno precedente, aveva rilasciato un'intervista telefonica in cui aveva dichiarato «Nell'ultimo anno ho avuto dei problemi alla tiroide e così ho dovuto prendere una piccola dose di ormoni. Una dose orale, una volta al giorno». E al Wall Street Journal aveva dichiarato: «dopo la tappa di La Toussuire, mi sono fermato in albergo con degli amici, ho bevuto almeno due birre e quattro whisky, non mi ricordo bene. Secondo molti studi medici, una simile quantità di alcool può stimolare un aumento della produzione di testosterone». Le reazioni alla positività di Landis non tardano ad arrivare. Dopo quelle dell'ASO, società organizzatrice del Tour de France, di Cyril Dessel, settimo in classifica alla recente Grande Boucle e di Sandro Donati, già riprese ieri, riportiamo le reazioni a questa ennesima bufera per il mondo delle due ruote, che riconquista le prime pagine dei giornali soltanto in questi tristi casi. Pat McQuaid, presidente dell'UCI, prende una netta posizione, annunciando una lotta senza quartiere contro il doping: «Certamente la positività di Landis è un fatto molto negativo. Nel giro di qualche settimana partirà la nostra crociata contro il doping. Qualsiasi decisione prenderemo, dovremo essere in grado di battere queste persone al livello più alto possibile». McQuaid prosegue: «Il mondo del ciclismo non puo' accettare che alcuni corridori portino a termine azioni fraudolente per distruggere l'immagine di questo sport. È assurdo che una ristretta cerchia di persone sia disposta a rischiare tutto in questo modo».
Il Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco, attacca il Pro Tour e l'organizzazione dell'UCI: «L'iniziativa intrapresa recentemente tra le tre grandi Federazioni (le federazioni francese, italiana e spagnola hanno chiesto alle società organizzatrici di eventi Pro Tour di uscire dal circuito stesso, n.d.r.) va nel senso giusto per recuperare l'intera gestione dello sport all'interno del sistema federale. Situazione che la Federazione mondiale ha voluto delegare ad altri soggetti». Di Rocco continua, entrando nello specifico della vicenda: «La positività notificata al vincitore del Tour de France, Floyd Landis, reca sconforto in ogni rappresentante del mondo del ciclismo. Se, inoltre, si considera che Ivan Basso è stato escluso dalla Grande Boucle senza prove concrete, questa notizia getta confusione ed è una dimostrazione dell'evanescenza del sistema». Una ricetta evidentemente in contrasto con quella di McQuaid. Il Ministro per lo Sport italiano, Giovanna Melandri, prende posizione contro i calendari sportivi (non esclusivamente ciclistici) troppo fitti: la Melandri propone di strutturare diversamente i calendari, rendendoli meno ricchi di appuntamenti, e appoggia la realizzazione di un circuito simile al Pro Tour, «mediante una accurata selezione della qualità delle gare che meritano realmente di essere inserite in un circuito di questo genere». Una posizione più vicina a quella dell'UCI che a quella della Federciclo, il cui operato è però lodato e apprezzato dal Ministro. Si scaglia contro l'UCI e il sistema che la federazione internazionale si porta dietro senza contrastarlo anche Dick Pound, presidente dell'Agenzia Antidoping Internazionale (WADA) «Siamo a metà strada, come quando è il peggior giorno della tua vita e ti decidi a cambiare le cose. È ora di rinconquistare fiducia nella pulizia dello sport, altrimenti, sarà un guaio enorme. Si finirà in una spirale da cui sarà molto difficile uscire. Quando finirà tutto questo? Cosa ha intenzione di fare adesso l'UCI?». Continua poi Pound: «Il ciclismo è uno sport ormai finto, da prendere e buttare nella tazza del bagno, e poi tirare la catena. Ci siamo stancati di spiegare all'UCI cosa manca affinche' la loro lotta al doping sia veramente efficace». Sul fronte mediatico, le reazioni più dure giungono dalla Spagna, dove AS e El Mundo attaccano duramente sia l'ASO, sia Landis per un comportamento sconsiderato durante tutto questo Tour. Dalla Germania, giunge l'annuncio choc della ZDF, uno dei più importanti canali televisivi tedeschi, che minaccia di rescindere il contratto per la trasmissione del Tour sulle proprie frequenze per la perdita di credibilità dell'organizzazione e per i danni economici che ne derivano. «Abbiamo firmato un contratto per un evento sportivo e non per parlare di prodotti farmaceutici», ha dichiarato l'editore, Nikolaus Brender. Intanto, Fabrizio Guidi, velocista della Phonak e compagno di squadra di Landis, dedica il successo al Giro di Vallonia al ciclista statunitense perché ora è «un uomo solo contro tutti e questo non è giusto. Aspettiamo l'esito delle controanalisi prima di condannarlo». Ma, anche se le controanalisi di lunedì dovessero risultare negative, l'immagine del ciclismo ne risentirebbe ormai irrimediabilmente.....
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