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I saloni autunnali: quali novità? Stampa E-mail
Scritto da I tecnici di UK   
giovedì 22 settembre 2005

Logo EicmaÈ difficile credere che dentro un Salone Internazionale del Ciclo di Milano come quello di quest'anno le novità in fondo, non ci siano state.
Le premesse c'erano tutte. Il nuovo polo fieristico è davvero enorme. Tutto nuovo e ben fatto, qualcosa da aggiustare ancora nell'organizzazione, ma si tratta, tutto sommato, di peccati di gioventù.
Proprio nessuna novità?

Il Salone di Milano 2005

Una panoramica del Salone di Milano
Una panoramica dell'area espositiva - ©ultimokilometro.com

Materiali

Qualcosa c'è stato, ma niente di clamoroso. Dal punto di vista dei materiali ormai si è detto tutto e di più. L'alluminio ha raggiunto i suoi limiti, almeno con le leghe attuali. I telai più leggeri supportano ciclisti fino ad un certo peso. Inutile cercare di spingersi oltre.

Il carbonio, come previsto e come già l'anno scorso, è stato il vero mattatore.
Piuttosto i costruttori si sono accorti che le biciclette, oltre che essere belle ed efficaci, devono anche essere vendute. Ecco allora proliferare una quantità di proposte al di sotto dei duemila euro.
I telai in carbonio sono sempre più di provenienza orientale, in Italia sono in pochi a costruire, tutt'al più si comprano i tubi da assemblare qui. Aumentano i telai full carbon a scapito dei monoscocca di lavorazione più costosa.

L'acciaio vive una seconda giovinezza ma fuori dall'Italia. Provate a chiedere a costruttori come Tommasini o Pegoretti dove vendono i loro modelli in acciaio. L'ottanta per cento all'estero (Stati Uniti soprattutto), le briciole in Italia.
Ci sarebbe da riflettere su questo dato.

Il titanio si conferma materiale pregiato e lavorato dai cosiddetti "pochi ma buoni". Certo, costa. Ma è un investimento di cui non ci si pente.

Componenti

La compact di Shimano, la compact in lega di Campagnolo (che si aggiunge alle già presenti guarniture Ct in carbonio), il deragliatore di Fsa per le compact. Queste sono alcune delle novità più importanti dei Saloni. La casa orientale è abituata ad andare per la sua strada, ma stavolta non può ignorare una richiesta del mercato che lascerebbe spazio alla concorrenza.

Piuttosto c'è fermento di nuovi gruppi. Il deragliatore di Fsa fa pensare a qualcosa di più all'orizzonte. E poi c'è Sram che ha fatto vedere ma non toccare un gruppo completo da strada. Per ora sembra la brutta copia delle versioni Shimano, ma da qui al 2007, anno del previsto debutto ufficiale, c'è tempo per lavorarci (bene) su.
Shimano ha già alzato le orecchie per il pericolo in arrivo, Campagnolo pure, sebbene non sembri preparare contromisure al momento. All'orizzonte c'è sempre il gruppo elettronico che sembrava quasi pronto al debutto ma che richiede, evidentemente, ancora qualche messa a punto.

Tiepido debutto per le tubeless da strada. Shimano ha presentato le sue ruote, ma non hanno un partner ufficiale tra i gommisti. In pratica hanno fatto la pentola, al coperchio ci penserà qualcun altro. Sperimentazioni in corso (più o meno definitive) ci sono da parte di Michelin e Hutchinson. Ci sarà poi da convincere gli acquirenti. Mica facile.

Shimano, invece, investe prepotentemente sulle city bike con un progetto che cerca di coinvolgere direttamente i marchi che montano i gruppi orientali. Si tratta di una cultura che lentamente sta attecchendo anche da noi dove, fino a pochi anni fa, era impensabile spendere più di 200 euro per una bici da usare in città.
Indicativo il Salone di Colonia, ormai diventato una Fiera prettamente tedesca: poche stradali, moltissime city.

Concludendo

Quel che hanno detto questi Saloni è che l'industria italiana sta perdendo proprio dove era più forte: la creatività. E non bastano i colori vivaci (e spesso improbabili) a far vendere le biciclette. Chi spende soldi vuole sostanza, non quadri da appendere in garage.

Comprare nell'Est può essere vantaggioso perché i margini di guadagno sono (molto) alti. Ma poi bisogna anche fare qualcosa che nell'Est non possono fare: inventare cose nuove e magari difficili da industrializzare. Se ci mettiamo sullo stesso piano degli Orientali abbiamo già perso: loro costano di meno. Perché spendere soldi per qualcosa di italiano che costa di più e non è migliore?
Qualcuno se ne sta accorgendo e prova a correre ai ripari; altri, anzi, pensano solo all'uovo di oggi infischiandosene della gallina di domani.
Il nostro augurio è che quando si accorgeranno che questa politica non porta lontano non sia troppo tardi. Per loro.

 
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