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[Report] Paolo Bettini riparte dalle sue strade Stampa E-mail
Scritto da Simona   
giovedì 14 dicembre 2006
Marina di Bibbona (LI) - Dalla sua amata terra, parte il 2007 di Paolo Bettini. Il Campione del Mondo in carica, colui che terrà alti i colori del ciclismo italiano nei prossimi 10 mesi, conclude il raduno della Quick Step - Innergetic raccontando i suoi obiettivi e le sue speranze per la stagione che verrà. «Vincere sempre è difficile - esordisce - e devo trovare nuovi stimoli. Avere la maglia iridata è un grande onore e voglio stare davanti per mostrarla, anche al Giro d'Italia. Inoltre ci sono gare che non ho mai vinto come il Giro delle Fiandre».
Bettini prosegue parlando proprio della mitica corsa belga. «E’ una gara molto complicata per il tipo di percorso, molto semplice se uno arriva in grande condizione. Il pavè esclude da solo gli atleti come è successo l’anno scorso sul Koppenberg. Nel 2007 questo “Muro” è stato tolto ma ci saranno altri tratti successivi. Saranno sei ore di gara e con più di un corridore da tutelare. Da quest’anno è con noi anche Peter Van Petegem, uno come lui è meglio averlo in squadra che come avversario. E’ un punto di riferimento nelle corse come queste».

Rivive l'edizione 2006 pensando all'incidente meccanico che lo ha tagliato fuori. «Ho avuto un problema con la catena proprio nel momento in cui è partito Leif Hoste. Quando sono riuscito a risolvere questo inconveniente lui e Boonen si erano già volatilizzati nel giro di 500 metri. A quel punto era giusto che corressi di rimessa con la speranza che non succedesse niente a Tom. Sul Grammont ho cercato di rispondere agli scatti e mi sono spento».

Pensando al pavè non può non parlare anche della Parigi - Roubaix e della sua voglia di confrontarsi con questa corsa. «Mi piacerebbe esserci. Il programma lo facciamo in questi giorni, ancora non ne abbiamo parlato. Vediamo strada facendo, dipende dalla mia condizione. Se parteciperò sarà per fare esperienza, portare la maglia iridata e dare una mano a Boonen, anche se lui se la cava bene già da solo».
 
Si inoltra poi elencando gli impegni della stagione 2007. «Saremo divisi in due gruppi, Boonen inizierà in Qatar a fine gennaio mentre io a Donoratico il 10 febbraio. Questa divisione non ha come scopo di separarmi da Tom, ma perché abbiamo due programmi diversi. Abbiamo, però, anche obiettivi comuni e quindi a volte correremo insieme.
Dopo Donoratico affronterò la trasferta americana in California organizzata dal nostro nuovo sponsor tecnico, la Specialized per poi tornare in Italia proseguendo con la Milano – Torino, il Giro della Provincia di Lucca, la Tirreno – Adriatico, la Milano – Sanremo e la Settimana Internazionale di Coppi e Bartali. Insieme a Lefevere abbiamo deciso che correrò molto in Italia per far vedere agli italiani la maglia iridata, così come era stato fatto l’anno scorso in Belgio per Boonen
».
 
Parlando di obiettivi stagionali non può dimenticare il Mondiale di Stoccarda. «Ho sentito Zabel che è già stato a provare il circuito e mi ha detto che sarà motivato e che il percorso è impegnativo. Ci sono due salite dure, soprattutto la seconda. Mi ha spiegato che non c’è molto spazio per poter recuperare da quella vetta all’arrivo, solo 5 Km. Il traguardo è in leggera salita, al 2 – 3 %. Vedremo, io una maglia iridata l’ho già conquistata, però non do niente per scontato perché la corsa la fanno i ciclisti e quindi può succedere di tutto».

Terminata la stagione su strada, Bettini si è voluto testare nell'affascinante realtà del ciclismo su pista. «La mia posizione da pistard non è molto spettacolare - scherza - però è stata un’esperienza bellissima che volevo fare da tempo. In mezzo a tanti specialisti mi sono sentito come un esordiente. La prova su pista di Pechino 2008 non è tra i miei obiettivi perché per puntare alle Olimpiadi bisogna pensare solo a quello e io, per i prossimi due anni, mi devo dedicare soprattutto alla strada. Dovrei stravolgere tutta la stagione e io non me lo posso permettere. Preferisco puntare su un bis al Mondiale».

Per il ciclismo del futuro, Bettini ha in mente tre nomi su tutti. «Tra gli stranieri mi piace Fabian Wegmann che ha corso un bel Lombardia. Per gli italiani Nibali e Visconti su tutti. Vincenzo ha dimostrato che ha qualità per poter fare bene ma manca di continuità. Giovanni adesso è con noi, ho fatto pressione a Lefevere per averlo in squadra. Va bene sui miei stessi percorsi e in questi due anni al mio fianco sarà un po’ sacrificato ma potrà crescere molto. Sono disposto a dare una mano a chi mi aiuta e se a una Liegi, per esempio, lui fosse davanti e vedo che non sono in giornata, potrebbe avere via libera. E’ un giovane valido che ha molta voglia di lavorare».
 
Qualche parola la spende anche per due suoi ex compagni di squadra. «Abbiamo perso due uomini validi in questi anni come Luca Paolini e Filippo Pozzato che hanno fatto vincere tanto alla squadra. Spero che siano state fatte le scelte giuste per cercare di rimpiazzare questi due validissimi atleti».

Si è parlato molto in questi giorni del "battibecco" con Ivan Basso riguardo al Test del DNA. «Tra me e Basso c’è un bel rapporto. Ivan è stato in squadra con me quando era in prova con la Asics nel Gran Premio Industria e Commercio di Prato pochi giorni prima della sua vittoria nel Mondiale 1998. È lì che l’ho conosciuto e ci rispettiamo molto. Quando lui ha detto “Mi potevi chiamare prima di dire questo” gli ho detto che aveva ragione e ci siamo chiariti».

Una carriera da incorniciare quella di Paolo Bettini che rivive i suoi successi più emozionanti. «Le vittorie che ricordo più volentieri sono l’Olimpiade, perché ha un gusto particolare, il Mondiale, perché ti dà la possibilità di farti vedere con l’iride per tutto l’anno, la Liegi, perché ha cambiato la mia carriera, ma quella più bella in assoluto è l’ultimo Giro di Lombardia, per come è venuta ha un sapore a se».
 
Infine non può mancare uno degli argomenti più discussi, il Pro Tour. «Quando è nato tutti sapevano che era una novità e che ci volevano anni per sistemarlo. E’ assurdo criticarlo dopo solo due anni. Va migliorato ma con critiche costruttive evitando continui scontri fra i vari organismi: UCI, organizzatori, team. Per quanto riguarda noi atleti, ad esempio, bisognerebbe avere più chiarezza per quanto riguarda la classifica dei corridori perché non è giusto lottare per una cosa così prestigiosa su fronti diversi. Per appassionare la gente che ci segue ci vogliono gli scontri diretti e non  gare che si accavallano come adesso».
 

 
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