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Patrick Lefevere, team manager della Quick Step - Innergetic, ha deciso di querelare Maarten Michielssen, giornalista del quotidiano belga "Het Laatste Nieuws", anch'esso denunciato, a seguito dell'articolo in cui lo si accusava di gestire procedure di doping di squadra da trent'anni a questa parte. «È solo la volontà di distruggere il lavoro di una squadra di alto livello e di tutte le persone che lavorano nella squadra e per la squadra».
«Non ho nulla da nascondere - ha proseguito Lefevere - e non ho incoraggiato nessuno ad assumere sostanze dopanti, sono insinuazioni assolutamente senza prova». Secondo la fonte di Michielssen, un ciclista rimasto anonimo, i corridori della Quick Step «assumono prodotti dopanti, epo e ormoni della crescita, e anche droghe come extasy, cocaina e speed» al fine di migliorare le proprie prestazioni. Pesanti accuse sono state rivolte anche a Levefere: secondo il ciclista, «incoraggia le pratiche, ma ne trae anche un profitto finanziario». I corridori, poi, eviterebbero i test antidoping grazie ad una "talpa" all'interno dell'UCI, l'Unione Ciclistica Internazionale. Lefevere individua questo corridore misterioso in Luc Capelle, e smentisce poi le accuse su tutta la linea, sostenendo l'inesistenza di pratiche dopanti organizzate, né tantomeno di ricorso a sostanze stupefacenti, né infine all'esistenza di centri per la disintossicazione dei corridori al termine di cicli di allenamento o a fine carriera. Il team manager utilizza i numerosi attestati di stima del "sistema ciclismo" nei suoi confronti: eletto rappresentante dei tecnici in seno all'UCI pur senza essersi candidato, esempio di rigore anche per i corridori, Lefevere cerca poi di screditare il giornalista Michielssen. «Ho ricevuto molti sms di suoi colleghi che si dissociano dal suo operato». Nei prossimi giorni, staremo a vedere le reazioni di Michielssen e eventuali dichiarazioni di Capelle, tirato in causa in questa faccenda ancora di là da essere stata chiarita. |