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[Ciclocross] Ai Mondiali, Nys cade, oro a Vervecken. Franzoi bronzo stellare Stampa E-mail
Scritto da Viola   
domenica 28 gennaio 2007

Si è disputato domenica 28 gennaio, sul circuito belga di Hooglede-Gits, il Campionato del Mondo di ciclocross riservato a uomini e donne elite. Dopo una gara difficile costellata di cadute eccellenti, il podio maschile vede, sul primo gradino del podio, il belga Erwin Vervecken, che precede lo statunitense Jonathan Page e al terzo posto un brillantissimo e soddisfatto Enrico Franzoi, portacolori della Lampre - Fondital. La prova femminile è andata alla francese Maryline Salvetat che ha preceduto l'americana Katie Compton e la connazionale Laurence Leboucher.


 Enrico Franzoi
 Enrico Franzoi - © ultimokilometro.com - Viola Nardi
 

  • La gara maschile

Bello, splendido, bagnato, fangoso, disperato, fortunato, maledetto, che lascia qualche speranza, ecco cos'è stato questo mondiale svoltosi in terra belga, dove il cross è più importante della strada. Bello, bello il nostro Enrico Franzoi che ha tenuto botta per tutta la durata della gara. Franzoi ha saputo tener testa, prima al trio belga di casa e quindi favorito formato da Wellens - Vervecken - Nys, dopo nel continuare a dare il meglio di sé stesso, riuscendo a controllare l'adrenalina, i muscoli, le cadute; insomma, con una prova a dir poco maiuscola, Enrico conquista, con fatica e onore, la medaglia di bronzo per un mondiale assolutamente atipico.

Le maschere di fango che hanno tagliato il traguardo hanno detto tutto su quanto fosse difficile guidare un mezzo come la bici, su un tracciato tanto imprevedibile e scivoloso. Disperato, come la corsa del trio Belga, affondato in una serie di cadute rovinose, clavicole andate, polsi talmente malandati da non riuscire a controllare la bicicletta, lacrime, disperazione, urla, il movimento della testa che significa tutto e niente. Tutto, ossia quello che secondo i botteghini i belgi dovevano portare a casa, niente quello che hanno potuto fare se non abbassare il casco in segno di riconoscenza nei confronti di un podio tutt'altro che pronosticato.

Leviamo il cappello di fronte alla buona condotta della nostra nazionale, dei tecnici, dei massaggiatori, dei meccanici, di un Fausto Scotti che non dice altro che «Alè, alè, alè, abbiamo un ragazzo sul podio e il futuro è tutto nostro». E il futuro ha un nome e un cognome, anzi due nomi e due cognomi che sono abbinati, che vanno a "braccetto" Enrico Franzoi e "Lago Le Bandie", dove il 27 Gennaio 2008 quel ragazzo, oggi terzo in terra belga, potrebbe portare le sue gambe d'oro, la sua tenacia degna di un eroe Greco, il suo sorriso splendente e brillante come le stelle che nascono promettendo un futuro magnifico, quello di un campioncino tutto Veneto che porta l'Italia sui gradini di un podio mondiale.

Insomma, grande e umile ciclismo oggi, che ha costretto i grandi pronosticati ad abbassare il cappello alla sfortuna, che ha portato sul podio tre ragazzi di ferro che hanno saputo evitare con maestria e furbizia le cadute ma, soprattutto, grande lo spettacolo, grande il pubblico, numeroso tanto da sfondare le transenne e invadere il tracciato di corsa, quello splendido pubblico che aspettiamo sui prati del Lago le Bandie il prossimo Gennaio.

  • La gara femminile 

La corsa delle donne ha visto una supremazia tutta francese che ha portato sul primo e sul terzo gradino del podio mondiale due atlete d'oltralpe che rispondono al nome di Maryline Salvetat e Laurence Leboucher, al secondo posto si insedia la statunitense Katie Compton. Anche la prova delle donne è stata caratterizzata da un colpo di scena inaspettato e decisivo: la tedesca Hanka Kupfernagel, dopo una brutta caduta, ha dovuto raggiungere il box per cambiare il mezzo a piedi, perdendo troppo tempo e non riuscendo a recuperare sulla testa della corsa.

Opaca prestazione anche per Marianne Vos che non è riuscita a tenere alta l'andatura se non per il primo quarto d'ora di corsa piazzandosi settima. Prima delle atlete italiane Vania Rossi, diciannovesima a oltre quattro minuti.

 
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