Sembra di vederli Fausto Coppi e Ginettaccio Bartali, ancora li, al ritrovo di partenza, con quell’aria semplicemente giallastra che il mito ha regalato alle loro magnifiche storie.
Riparte un altro giro, il novantesimo Giro d’Italia, quello stesso Giro che ha segnato la storia dell’Italia, non solo quella a pedali, la storia di chi non aveva che un tozzo di pane per cibarsi, di chi doveva fare i conti con quella "bestia nera" chiamata "fame" portata dalla Guerra appena conclusasi.
Sembra di vederli ancora là Cottur, con il suo squadrone dalle maglie rosso-viola della Willier, pronto a rivendicare l’italianità di Trieste in faccia ai grandi dittatori di Belgrado.
Queste sono state le lotte che il Giro d’Italia ha affrontato negli anni duri della nostra storia politico-sociale-sportiva, quella storia totalmente diversa (per fortuna) di quella che oggi il giro si trova ad affrontare.
Stregoni, soldi, commercio nero, disperazione…Questa è la battaglia odierna della Corsa Rosa targata Gazzetta.
Rosa, si, come quello della "Gazza", mai sbiadito nonostante le grandissime difficoltà che ha dovuto affrontare negli anni della seconda Guerra Mondiale, quella grande soddisfazione che si leggeva negli splendidi editoriali che cantavano gesta e attaccamento alla propria Patria, anche sfiorando Trieste, contesa e divisa; e Bruno Roghi, il Direttore dell’epoca (di quelli da citare con la "D" maiuscola), cantore dei giardini di Trieste estasiati dall’arrivo di quella carovana patriottica e splendidamente coraggiosa…
Oggi quegli stessi editoriali, quegli stessi articoli sono dedicati a quella maledetta bufera spagnola che ha tolto, speriamo minimamente, la speranza in uno sport pulito, all’insegna della fatica, del sudore, della rabbia, delle lacrime di dolore…
Un'altra serie di pentimenti, a buon rendere di sicuro, scatenatisi alle porte di quella che è la manifestazione sportiva più importante in Italia, la corsa Rosa…
Guardare avanti, bisogna guardare avanti, con l’amaro in bocca, quello sicuramente, ma bisogna pensare a chi correrà questo Giro e a chi lo potrà, presumibilmente, correre già dal prossimo anno…
Da un editoriale di Bruno Roghi del 1946:
"La nostra politica vera-se questo termine generico e astratto si può usare- sta tutta nella fede virile che riponiamo nel potere della salubrità, di miglioramento del costume, di nobiltà spirituale, di affratellamento tra gli uomini generosi e buoni che lo sport sprigiona."