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Li guarda e li riguarda quei nomi scolpiti sulla famosa “Spirale dorata” come un bambino che studia pezzo per pezzo il suo nuovo giocattolo. Sul suo volto spunta un sorriso soddisfatto quando legge quello più un alto di tutti, quello che lo fa entrare nella storia della corsa rosa come il primo corridore del sud (“no, centro” come tiene a sottolineare) a portarsi a casa l’ambito trofeo.
Con la felicità e la consapevolezza di aver vinto la corsa più bella della sua vita, Danilo Di Luca è fiero del record che ha stabilito. “Sono molto orgoglioso di essere il primo abruzzese a vincere il Giro perché la nostra regione ha personaggi sportivi importanti come Fabio Grosso, Massimo Oddo, Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi e da oggi con loro posso esserci anche io”.
Una vittoria costruita giorno per giorno che ha messo a tacere coloro che non lo credevano in grado di vincere un grande giro. “Io ho consapevolezza da molto tempo di poter vincere corse di tre settimane, pochi altri vicini a me ci credevano. Sono riuscito a vincere la corsa che desideravo e sono felice di questo”.
Di Luca analizza il suo Giro parlando dei punti chiave della corsa, dal giorno più duro alla vittoria più bella. “La tappa dello Zoncolan è stata la più difficile, perché ho perso terreno dopo un attacco e ho dovuto faticare molto. Non è stata una giornata eccezionale per me, ma ce l’ho fatta a difendermi e li ho capito che questo Giro lo avrei vinto. Non è facile restare concentrati per 21 giorni e non farsi prendere dal panico quando si viene attaccati. Sono le grandi sconfitte che ti rendono grande. Nella cronometro di Verona, poi, ho dato tutto e sono arrivato ottavo. Non sono un cronoman, ma la maglia rosa riesce a darti una carica particolare, anche se ho perso due minuti da Savoldelli. Comunque la vittoria più bella è stata sicuramente quella di Briançon perché ho vinto con molta facilità. Mi è piaciuta molto anche quella di Montevergine, non solo perché sono arrivato primo ma soprattutto perché abbiamo dimostrato di essere una squadra molto forte”.
Già, la squadra, quei suoi fedeli scudieri che lo hanno scortato settimana dopo settimana. “Vanotti e Gasparotto hanno tirato per chilometri e chilometri, Spezialetti ha aiutato in salita come sullo Zoncolan, Pellizotti mi ha scortato nei momenti chiave tipo quello sullo Zoncolan dopo un attacco di Simoni. Quando uno vuole vincere il Giro deve partire bene. Noi lo abbiamo fatto nella cronosquadre. Avevo la stessa condizione della Liegi e speravo di tenerla fino ad oggi anche perché ho una grande squadra e con una grande squadra si vince”.
La Liquigas, il team che lo ha seguito in questo importante successo. “Sono molto legato alla Liquigas, a loro devo tanto, con loro ho fatto il salto di qualità. I tre anni precedenti alla Saeco non sono stati per me eccezionali perché puntavo alle Classiche e poi andavo al Tour lasciando perdere il Giro. Nel 2005, invece, ho avuto la conferma che avrei potuto vincere, quando sono arrivato quarto ne ho avuto la certezza matematica. Qua, invece, hanno sempre avuto fiducia in me e li ringrazierò sempre. Spero di averli ripagati bene in questi tre anni”.
Il discorso non può non cadere sul confronto con un’altra grande squadra di questo Giro, la Saunier Duval. “Loro ad un certo punto hanno corso per vincere le tappe e ci sono riusciti in quattro occasioni. In salita sono stati più forti loro, ma in generale noi perché abbiamo tirato per 21 giorni, quindi direi che siamo pari”.
Prosegue, poi, parlando di alcuni dei suoi avversari, in particolar modo dei giovani. “Cunego ha dimostrato che è molto forte ma ha bisogno di qualche anno per tornare a vincere il Giro. Andy Schleck ha sorpreso tutti, anche me, non tanto per come ma per quanto è andato forte. Credo che ne vincerà di corse a tappe, più Giri che Tour. Nei prossimi anni sentirete anche parlare di Nibali più per quanto riguarda la Grande Boucle perché è forte a cronometro come Thomas Dekker, mentre Andy Schleck e Riccò credo siano più adatti per il Giro”.
La passerella finale ha dato un’emozione forte al Killer di Spoltore. “Durante tutti i 185 Km ho sentito tantissime persone che hanno urlato il mio nome. E’ stato fantastico. Questo Giro ha dato una dimostrazione importante e forte che il ciclismo sta tornando ad essere amato molto. E’ importante per tutti noi. La gente amerà per sempre questo sport ma non ne avevo dubbi. Inoltre mentre pedalavo pensavo ai miei tifosi arrivati qua a Milano che mi aspettavano al traguardo”.
Infine descrive i programmi e gli obiettivi futuri. “Sabato sarò al Memorial Pantani, poi ricomincio al Brixia Tour a fine luglio. La mia stagione proseguirà a San Sebastian, Giro di Germania e le altre prove del ProTour perché voglio puntare a vincere ancora questa classifica. Non farò la Vuelta ma andrò al Giro di Polonia per preparare bene il Mondiale di Stoccarda. E’ un percorso non durissimo come speravo ma l’arrivo in salita si adatta alle mie caratteristiche. Andrò a visionarlo con il CT Ballerini. Perché non faccio il Tour? Perché non potrei puntare a quella corsa, ci sono troppe cronometro piatte e io non sono uno specialista delle prove contro il tempo. Prima o poi ci tornerò, per ora è sicuro che l’anno prossimo farò il Giro”.
Conclude con un bilancio più che positivo di questa prima parte di stagione. “Ho vinto Liegi e Giro…non poteva andare meglio!”. |