|
Terminerà questa sera al velodromo "Pacciarelli" di Fiorenzuola d’Arda la Sei Giorni internazionale delle Rose, che quest’anno, in occasione del suo decennale, è stata dedicata ad Attilio Pavesi, il piacentino tutt’ora vivente che nel 1932 a Los Angeles fu il primo italiano a conquistare il titolo olimpico di su strada.
Nell’ultima serata della manifestazione saranno gli argentini Curuchet-Perez, primi al termine della quinta tappa, a vestire la maglia bianca di leader, anche se l’attesissima Americana di 100 chilometri disputata la scorsa notte e già valida per l’odierna giornata ha fatto nuovamente balzare virtualmente in testa alla classifica Marvulli-Risi: gli elvetici, che hanno concluso terzi, sono stati gli unici a concludere la massacrante prova a pieni giri insieme ai vincitori Villa-Llaneras e alla coppia Lazar-Kankosky (secondi). Ora la graduatoria generale provvisoria vede i rossocrociati al comando con 137 punti, seguiti da Curuchet-Perz (108) e Villa-Llanersa (79), mentre staccati di una tornata seguono Rasmussen-Jorgensen ed i tricolori Ciccone-Masotti. A due giri, ma con un bottino di 99 punti, quindi prossimi alla conquista della tornata d’abbuono prevista al raggiungimento di quota 100, ci sono Lazar-Kankovsky. La vittoria finale, dunque, ha ancora tanti pretendenti e la parola fine, come da tradizione, la porrà solo l’Americana conclusiva di 125 giri: in quest’ultima gara i punti conquistati ad ogni traguardo saranno doppi e andranno direttamente in classifica generale. L’edizione del decennale della Sei Giorni internazionale delle Rose è stata dedicata ad Attilio Pavesi, il piacentino a cui spetta di diritto un posto di primissimo piano nella storia dello sport italiano, visto che fu il primo ciclista azzurro ad ottenere il titolo olimpico su strada, alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, in una prova a cronometro disputata sulla distanza di 100 chilometri.  | | Attilio Pavesi - © Sei Giorni delle Rose |
Nato a Caorso, in provincia di Piacenza, il 1° ottobre 1910, il futuro campione iniziò a gareggiare a sedici anni, tesserandosi per la Robur. Già nel 1930 si rivelò come uno dei migliori cadetti italiani, inanellando una serie impressionante di successi, fra i quali spiccarono quelli nel Gran Premio Cerini, davanti all’astro nascente Alfredo Bovet, e nel Gran Premio della Vittoria, una corsa aperta anche ai professionisti indipendenti. La portata di queste affermazioni spinsero la società dilettantistica più importante dell’epoca, la Cesare Battisti di Milano, ad integrarlo nella sua squadra. Con la nuova maglia, nel primo scorcio del 1931, Pavesi trionfò nella Coppa Caldirola, nel Gran Premio Aquilano e nella Coppa Bendoni. Purtroppo, proprio all’apice della forma, la chiamata alle armi lo costrinse ad interrompere del tutto l’attività, che poté riprendere solo quando venne trasferito alla Farnesina di Roma, il Centro militare di educazione fisica che accoglieva gli atleti di interesse nazionale. Dopo alcune buone prestazioni, nel giugno del 1932 il caorsano partecipò alla preolimpica di San Vito in Tagliamento, al termine della quale fu chiamato a far parte della spedizione italiana a Los Angeles. Sbarcato in America nello scomodo ruolo di riserva, la serietà dimostrata negli allenamenti e la scarsa forma di uno dei titolari, il veneto Zaramella, lo proiettarono tra i protagonisti della prova a cronometro di 100 chilometri che attribuiva il titolo della strada. Il percorso di gara prendeva le mosse da Balcom Canyon, presentava un inizio in discesa e poi si dipanava in un paesaggio brullo e sterile, con un gran numero di burroni superati con arditi ponti e viadotti; quindi, dopo aver costeggiato il Pacifico ed oltrepassato Malibù (85° chilometro), si concludeva nei pressi della mondanissima spiaggia di Santa Monica, in viale Castellamar. Il tracciato era per lo più pianeggiante, con due brevi salitelle che comunque potevano essere superate di slancio. Le strade erano bellissime, ampie ed asfaltate, ma con un fondo leggermente appiccicoso. Partito ultimo dei 36 concorrenti, verso metà percorso Pavesi sorpassò il danese Hansen, il grande favorito della gara, che aveva preso il via quattro minuti prima di lui. Questa incredibile impresa moltiplicò le forze dell’azzurro, la cui cavalcata verso la più inopinata delle vittorie proseguì senza intoppi e si concluse solo sulla linea del traguardo. L’Italia conquistò la medaglia d’oro anche della classifica a squadre, davanti alla Danimarca ed alla Svezia. "Il ciclismo italiano ottiene a Los Angeles un nuovo clamoroso trionfo": con questo titolo la Gazzetta delle Sport di venerdì 5 agosto 1932 annunciò il successo che, purtroppo, rappresentò anche il canto del cigno dell’atleta piacentino. Infatti, da quel momento la sua carriera declinò ed anche il successivo passaggio al professionismo si rivelò poco fortunato, se si esclude il primo posto in una tappa del Giro di Toscana del 1934. Nel 1937 Pavesi si trasferì in Argentina, a Buenos Aires, la città dove vive tutt’ora, circondato dall’affetto di figli e nipoti.
| Da sinistra, Giovanni Lombardi, Claudio Santi, Attilio Pavesi, Stefano Bertolotti e Juan Curuchet - © Sei Giorni delle Rose
|
|