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Paolo Bettini ce l’ha fatta, il Mondiale è di nuovo suo. A dodici mesi dal successo di Salisburgo, il capitano della Nazionale Italiana si è confermato il numero uno del Mondo. Con una marcia in più rispetto ai suoi avversari, il “Grillo” ha battuto tutti: i suoi avversari, le polemiche e tutti coloro che lo volevano ingiustamente escluso.
bettiniphoto.net Nella salita conclusiva, ha saputo sprigionare tutto su quei pedali: la sua immensa classe, la rabbia accumulata in questi giorni e la forza interiore di chi ha saputo reagire a cose più grandi di lui. Un volo magico, fantastico, verso quella vittoria che lo fa entrare nella leggenda insieme a nomi come George Ronsse, Rik Van Steenbergen, Rik Van Looy e Gianni Bugno, gli unici ad aver conquistato due Mondiali consecutivi. Già, Gianni Bugno, lo stesso che nel 1991 proprio a Stoccarda assaporò per la prima volta il dolce sapore dell’iride e che oggi sulle stesse strade ha passato il testimone al Campione livornese. Splende l’oro di Bettini davanti al popolo tedesco, pronto a festeggiare l’eroe di casa Stefan Schumacher, partito con la voglia di trionfare sulle strade di casa ma costretto a rimandare l’appuntamento e a godersi il bronzo. Argento per Alexandr Kolobnev, medaglia prestigiosa che lo ripaga di una gara fantastica. Ci è rimasto male, invece, il lussemburghese Frank Scheck che ha sfiorato il podio per pochi centimetri. Bella prova anche dell’australiano Cadel Evans che chiude il quintetto dei fuggitivi. Una parola va spesa anche per gli altri otto magnifici azzurri, autori di una gara perfetta, e per Franco Ballerini, che oggi si gongola il suo terzo Mondiale.
Inizia nel corso del primo giro la fuga del colombiano Marlon Perez Arango e del francese Stéphane Auge. Nei chilometri successivi, al loro inseguimento si portano per un breve tratto il polacco Marcin Sapa e il lituano Dainius Kairelis. Non appena rientra questo tentativo, dal gruppo si avvantaggia il russo Sergey Kolesnikov che in breve aggancia la coppia di testa e la accompagna per qualche minuto, prima di essere riassorbiti. Nel corso della sesta tornata, dal plotone principale si sgancia un drappello di 42 uomini tra cui anche l’ucraino Ruslan Pidgornyy che si avvantaggia per diversi chilometri. Durante il settimo giro, però, il gruppo torna ad essere compatto. Intorno al Km 120 inizia la fuga che comprende 25 corridori: Alessandro Ballan, Alessandro Bertolini e Damiano Cunego (Italia), Carlos Barredo, Juan Antonio Flecha e Joaquin Rodriguez (Spagna), Vladimir Efimkin (Russia), Simon Gerrans (Australia), Luis Felipe Laverde (Colombia), Johan Van Summeren, Stijn Devoder e Philippe Gilbert (Belgio), Christian Pfannberger (Austria), Ruslan Pidgornyy e Andriy Grivko (Ucraina), Kurt-Asle Arvesen (Norvegia), Marcus Burghardt e Jens Voigt (Germania), Kim Kirchen (Lussemburgo), Robert Gesink e Kartsten Kroon (Olanda), Bobby Julich (Stati Uniti), Sandy Casar (Francia), Matej Stare (Slovenia) e Renè Mandri (Estonia). La loro azione prosegue fino a circa 60 Km dalla conclusione. Man mano che i chilometri al traguardo diminuiscono, si susseguono gli scatti in testa alla corsa, ma nessuno sembra avere la fortuna giusta. La svolta avviene a metà del penultimo giro, quando Davide Rebellin (Italia) se ne va insieme a Alexandr Kolobnev (Russia). Nel corso dell’ultimo giro i due battistrada vengono ripresi da Paolo Bettini e Filippo Pozzato (Italia), Thomas Dekker, Karsten Kroon e Michael Boogerd (Olanda), Fabian Wegmann e Stefan Schumacher (Germania), Samuel Sanchez (Spagna), Bjorn Leukemans e Philippe Gilbert (Belgio), Martin Elmiger (Svizzera), Cadel Evans (Australia) e Frank Schleck (Lussemburgo). Mancano circa 10 Km al termine quando partono all’attacco Paolo Bettini, Stefan Schumacher e Frank Schleck, raggiunti ai meno 6 Km dall’instancabile Alexandr Kolobnev e Cadel Evans. I cinque proseguono la loro azione in vista del traguardo dove Bettini spicca il suo volo trionfale.
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