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Vito Taccone se ne è andato. Il "camoscio d'Abruzzo", che negli anni '60 aveva messo pepe in tante corse, a partire dal Giro d'Italia 1963 dove vinse quattro tappe di fila, si è spento per un infarto a 67 anni nella sua casa di Avezzano. Con il suo stile unico, scomposto in sella, burbero e manesco in gara ma con una verve eccezionale e una passione unica, dopo l'abbandono della carriera professionistica, costellata da venticinque successi di spessore, tra cui un Giro di Lombardia, un Giro del Piemonte e tante tappe alla corsa rosa, era rimasto nell'ambiente prestando il suo nome ad una linea di abbigliamento tecnico.
E proprio a causa di alcuni problemi legali, causati dalla presunta contraffazione di capi di abbigliamento, avevano messo in subbuglio, come ai vecchi tempi, il re del ciclismo abruzzese e l'icona di tutto il Sud pedalante. Si era allora incatenato, la settimana scorsa, davanti al tribunale di Avezzano in segno di protesta, sentendosi vessato da un processo che riteneva ingiusto, e che voleva fosse rapido per dimostrare la propria estraneità ai fatti.
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