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Vinokourov fermo un anno per doping e sospeso dalla squadra, annuncia il ritiro |
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Scritto da Alessandro
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venerd́ 07 dicembre 2007 |
Etichettarla come "vicenda intricata" sarebbe troppo semplice. Alexandre Vinokourov, dopo la positività all'ultimo Tour de France per una eterotrasfusione, è stato squalificato nei giorni scorsi dalla federazione ciclistica kazaka per un anno, contro i due previsti normalmente per un'infrazione di questo genere. L'UCI ha subito annunciato ricorso al Tas, il tribunale sportivo internazionale, contro la sentenza, giudicata troppo blanda. L'Astana ha immediatamente sospeso il corridore, che potrebbe rientrare a correre soltanto a metà luglio, ad un anno dalla positività al Tour. Ma Vinokourov ha annunciato di voler mettere fine alla propria carriera, « per poter difendere al meglio il mio onore».
Dopo la positività in seguito ad un controllo al traguardo della cronometro di Albi, che aveva vinto, riprendendosi in seguito ad una "cotta" sulle prime montagne, Vinokourov si era sempre dichiarato estraneo alla faccenda, professandosi innocente e vittima di un controllo ematico errato. La sentenza, giunta mercoledì scorso, aveva sorpreso non per la severità, ma per la riduzione della pena sportiva rispetto agli standard della federazione internazionale: l'ennesima dimostrazione che, lasciando la legislazione sportiva e la sua interpretazione in mano alle singole federazioni, non si giunge ad una uniformità di giudizio. In altri casi, anche solo per il sospetto di doping, la pena dei due anni di squalifica era stata comminata per intero. La sentenza dunque aveva messo in moto l'unico meccanismo dell'Unione Ciclistica Internazionale per cercare di uniformare la giurisdizione sportiva, il ricorso al Tribunale di arbitrato sportivo: l'Uci aveva solo annunciato l'intenzione di ricorrere in appello contro la federazione kazaka, ma Vinokourov ha subito invocato "pressioni della federazione internazionale nel suo caso", confermati anche nella conferenza stampa con cui ad Almaty, in Kazakistan, ha annunciato di voler appendere la bici al chiodo. |