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Argentario, terra neutrale Stampa E-mail
Scritto da Simona   
sabato 16 febbraio 2008
Orbetello (Grosseto) – L’unione fa la forza. In questo proverbio si racchiude la seconda tappa del Giro della Provincia di Grosseto, quella che verrà ricordata non per un gesto atletico o per un corridore con le braccia al cielo, ma per lo sciopero collettivo che i 171 protagonisti ancora in gioco hanno inscenato. La causa della protesta è una tortuosa chicane posta a meno di 400 metri dal traguardo e il conseguente breve rettilineo finale, troppo stretto per un arrivo in volata. 

 

 La chicane incriminata - © ultimokilometro.com

 

Impensabile uno sprint di massa in una sede stradale larga poco più di una corsia, neanche se posta nel circuito conclusivo di 26 Km da ripetere due volte. Dopo l’impatto al primo passaggio, i corridori si sono trovati di comune accordo e hanno affrontato le due successive tornate a ranghi compatti e con andatura molto blanda. “Troppo rischioso, niente volata finale” è stato il pensiero comune del plotone. Non è stato dello stesso parere il pubblico accorso nell’incantevole scenario della laguna di Orbetello, punta di diamante di questa tre giorni toscana, che non ha visto di buon occhio la decisione. Ma vale davvero la pena rischiare grosso per un momento di spettacolo?

 
 Lo stretto rettilineo finale - © ultimokilometro.com


Filippo Pozzato, vice Presidente dell’Assocorridori, ha così commentato. “Quando siamo transitati per la prima volta nel tratto “incriminato” è bastato guardarci negli occhi per intenderci al volo. Dopo pochi chilometri ci siamo fermati per una rapida consultazione: il gruppo all’unanimità ha deciso per la neutralizzazione della tappa. A tutti noi dispiace per gli organizzatori e per il pubblico. D’altro canto, è giusto anche che vengano considerate e rispettate le nostre esigenze, a cominciare dalla tutela della sicurezza: l’arrivo era davvero troppo pericoloso”.

Anche il presidente dell’Accpi, Amedeo Colombo, si dice “dispiaciuto per il pubblico e per Adriano Amici, organizzatore di grande esperienza ed affidabilità. Questa volta, però, è stato commesso un errore che avrebbe potuto mettere in forte rischio l’incolumità dei corridori. Alla struttura tecnica era stato sottoposto un rettilineo di arrivo diverso da quello poi effettivamente utilizzato. Gli atleti hanno fatto bene a prendere una posizione forte e coesa. Si tratta di una significativa dimostrazione di compattezza: i corridori sono più uniti che mai”.

Amareggiato per l’accaduto Adriano Amici, presidente del GS Emilia. “Il finale di tappa proposto è lo stesso che abbiamo presentato alla Struttura Tecnica della Federazione Ciclistica Italiana per l'approvazione. Non è stata fatta nessuna variazione dopo che gli organi preposti avevano avvallato tale percorso, come del resto testimoniano le planimetrie e le altimetrie ufficiali che non presentano alcuna modifica. La presenza di alcune curve insidiose nell'ultimo chilometro di questa tappa era stata anche comunicata ai tecnici delle squadre durante la riunione preliminare che si è tenuta nel pomeriggio di giovedì, vigilia della gara”.

  • La cronaca

Se il buongiorno si vede dal mattino, che la giornata non sarebbe stata facile lo si poteva intuire già dalle prime ore, con l’amaro risveglio della Silence – Lotto, derubata delle proprie biciclette e costretta, quindi, a fare le valigie e tornarsene a casa.

Alle 11.28 la carovana lascia Campagnatico per iniziare il cammino verso la famosa costa grossetana.
E’ il Km 31 quando Mauro Santambrogio (Lampre), Laurent Mangel (Ag2r - La Mondiale), Elias Schmaeh (Team Volksbank), Niklas Axelsson (Diquigiovanni - Androni Giocattoli), Nicolas Hartmann (Cofidis) e Sergio Ghisalberti (Team Milram) decidono di lanciarsi all’attacco. Grazie a questo tentativo, Santambrogio riesce a conquistare i punti del GPM che gli permettono di diventare la nuova maglia verde e, grazie ai secondi di abbuono del Traguardo Volante, di ridurre il divario in classifica generale dal leader Filippo Pozzato.
Dopo il primo passaggio sotto il traguardo, al Km 117, dei sei fuggitivi – che hanno avuto un vantaggio massimo di 2’20” – solo Axelsson riesce a rimanere battistrada fino a 29 Km dalla conclusione. Da questo momento i corridori iniziano la protesta che porterà alla neutralizzazione della tappa.

 
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