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Brescia - Bangkok in bici - Intervista a Francesco Gusmeri Stampa E-mail
Scritto da Viola   
mercoledì 05 marzo 2008

Proponiamo l'intervista a Francesco Gusmeri, bresciano che ha deciso di intraprendere un'avventura del tutto singolare in bicicletta, partendo per un viaggio da Brescia a Bangkok spingendo sui pedali e godendo di ogni singolo paesaggio attraversato per scappare dallo stress e dal logorio della nostra società. 

Francesco, allora, raccontaci brevemente dove ti trovi.

Oggi, 3 marzo 2008, mi trovo a George Town, in Malesia, 300 km a nord della capitale Kuala Lumpur. E' il 303° giorno dalla partenza, 19.330 Km da Brescia. Sono fermo qui in attesa del rilascio del visto per l'Indonesia, senza il quale non posso proseguire.
 
 Francesco con una scimmietta - © Francesco Gusmeri
 
Da che cosa scaturisce questa avventura?

Non c'è una risposta univoca. Sicuramente alla base esiste una passione per il cicloturismo e per la scoperta di altri paesi, ma esiste anche una buona componente di insofferenza verso uno stile di vita (casa, lavoro, stress di ogni genere) che molti di noi ritengono il migliore del mondo ma che io giudico abominevole. Questa avventura rappresenta un'esperienza straordinaria ma puo' anche essere ritenuta una via di fuga dal vivere quotidiano.

Raccontaci le differenze che hai riscontrato nei paesaggi da te attraversati.

Ho visto tipologie di paesaggio di ogni genere. Dal Deserto del Taklimakan (Xinjiang, Cina), dove davvero non si intravvede un ciuffo di erba per decine di chilometri, fino alle giungle dello Yunnan (Cina), dove la vegetazione è cosi fitta che non trovi nemmeno un piccolo spazio per mettere la tenda. Sono passato dalle montagne del Pamir (Kyrgyzstan), dove puo' nevicare in piena estate, alle steppe del Gansu (Cina), con temperature notturne vicine ai 10 gradi sotto zero, fino alla zona equatoriale della Malesia dove si suda per il caldo anche stando fermi.

Raccontaci qualche curiosità nella preparazione del viaggio.

Tra i miei hobby c'è la passione per le carte geografiche e stradali. La preparazione del viaggio è durata quasi due anni e ho dedicato molto tempo allo studio dei possibili percorsi. La lettura delle mappe porta spesso la mente a estraniarsi, senza accorgerti passi delle ore in catalessi cercando di immaginare come potrebbero essere nella realtà quei piccoli nomi remoti scritti a fianco di un fiume o in mezzo ad una catena montuosa, distanti migliaia di chilometri da casa tua. E poi, un giorno, sembrerebbe quasi impossibile, ti trovi davvero proprio lì, a scoprire quei posti sui quali la tua fantasia ha sognato e lavorato e così a lungo.

Essere occidentale in paesi orientali che cosa significa?

Essere un occidentale in un paese orientale significa innanzitutto essere istantaneamente collocato sotto lo sguardo e l'attenzione di chiunque incontri, essendo automatica l'identificazione della tua persona con l'immagine di uno straniero che viene da lontano. Nella maggior parte delle situazioni questo riconoscimento si traduce in comportamenti benevoli e accoglienti da parte della gente ma purtroppo questa visibilità può anche rappresentare, come qualche rara volta è capitato, una condizione di vulnerabilità sopratutto se hai a che fare con individui loschi e malintenzionati che vedono nello straniero solo un pollo (che loro credono ingenuo) da spennare. La lingua rappresenta l'ostacolo maggiore per comunicare, il paese dove maggiore si presenta questa difficoltà è la Cina anche perchè la gente è tendenzialmente chiusa e poco comunicativa e occorre davvero una buona dose di pazienza e perseveranza per potere ottenere le informazioni richieste.
 
 Un'immagine di George Town - © Francesco Gusmeri
 
Le reazioni della gente alla tua comparsa?

Premesso che in generale la gente mi ha sempre bene accolto in ogni paese che ho visitato, esistono delle sfumature comportamentali da popolo a popolo. In ordine di viaggio posso dire che in Italia, Slovenia e Croazia il passaggio di un cicloturista lascia sostanzialmente indifferenti. In Bosnia, Serbia e Bulgaria molti ti salutano e durante le soste ti trovi al centro degli sguardi dei passanti. Dalla Turchia fino ai confini della Cina mi è sempre risultato difficile soffermandomi in un villaggio o in un bar, godere di momenti di silenzio o privacy. C'è sempre qualcuno che magari solo a gesti, vuole sapere da dove vieni, eccetera. A volte se ti fermi a chiedere un'informazione nel giro di un minuto sei circondato da decine di persone sorridenti e curiose, insomma l'effetto è sempre quello "atterraggio disco volante". Con l'ingresso in Cina le cose cambiano; questo immenso paese si e' aperto solo da pochi anni verso il mondo e i cinesi stessi devono essere stati in passato cosi' poco abituati a vedere degli stranieri che davanti al loro passaggio non sanno come comportarsi.
Una scena curiosa che ho visto ripetersi migliaia di volte è questa: pedalando lungo la strada incroci un gruppo di persone che ti guardano da lontano e poi, quando gli passi accanto, girano il volto da un'altra parte, quasi avessero paura. Dopo averli superati anche di 20-30 metri voltando dietro lo sguardo, ti sorridono e ti salutano! Riconoscimento a scoppio ritardato!

So che ci sono stati incontri con italiani che non hanno più intenzione di lasciare l’Oriente. Che cos’è che spinge la gente a non tornare?

Credo che a rendere impossibile il ritorno sia il fatto di non volere più accettare il reinserimento in un modello di vita e in una mentalità molto lontane da quelle presenti qui in oriente. Piu' stai lontano dall'Italia e più ti rendi conto in che razza di vita la società, la pubblicità, i mass media del nostro paese tentino di imbrigliare l'individuo, ridotto ad una creatura infelice che è costretta ad annaspare con 1000 euro al mese nell'inseguimento di mete consumistiche sempre al di fuori della sua portata (la macchinona, il cellulare ultimo modello, l'abito firmato, ecc.).

Che cosa ti ha affascinato maggiormente di ciò che hai visto fino ad ora?

Dal punto di vista paesaggistico non dimenticherò mai un tramonto in mezzo al deserto del Talimakan: la mia tenda collocata nel greto di un fiume asciutto, in primo piano le dune divenute color rosa con gli ultimi raggi del sole e in lontananza un muro di montagne alte 6000 metri ricoperte di ghiacciai che si confondono tra le nubi.
Dal punto di vista umano credo che gli incontri con i bambini in ogni paese attraversato abbiano rappresentato le esperienze più toccanti e giosamente spontanee che una persona possa ricevere. Quante volte bimbetti seminudi e vestiti di stracci mi sono venuti incontro in una festa di sorrisi, gridolini, espressioni cariche di sorpresa e meraviglia.

Una tale avventura in solitaria non ti ha mai creato problemi?

Raramente ho avertito il peso della solitudine. Quasi tutti i giorni ricevo o invio messaggi sms, inoltre circa una o due volte alla settimana posso aprire la posta elettronica. Due chiacchiere con qualcuno (nonostante le difficoltà linguistiche) le faccio tutti i giorni.
Lungo la strada ho conosciuto altri viaggiatori solitari con i quali ho conservato dei contatti. In ogni caso credo che per compiere un viaggio così lungo individualmente si debba tendenzialmente avere un carattere solitario. Le persone che hanno paura nel rimanere da sole più di due giorni o che stanno male senza la compagnia abituale non sono adatte a compiere un'esperienza simile.

Ci sono stati momenti in cui l'idea di ritornare si è fatta più presente?

Ci sono stati momenti in cui è stato difficile salire in sella alla bici e decidere di proseguire. Questo è successo alcune volte nei deserti dello Xinjiang (Cina nord occidentale) a causa delle avverse condizioni climatiche (freddo e vento) e della monotonia del paesaggio. Altri momenti difficili ci sono stati in Iran, dove ho faticato parecchio per riuscire ad ottenere il visto per il paese successivo, il Turkmenistan. Se non fossi riuscito ad averlo sarebbe risultato impossibile proseguire il viaggio via terra.
Momenti in cui abbia desiderato tornare non ce ne sono stati. Ci sono state situazioni in cui ho temuto di dover tornare, ma la cosa è diversa.
 
 Un'immagine di George Town - © Francesco Gusmeri
 
I problemi di lingua, solitamente, sono determinanti. Come fai per comunicare?

Le difficoltà linguistiche rappresentano, senza dubbio, il principale ostacolo per comunicare nei paesi esteri, ma non hanno mai costituito un problema davvero insormontabile. Dove non arrivano le parole, si utilizzano gesti o addirittura disegni scritti con carta e penna. Comunque qualcuno che conosce qualche parola d'inglese si trova sempre abbastanza facilmente, anche nelle località più remote. In Cina si è rivelato utilissimo il frasario italiano - cinese di cui ho fatto un uso assiduo.

Hai potuto incontrare diverse tradizioni. Quali sono le differenze più evidenti che ti è capitato di notare fra i Paesi da te attraversati?

Una frontiera a forte impatto emotivo è quella tra Turchia e Iran. Giunti al confine si ha davvero la sensazione di essere arrivati al termine del mondo occidentale. C'è un enorme cancello sovrastato dai ritratti minacciosi dell'Ayatollah Khomeini e dei suoi successori: quando sono arrivato qui mi sono sentito davvero intimorito, ma poi una volta superata la dogana, questa sensazione è rapidamente svanita. Poliziotti iraniani che più gentili e sorridenti non si può mi hanno dato il benvenuto, una donna commissario (completamente vestita in chador nero con le stellette sui polsini) mi ha assistito nell'espletamento delle formalità e mi accompagnato alla banca vicina. Se l'immagine dell'Iran a livello internazionale è quella di un paese fomentatore del fanatismo islamico, altrettanto non si può certo dire della sua gente, desiderosa di pace e stabilità, che accoglie gli stranieri davvero a braccia aperte.
Lasciato l'Iran si entra nell'area delle repubbliche centro-asiatiche ex sovietiche (Turkmenistan, Uzbekistan e Kyrgyzstan), uno strano mondo che formalmente ha ripudiato il comunismo ma dove in effetti la mentalità, la burocrazia, la concezione dello stato e la corruzione sono rimaste ancora quelle tipiche dei regimi comunisti totalitari. Dal punto di vista della sicurezza queste si sono rivelate le zone più instabili e pericolose, la gente è spesso (fin troppo) calorosa e curiosa nei tuoi riguardi, ma questo non si traduce all'atto pratico in sostanziali aiuti o vantaggi perchè per ogni persona disposta ad aiutarti, trovi poi sempre un poliziotto che lungo la strada ti blocca tentando di estorcerti denaro o sequestrandoti il passaporto.
Arrivare in Cina dopo avere attraversato questi paesi equivale a trarre un grosso sospiro di sollievo. Sembra di essere ritornati in un posto civile, non solo perchè le forze dell'ordine non ti rapinano (anzi, sono molto discrete e professionali) ma anche per l'immagine che il paese offre di sè. I cinesi sono come minuscole ed infaticabili formiche industriose, l'economia è in fase di esplosivo sviluppo, si possono osservare sorprendenti contrasti tra il vecchio e il nuovo in ogni settore (abitazioni, mezzi di trasporto, giovani e anziani ecc.). Questa nazione, se continueranno ad andare avanti di questo passo rappresenterà sicuramente la prossima frontiera pronta ad invadere i mercati stranieri.

In Italia come stanno reagendo alla tua avventura?

Ad essere sincero l'avventura è partita piuttosto in sordina, nel senso che i mass media (parlo della stampa locale) salvo qualche eccezione (Bresciaoggi) non hanno dedicato nessuna attenzione nè al progetto in sé nè alla conferenza stampa tenuta prima della partenza con la presenza degli Assessori allo Sport del Comune e della Provincia di Brescia.
Adesso le cose vanno decisamente meglio, la stampa si è accorta della mia esistenza. Inoltre, fin dall'inizio, l'Associazione "Amici della Bici Corrado Ponzanelli ", aderente alla FIAB (di cui faccio parte), mi ha dedicato un sito sul quale viene riportata un'esauriente cronaca giornaliera del viaggio fin dal primo giorno. Adesso sempre più persone stanno seguendo la mia avventura e la cosa non può farmi che piacere.

Avresti dovuto fermarti a Bangkok, invece proseguirai?

L'idea di proseguire il viaggio dopo Bangkok era nata ancora prima della partenza, ma non era stata pubblicizzata per il semplice fatto che il raggiungimento della capitale thailandese sembrava già di per sè un obiettivo abbastanza utopico. Poi, visto che il traguardo principale è stato raggiunto e che voglia di tornare ancora non ne ho, ho deciso di andare avanti.
 
 Un tempio di George Town - © Francesco Gusmeri
 
Che cosa ti ha spinto a non tornare, la stessa sensazione che ha spinto gli altri che hai incontrato per la via?

Direi di sì.

Alla fine di questa avventura che cosa ti rimarrà dentro?

E' una cosa che mi sono chiesto parecchie volte, ma è difficile trovare delle risposte. Sicuramente un'esperienza del genere cambia la vita di una persona. Non so chiaramente in che misura o sotto quali aspetti, ma dopo un viaggio del genere non tornerai ad essere più lo stesso di prima della partenza. Non sei più capace di ritenere scontata e normale la vita che hai condotto fino ad ora. Non riesci a comprendere come la gente di casa nostra si arrovelli cervello e salute per fattori superficiali come l'automobile nuova, la casa con tre bagni o la concorrenza tra colleghi in ufficio, quando ci sono 6 miliardi di persone (l'80% della popolazione mondiale) che queste questioni non sanno nemmeno che cosa significhino. Un viaggio del genere aiuta ad avere una mentalità più aperta e tollerante, a vedere nello straniero una persona e non una minaccia, a considerare le differenze linguistiche e culturali una ricchezza, a sentirsi cittadini del mondo.

Francesco, sicuramente questa non sarà la tua unica avventura a due ruote. Hai altri progetti futuri?

Qualunque cosa possa succedere al mio ritorno, vorrei rimanere il minimo indispensabile per potermi riorganizzare e per preparare qualche nuovo viaggio, magari, perchè no, un Brescia - Sudafrica. In ogni caso risulterebbe impossibile riadattarmi al lavoro in fabbrica o in ufficio. Al massimo resisterei due - tre anni, ma poi partirei per un'altra avventura. Carpe diem!
 
 L'alba nel Golfo della Thailandia - © Francesco Gusmeri
 
Ringraziamo sentitamente Francesco per la disponibilità.
 
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