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La querelle che ha messo in dubbio la normale disputa della Parigi - Nizza tra ASO, società organizzatrice, tra le altre corse, anche del Tour de France, e l'Unione ciclistica internazionale sembra giunta alle ore decisive. Dopo che l'UCI ha posto l'aut aut all'ASO, minacciando di sanzionare i corridori partecipanti alla competizione, non inserita nel calendario ufficiale internazionale, il Tribunale arbitrale sportivo sta per pronunciarsi, interpellato dalle squadre sulla legittimità delle possibili sanzioni UCI.
La questione è complessa, ed è strettamente legata alla lite ormai annosa tra ASO e UCI, in cui la prima vorrebbe meno restrizioni per l'iscrizione delle squadre alle proprie competizioni, potendo dare maggior spazio a formazioni francesi a scapito di quelle Pro Tour, e il progetto della federazione internazionale di creare una "Serie A" del ciclismo, permettendo a tutti i migliori corridori di disputare le corse più prestigiose del calendario. Ma sono proprio i corridori, in questa vicenda, ad uscire con le ossa rotte: le uniche sanzioni minacciate dall'UCI sono proprio da attribuire ai soli atleti. L'UCI non può agire in alcun modo sull'ASO se non con questo metodo, che però è vissuto dai ciclisti e dalle squadre come una inutile intimidazione: «I corridori sono spaventati - ha commentato nei giorni scorsi Patrick Lefevere, team manager Quick Step - per loro la corsa è tutto». Persino le associazioni dei corridori professionisti di alcuni Paesi si sono mosse. «I corridori ciclisti sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti delle rispettive squadre - ha voluto chiarire in un comunicato l'ACCPI - Nel caso in cui decidessero di non prendere parte alla corsa contro la volontà dei rispettivi team, potrebbero incorrere in sanzioni ancor più gravi comminate dagli stessi gruppi sportivi». Gli interessi economici sono la chiave di tutto. In sintesi, l'ASO vorrebbe poter organizzare in completa autonomia le proprie corse, l'UCI vorrebbe riportare il Pro Tour in tempi brevi a ricomprendere tutte le corse principali del calendario. Ma un progetto come il Pro Tour degli anni scorsi, sembra non piacere proprio a nessuno. Anche se, l'augurio di tutti, è quello della creazione di un tavolo comune tra tutte le parti in gioco: da questo orecchio, l'UCI non ha mai voluto sentirci. |