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"Il ciclismo lo fanno i corridori, ma qualcuno se lo dimentica" - Intervista a Stefano Garzelli Stampa E-mail
Scritto da Anna   
luned́ 10 marzo 2008
Si avvicina la partenza della Tirreno Adriatico, preludio della Classicissima di primavera e per una criticabile e non motivata scelta degli organizzatori non è stata invitata una delle squadre italiane professional più rappresentative come l’Acqua & Sapone - Caffè Mokambo.  Per avere maggiori chiarimenti, abbiamo contattato il capitano della squadra di Palmiro Masciarelli, il varesino Stefano Garzelli. Reduce dal secondo posto pochi giorni fa alla Vuelta a Murcia dietro a Valverde, Garzelli manifesta tutta la sua delusione e rabbia per questa scelta, che lo priverà - a meno di cambiamenti nei prossimi mesi - di un ruolo da protagonista al Giro d’Italia, da lui vinto nel 2000.

La notizia dell’esclusione dell’Acqua & Sapone - Caffé Mokambo ha lasciato un po’ tutti gli appassionati sconcertati, ma personalmente ti sei fatto un’idea di quelle che sono le reali motivazioni? Sembra che ancora una volta ci siano problemi legati al doping di alcuni componenti del team la scorsa stagione. In base a questo, però, non ti sembra che anche altre squadre avrebbero dovuto rimanere a casa?

Ad oggi posso solo confermarti che, per quanto mi è stato riportato non avendo avuto la possibilità di un faccia a faccia diretto con chi ha preso certe decisioni, in effetti le motivazioni sono di carattere etico legato al fatto di aver avuto in squadra negli anni passati alcuni corridori che avevano avuto problemi legati al doping, a partire da Rumsas tre anni fa, per poi passare attraverso Vandenbroucke, al quale Masciarelli ha semplicemente voluto dare una possibilità per risollevarsi da un periodo travagliato, Scarponi per il quale sembrava non ci fossero coinvolgimenti definitivi nell’Operacion Puerto ed invece, in piena stagione agonistica, è arrivata la confessione che confermava i sospetti di chi indagava. Comunque tutte questioni sono avvenute prima che questi corridori approdassero all'Acqua & Sapone tranne Muraglia, il quale è risultato positivo ad un controllo antidoping lo scorso anno. Questo, però, è capitato anche ad altri corridori di squadre che sono state ugualmente invitate al Giro. Inoltre, vorrei ricordare che siamo una delle due squadre italiane (l’altra è la Tinkoff Credit Systems) ad aver ottenuto una wild card rilasciata dall’UCI per partecipare alle corse ProTour e per ottenerla bisogna essere in regola partendo proprio dall’etica per arrivare al passaporto biologico, senza dimenticare la parte amministrativa nella gestione della squadra. Per quanto riguarda gli altri team, come già detto, c’è chi ha avuto problemi più gravi di noi ma è comunque stata invitata, ma questa è un’altra storia, per la quale bisogna chiedere spiegazioni a chi di dovere.


Alla presentazione del Giro d’Italia non sembrava che esistessero questi problemi, cosa è cambiato in questi mesi secondo te?

Infatti anche per noi è stata una brutta sorpresa. Alla presentazione Giro sono stato invitato sul palco insieme agli altri vincitori del Giro in attività, ma RCS sostiene che non sono stati loro a farlo bensì la Rai, peccato che l’invito sia stato spedito, invece, proprio dagli organizzatori della corsa rosa e, comunque, le sensazioni erano più che positive parlando e discutendo con chi doveva prendere certe decisioni. Ad oggi non ho ancora capito cosa possa essere successo negli ultimi due mesi, soprattutto alla luce del fatto che anche la Procura Antidoping ha confermato che la nostra squadra non ha alcun coinvolgimento con certi fatti.


Come stai vivendo questo momento, più deluso o arrabbiato? A giudicare dalla bella prestazione alla Vuelta a Murcia mi sembra che la tua sia stata la migliore reazione.

Ad inizio stagione l’idea era quella di partire tranquillo con il solo obiettivo del Giro d’Italia ma, a metà gennaio, mi sono reso conto che anche grazie alle buone condizioni atmosferiche che ho trovato quest’inverno a Valencia e alla mancanza di particolari intoppi da quando ho cominciato la preparazione, mi sono ritrovato ad andare più forte di quanto pensassi, quindi ho deciso di tirare dritto per la mia strada mettendo nel mirino Tirreno Adriatico e Milano San Remo. Purtroppo queste corse non le correremo e quindi in ogni appuntamento diventa importante fare bene. A Murcia non pensavo di andare sul podio, anche perché la concorrenza era davvero agguerrita ma quando abbiamo affrontato la salita dedicata a Pantani ed accelerando alla mia ruota sono rimasti solo Valverde e Contador, ho capito di essere davvero in forma. Peccato non essere riusciti a vincere la corsa per soli 2” – evidentemente quest’anno niente deve andare bene al 100% -, quelli persi nella cronoscalata da Valverde però, a detta degli organizzatori, un ordine d’arrivo come questo se lo sogneranno per un bel pezzo. Per quanto riguarda il mio stato d’animo credo di essere riuscito a trasformare la rabbia che ho dentro in motivazione per fare bene, per me e per la mia squadra.


Questa doveva essere la tua ultima partecipazione alla corsa rosa. Il Giro d’Italia ti ha visto sempre fra i suoi protagonisti,  ma sembra che questo non abbia avuto nessuna importanza e l’unica soluzione prospettata da Zomegnan è stata quella di accasarti in un altro team, pensi che sia possibile? Non sarebbe ingiusto però per i tuoi compagni, per la squadra e per lo sponsor?

Che questo doveva essere il mio ultimo Giro è tutto da vedere, soprattutto considerando quanto vado forte ancora oggi. Ci sono corridori con un paio d’anni più di me come Rebellin e Simoni che sanno ancora farsi rispettare a suon di risultati, quindi non vedo perché io debba rinunciare in partenza ad ottenere risultati ancora alla mia portata. Purtroppo oggi non c’è più rispetto nei confronti di chi ha fatto tanti sacrifici per vincere corse importanti e soprattutto per rendere le tappe spettacolari. Vorrei solo ricordare le mie due vittorie al Giro dello scorso anno e come sono arrivate, con due azioni incredibili che hanno entusiasmato il pubblico ed i telespettatori. Al Tour hanno sempre detto che è quella corsa a fare grandi i corridori e non viceversa, evidentemente anche gli organizzatori del Giro pensano la stessa cosa ma devono fare attenzione a chi non fanno correre perché fino a prova contraria la corsa la fanno grande i grandi  corridori  ed avendo vinto un Giro credo di potermi annoverare tra loro. Per quanto riguarda il cambiare squadra probabilmente volendo le condizioni ci sarebbero anche, ma il fatto è che questo non è ciò che voglio, almeno per il momento, e, soprattutto, non deve essere a suggerirmelo chi ha tagliato fuori il mio Team da ciò che per una squadra Italiana è vitale. Io dovrei lasciare la mia squadra, che ha fatto tanto per me ma per la quale al tempo stesso ho sempre dato il 100%, per andare a spettacolarizzare una corsa che non mi ha voluto? Non credo che ciò possa accadere anche se non possiamo sapere cosa succederà in futuro.


La tua idea di appendere la bici al chiodo in anticipo, come era stato preventivato a caldo, è tramontata?

Quando ho saputo del mancato invito al Giro ero reduce da un allena-mento intensissimo di cinque ore e mezzo. Torno in albergo, mi chiama mio fratello Marco - che è anche mio procuratore - e mi dice che la mia squadra non è stata invitata al Giro. Mi sono seduto, ho detto “Basta, smetto di correre. Non vale più la pena far tanti sacrifici. Non è giusto”. Poi ci ragioni su e pensi che non può finire così, ci si potrà spiegare, capire, tornare su decisioni che mi sembrano assurde. Almeno è quello che pensavo accadesse ed invece cosi non è andata. Ma ad ogni modo credo che non sia giusto per me e per chi in questi anni ha condiviso tanti sacrifici standomi vicino smettere così, in fondo ci sono tante altre corse, magari non cosi importanti, che però possono dare comunque delle belle soddisfazioni, senza dimenticare che quest’anno c’è un Mondiale a Varese, che si correrà sulle strade dove sono cresciuto e diventato professionista, al quale tengo particolarmente.


Visto la tua assenza forzata alla Tirreno - Adriatico e alla Milano - Sanremo, quale sarà la tua prossima corsa?

Questa è la cosa che in questo momento mi fa più arrabbiare, anche perché con questa condizione me la sarei potuta giocare con tutti sia alla Tirreno Adriatico che alla Sanremo, invece me le dovrò guardare in Tv, continuare ad allenarmi per mantenere la forma attuale per cercare di centrare il mio prossimo obiettivo: la Coppi & Bartali, corsa a tappe di 5 giorni nella quale farò il mio rientro alle corse il 25 marzo.

 
Come cambia il tuo programma 2008 se le decisioni rimarranno tali?

Premetto che sono piuttosto scettico che le cose possano cambiare, anche se in teoria la possibilità ci sarebbe, ma il fatto stesso che non ci abbiano fatto correre le altre corse organizzate da RCS credo sia sintomatico dell’atteggiamento ormai consolidato nei nostri confronti. Per quanto riguarda il mio programma, come detto, rientrerò alla Coppi e Bartali, poi ci sono le corse del calendario italiano ed, in teoria, in maggio dovremmo correre il Giro di Catalunya. Tutto però è ancora da confermare definitivamente.


Dopo tutti i problemi che sta attraversando il ciclismo, dove riesci ancora a trovare le motivazioni per correre con buoni risultati?

Semplicemente perchè amo quello che faccio, ho ancora tanta voglia di fare fatica e di allenarmi, andare alle corse, fare gruppo con i miei compagni, nonostante questo includa veramente un’infinità di sacrifici, a partire dal dover stare lontano da mia moglie ed i miei figli a volte per periodi interminabili. A febbraio, ad esempio, tra ritiri e corse li ho visti per soli tre giorni in tutto il mese e questo nonostante la mazzata del 1 febbraio. In questo momento, è vero, ci sono un sacco di problemi e spesso mi chiedo come fa la gente a continuare a seguirci così assiduamente nonostante le bordate che ci tirano che farebbero affondare una portaerei. I problemi sono molteplici, a partire da noi corridori che ormai da qualche anno viviamo in libertà vigilata, dovendo comunicare ogni nostro spostamento, controlli a sorpresa di notte, microspie negli alberghi, telefoni sotto controllo e se tutto questo non bastasse ci si mettono anche gli organizzatori e l’UCI a fare la guerra tra di loro. Se pensiamo che per chi sta correndo la Parigi Nizza è stata prospettata una squalifica fino a sei mesi solo perché è in atto una guerra di poteri…siamo davvero arrivati al ridicolo.

 
 

 Giro di Lombardia 2007 © ultimokilometro.com
 
 
L'intervista verrà pubblicata anche sul sito ufficiale del campione varesino, consultabile all'indirizzo stefanogarzelli.com.
 
 
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