Serata di gala, storia ed entusiasmo a Fiorenzuola: è stato alzato il sipario sull’undicesima edizione della 6 Giorni delle Rose Internazionale -che si correrà dal 7 al 12 luglio nella cittadina piacentina- e sul Museo Attilio Pavesi, sorto proprio sotto la tribuna del velodromo e illustrato durante la primissima visita dal giornalista Graziano Zilli. Il Museo Ospita pannelli fotografici e cimeli che testimoniano la storia del più longevo campione olimpico al mondo: nato a Caorso nel 1910, vinse l’oro ai Giochi di Los Angeles nel 1932 e attualmente risiede in Argentina.
Alla conferenza stampa di presentazione, svoltasi in uno dei locali rinnovati del velodromo, sono intervenuti il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Renato Di Rocco, il sindaco di Fiorenzuola, nonché presidente del comitato organizzatore della 6 Giorni, Giovanni Compiani, il direttore del quotidiano Libertà, direttore generale del comitato stesso, Gaetano Rizzuto, il responsabile delle gare Luca Colombo (medaglia d’argento alle Olimpiadi di Barcellona ’92), l’assessore allo sport della Provincia di Piacenza Paola Gazzolo, l’assessore al turismo della Provincia di Piacenza Mario Magnelli e l’assessore allo sport del Comune di Fiorenzuola Nicoletta Barbieri, oltre al sindaco di Caorso Fabio Callori e al presidente del Comitato Fci provinciale Giovanni Cerioni.
"Il Museo Pavesi consolida la tradizione di questa sei giorni –ha spiegato Giovanni Compiani-, che ha sempre ricordato il suo passato per recuperare quei valori che sono alla base del ciclismo. Il Velodromo di Fiorenzuola può vantare una storia come nessun altra struttura di questo genere"
Gli fa eco il presidente della Fci Renato Di Rocco: "Sono veramente lieto di essere qui, per vivere un momento importantissimo del ciclismo italiano: questo Museo è dedicato ad un punto di riferimento del nostro ciclismo e sorge nel luogo migliore, perché Fiorenzuola, specialmente negli ultimi dieci anni, ha rappresentato il ciclismo su pista italiano. E’ sufficiente leggere l’albo d’oro per rendersi conto di quanti e quali campioni abbiano corso qui. Dico grazie a chi s’è impegnato per realizzare questo progetto".
Chi, oltre a Claudio Santi, ha fortemente voluto questo Museo, è stato Gaetano Rizzuto: "Pavesi era stato definito "l’eroe dimenticato" –ha affermato il direttore di Libertà-, ma Fiorenzuola, Piacenza e Caorso non l’hanno mai dimenticato, e questo Museo ne è la testimonianza più tangibile. Lui e la sua famiglia ci hanno affidato tutti i ricordi della vita di questo grande campione, in un momento molto toccante che, per chi l’ha vissuto, rimarrà indelebile".
A parlare di questioni tecniche inerenti alla 6 Giorni vera e propria è stato Luca Colombo: "Avremo i migliori atleti del mondo per quanto riguarda la pista, la maggior parte dei quali disputeranno le Olimpiadi un mese dopo. Sarà una 6 giorni di altissimo livello tecnico, che darà spazio anche ai giovani, con la Uiv Talents Cup, alle donne e ai ciclisti in erba, che potranno gareggiare come di consueto nella Boccioli di Rose".
La serata è poi proseguita con la cerimonia pubblica di presentazione al Teatro Giuseppe Verdi di Fiorenzuola, orchestrata dal coordinatore della 6 Giorni Claudio Santi, nella quale si sono esibiti i ballerini di tango argentino Gullermo Berzins e Yanina Ferro, quelli italiani Mauro Zompa e Sara Masi, il corpo di ballo di Artedanza e i cantanti Manolo e Paolo Bagnasco. Il preludio di quel che sarà l’undicesima edizione della 6 Giorni delle Rose: un grande momento di sport e spettacolo, che si alterneranno per accontentare tutti i gusti fondendosi in un’unica grande festa con ingresso - per la prova volta - gratuito.
Colpo di scena, ovviamente graditissimo, durante la cerimonia di presentazione della 6 Giorni delle Rose Internazionale al Teatro Giuseppe Verdi di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza). Poco prima delle 22 il coordinatore della manifestazione Claudio Santi s’è messo in contatto, in viva voce dal palcoscenico, con la dimora argentina di Attilio Pavesi, 98 anni, che abita a Jose C. Paz, cittadina non distante da Buenos Aires, dove l’orologio segnava le 17.
Grande emozione e commozione per le parole di Pavesi, nato a Caorso e oro olimpico a Los Angeles nel 1932: "Come potrei dimenticare Caorso, Piacenza, l’Italia? Impossibile. –ha detto Attilio, con la voce ormai segnata dagli anni - Porto tutti nel cuore. Tutti, non uno in particolare". Assistito dalla figlia Patricia, Pavesi ha recitato con Santi una piccola filastrocca nostalgica molto amata dallo stesso campione piacentino: "E’ finito quel tempo che fu: Girardengo, Meazza, Pavesi e poi più!".
Un momento in cui la storia dello sport italiano (Pavesi ha portato nel nostro paese la prima medaglia olimpica del ciclismo) e la vicenda di un uomo fuori dal comune si sono intrecciate in un momento unico e irripetibile.
"Qui c’è la tua storia, amico mio – gli ha risposto Claudio Santi riferendosi anche al nuovo Museo a lui dedicato-. Grazie per avercela donata, d’ora in poi il tempo non potrà più cancellarla".