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Un italiano in Francia: intervista a Bellotti Stampa E-mail
Scritto da Anna   
luned́ 23 gennaio 2006
Francesco Bellotti, veronese, classe 1979 è alla sua seconda stagione nella squadra francese Crédit Agricole, dove milita anche l'amico Pietro Caucchioli. Dopo buoni piazzamenti, è alla ricerca, in questo 2006, della prima vittoria da professionista e soprattutto di una buona prestazione al Giro d'Italia.
Abbiamo sentito Bellotti mentre sta preparando la nuova stagione, e con un occhio al passato, abbiamo tentato con lui di fare il punto degli obiettivi che Francesco si pone per la stagione 2006 alle porte.

 
© credit-agricole.fr
Il Veneto è una delle regioni italiane dove il ciclismo è più diffuso, ma quando e come è nata la tua passione per questo sport?

Posso quasi dire di essermi trovato sulla bici per forza di cose. Iniziai a correre nel 1992 sulle orme dei miei due fratelli più vecchi, Patrizio e Luciano. La passione per il ciclismo era già un "vizio" di famiglia. Mio padre Flavio, infatti, è da sempre un grande appassionato di bici, nonché ciclista amatore, tifoso e amico di Francesco Moser. Tutto ebbe inizio già al momento della mia nascita  quando i miei genitori, visto il legame con la famiglia Moser, decisero di chiamarmi proprio Francesco e fu la sorella Giacinta la madrina al mio battesimo. I primi "passi" sulla bici li mossi solo dopo i 12 anni, e più che passi furono tonfi. Fino ad allora cercai di praticare ogni sport possibile: calcio, nuoto e anche la corsa, ma alla fine prevalse la cosa più scontata. Fu così che, senza pensarci tanto, appena ricevetti la mia prima bici da corsa, iniziai a pedalare, orgoglioso e sognante.

Da piccolo avevi un idolo? Ed ora invece, fra i ciclisti in attività, chi è quello che ammiri di più?

Ho già in parte risposto. Inutile dire che era Moser il campione che da piccolo ho ammirato più di tutti. Di corridori in attività non saprei, anche se sicuramente chi mi sta insegnando più di tutti è Pietro Caucchioli, ma è anche vero che con lui ho un rapporto particolare

Che ricordi hai delle prime gare che hai fatto, delle prime vittorie? Conservi ancora le coppe e i trofei o le varie magliette?

I primi anni non sono stati facili. Fisicamente ero molto piccolo rispetto agli altri e i successi non venivano. Poi ho iniziato a seguire i consigli di mio fratello Patrizio, ho continuato ad impegnarmi e lo sviluppo fisico ha completato i miei sforzi facendo arrivare anche le prime vittorie. Di quei tempi conservo ancora gelosamente tutto, bellissimi ricordi.

Nel ciclismo moderno fin dai giovanissimi, almeno questa è la mia impressione, quello che conta è il risultato, non pensi che si dovrebbe dare più spazio al divertimento?

Sono perfettamente d'accordo. Sarebbe giusto insegnare ai ragazzi più giovani che la cosa più importante di un'esperienza in bici non sono le vittorie ma quanto questa esperienza possa essere divertente ed educativa allo stesso tempo. Ma il problema nasce nelle società stesse. Durante l'anno tutti "imbottiscono" i ragazzi dei bei concetti e di belle idee. Poi però alla fine della stagione, alle cene, fanno il conteggio delle vittorie e i bilanci sui piazzamenti. Nessuno dà importanza a quanto si dovrebbero divertire e crescere i ragazzi.

Alcune volte sono gli stessi genitori ad esasperare la situazione, che consigli daresti a queste persone?

Quello che posso dire è che il ciclismo è uno sport. E come tutti gli sport deve essere fatto, soprattutto negli anni giovanili, come un passatempo e un divertimento. Pensare e sperare che il proprio figlio sia un campione è uno sbaglio enorme: gli si riempie la testa di ansie e di cose sbagliate che al 99%  li faranno smettere. Il consiglio che posso dare ai genitori è di far fare ai propri figli lo sport che li diverte e che mette entusiasmo.

In quali squadre hai militato prima di passare prof.?  Quali sono le vittorie che ricordi con più emozione?

Ho fatto le categorie giovanili nell'Ausonia di Pescantina. Da dilettante ho corso al Pedale Veloce Carpi, Sintofarm, Aqua MG e Mantovani. Ricordo con piacere tutte le mie vittorie anche perché non sono molte e sono state tutte molto sofferte.

C'è qualche tecnico che vorresti ringraziare per i consigli o i suggerimenti che ti ha dato e che ti sono stati utili anche fra i prof.?

Tutti i miei tecnici sono stati importanti, tutti hanno saputo darmi qualcosa che poi mi è servito. Qualcuno mi ha fatto passare anche esperienze terribili, ma sono servite anche quelle perché mi hanno temprato il carattere. Tra i tecnici che ricordo con più piacere ci sono Luciano Zanetti, Giordano Sedaboni e Carlo Chiarion.

Sicuramente hai dovuto fare sacrifici o forse solo rinunce rispetto ai ragazzi della tua età, hai qualche rimpianto?

Nessuno, quando hai la fortuna di fare quello che ti piace i sacrifici non pesano per nulla.

Sei riuscito a conciliare sport e studio?

No, da giovane a scuola non mi piaceva proprio andare!! Ho fatto un anno, dopo le medie, in un istituto tecnico industriale ma ho abbandonato subito. Prima di dedicarmi esclusivamente al ciclismo ho lavorato per tre anni in un calzaturificio. Mi allenavo la sera dopo 8-9 ore di lavoro e spesso tornavo col buio. Nel 2003, durante il mio primo anno di professionista alla Mercatone Uno - Scanavino, mi sono iscritto ad una scuola serale dove ho preso la terza classe di ragioneria. Per me è stata una vittoria. Peccato però che abbia dovuto smettere, con gli impegni che ho adesso è davvero impossibile pensare seriamente ad altro oltre alla bici, ma non appena mi sarà possibile riprenderò gli studi.

 
  © velo-photos.com
Quali sono le caratteristiche tecniche del ciclista Bellotti? Quali sono i percorsi  che preferisci?

Sono un passista-scalatore. I percorsi che preferisco sono quelli delle tappe alpine di Giro e Tour.

Nel 2003 il passaggio al professionismo con  la Mercatone Uno - Scanavino diretta da Marino Amadori, quali sono state le differenze principali che hai potuto notare rispetto ai dilettanti?

E' stato un salto enorme. Altre andature, altra qualità di corridori e una difficoltà enorme nel gestire le forze soprattutto nelle gare a tappe.

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato e come sei riuscito a superarle?

La difficoltà più grande è stata capire e modificare il modo di allenarmi ma soprattutto crearmi una mia identità in un ambiente altamente selettivo. All'inizio credevo fosse impossibile ma piano piano…

Fra i compagni di squadra avevi uomini di esperienza come Roberto Conti, Fabiano Fontanelli, ma soprattutto un campione come Marco Pantani, che ricordi hai di lui?  

Con Pantani ho corso solo il Giro dei Paesi Baschi ma ricordo che anche quando lui non c'era la sua presenza si sentiva fortemente. E' stato davvero un personaggio di spessore. Con Fontanelli e Conti invece ho corso di più e ho avuto modo di conoscerli meglio. Li vedevo come uno studente vede un professore, con la differenza che insieme ci siamo fatti anche delle belle risate. Li ricordo con molta stima e simpatia.

Già all'esordio però hai ottenuto buoni piazzamenti, anche se in corse minori, qual è la gara che ricordi con più entusiasmo?  E quella che invece vorresti dimenticare?

A Lugano, dove sono arrivato sesto. Era la mia terza gara da prof. e se non mi fossi accontentato del piazzamento mi sarai potuto giocare la vittoria. Dopo qualche altro buon risultato, per un po' di tempo, non ho ricordi particolarmente piacevoli. E in questo periodo di gare da dimenticare ce ne sono parecchie…. l'elenco sarebbe troppo lungo.

Nel 2004 il passaggio al Team Barloworld - Androni Giocattoli ed un secondo posto al Gp Industria e Commercio di Prato, qual è stata la prima reazione che hai avuto arrivando ad un passo dalla prima vittoria?

Quella volta devo dire che ho sorpreso persino me stesso. Era un periodo che pedalavo bene ma quel giorno mi sentivo il più forte…peccato che sulla mia strada ho trovato Nuyens. Tutte le volte che ho provato ad attaccare è sempre riuscito a chiudere e poi in volata ha vinto con due bici di vantaggio, ma ero comunque felice, per lo meno ci  avevo provato.


 © bettiniphoto.net
  
         
Ma passiamo alla storia recente il 2005 e il passaggio alla squadra francese della Credit Agricole? Perché questa scelta un po' controcorrente, non sono certo molti gli italiani che emigrano all'estero...

Una scelta che rifarei all'infinito. Quando mi si è presentata l'occasione non me la sono lasciata scappare. Entrare a far parte di una tra le migliori squadre del mondo era un sogno che si realizzava ed una méta imperdibile, soprattutto alla vigilia di una rivoluzione qual è stata il Pro-Tour.

Come è stato il primo impatto con un team composto solo da stranieri, unica eccezione Pietro Caucchioli?

L'inizio è stato difficile. Non tanto per la lingua o per essermi trovato di colpo in un ambiente a me estraneo. Tecnici e compagni hanno sempre fatto il massimo per me. La difficoltà più grande è stata dover patire quasi due mesi di stop per un problema al ginocchio ancora prima che le gare iniziassero. Non sapevo cosa la squadra potesse pensare di me. Era difficile spiegare quale era il mio stato d'animo, tanto che a un certo punto ero quasi convinto di aver perso la mia occasione. Poi il problema si è risolto e sono partito alla grande. Avevo una tal voglia di mostrare quanto valevo e di guadagnare il tempo perduto che andavo forte, mai quanto prima.

I francesi di solito sono molto nazionalisti e c'è una certa rivalità con l'Italia, hai notato questo anche in squadra? Come sei stato accolto?

A volte il loro atteggiamento un po' da grandeur si percepisce, ma posso dire che effettivamente ci mettono impegno e professionalità per fare le cose al meglio. In squadra tutti collaborano per tutti, senza nessuna distinzione, meno che meno di nazionalità.

Hai notato differenze sui modi di preparazione, sull'organizzazione della squadra  rispetto ai team italiani?

Si, hanno una cura maniacale dei particolari, credono molto nei rapporti personali e nella fiducia. A volte però si perdono un po' troppo sulle formalità.

Puoi dirci qualche piccola curiosità dei tuoi compagni più famosi al grande pubblico?  (Naturalmente scherzosamente parlando….)

 
 © velo-photos.com


Christophe Moreau:
è così distratto che se non glielo ricordano a volte rischia di dimenticarsi di venire a correre.

 
 © velo-photos.com




Thor Hushovd:
quando lo vedi mette paura, è uno che prende le cose di petto ma quando poi lo conosci meglio dimostra di essere davvero gentile e simpatico.



 
 © velo-photos.com



Patrice Halgand:
è instancabile, un vero duro. Non molla mai, dimostra serietà ed impegno esemplari nella preparazione.
In questi mesi non è mai sceso dalla bici: freddo, neve, vento. Niente l'ha fermato.
 
© velo-photos.com




Jaan Kirsipuu:
è convinto che la sua forza sia nella pancia e nella ciccia che ha addosso… come dare torto ad uno che in carriera ha vinto più di 100 corse?


 
© velo-photos.com 




Alexandre Botcharov:
è il giocherellone del gruppo. Fa sempre scherzi a tutti ed è quello che anche nei momenti più tesi riesce a farti sorridere.


 
 © velo-photos.com




Christophe Le Mevel:
è innamorato di una ragazza italiana di nome Laura, con cui convive da alcuni mesi. Non riesce però a pronunciare bene il suo nome, la R proprio non gli viene. E noi lo prendiamo in giro.


 © velo-photos.com




Nicolas Vogondy:
ogni volta che si pettina sembra stia creando un'opera d'arte. Toccagli tutto, ma non il suo gel e i suoi capelli!






Fra i tuoi compagni con chi hai legato di più?


Il compagno con cui ho stretto di più, oltre a Caucchioli, è sicuramente Le Mevel, con lui mi trovo particolarmente bene perché abbiamo  caratteri molto simili.
 
La lingua straniera è stato un problema?

All'inizio si, ma ho imparato quasi subito a farmi capire e adesso parlo abbastanza bene il francese.

Parliamo un po' di alimentazione,  i sacchetti del rifornimento sono uguali anche all'estero? Quali sono i panini che preferisci?

Non ho particolari gusti, mi piace variare ciò che mangio, cerco solo di evitare le cose che possono crearmi problemi.

Durante il periodo invernale sei particolarmente attento alla dieta? Ci sono degli alimenti che hai eliminato dal tuo menù?

Non particolarmente. So di quanto ho bisogno per perdere peso e ogni tanto non mi faccio mancare qualche gustosa mangiata

Correndo con una squadra francese anche se Pro-Tour, sicuramente il programma gare è diverso e favorisce quelle francesi, per la preparazione in vista di una corsa devi allenarti in Francia o puoi farlo regolarmente in Italia? Per i corridori non francesi esiste  una foresteria o comunque un punto di ritrovo fisso per evitare i continui spostamenti?

Da quel punto di vista correre in una squadra straniera non ha comportato praticamente nulla. Qualche viaggio in aereo in più e qualche gara in Italia in meno, ma appena possibile si torna sempre a casa.

Per gli allenamenti hai un preparatore personale che ti stila tabelle o lasci fare alle tue sensazioni? Su quali strade è più probabile incrociarti?  Come riesci a superare il problema del traffico? Di solito c'è poca tolleranza degli automobilisti nei confronti dei ciclisti

Ho il mio direttore sportivo, Denis Roux, che settimanalmente mi manda il programma di allenamento. Però penso sia molto importante saper ascoltare le proprie sensazioni. Di solito mi alleno sulle strade del Garda, Valpolicella e Lessinia. A volte nel traffico è difficile: certi automobilisti scambiano le strade per piste di F1 e certi ciclisti pensano di avere la strada tutta per loro. Alla fine credo comunque sia sempre una questione di buon senso da entrambe le parti.

Come meccanico come te la cavi, sai effettuare da solo le piccole riparazioni? Sei attento alle varie innovazioni tecniche che il mercato offre? Rendi la vita difficile ai tuoi meccanici per le regolazioni, la sella ….

Di solito sto attento e controllo bene la bici. A volte intervengo io stesso ma non sono sempre lì con le chiavi in mano come fa qualcuno e il materiale che mi fornisce la squadra è sempre di primissima qualità.

Abbiamo parlato di molte case però non ti ho ancora chiesto come giudichi la tua stagione 2005? Buoni piazzamenti al Tour de l'Ain, ma soprattutto un ottavo posto al Campionato Italiano, l'esordio al Giro con un 36° posto in classifica generale, un buon Giro di Svizzera, ti senti particolarmente tagliato per le corse a tappe? Hai un buon recupero visti i risultati.

Il 2005 lo giudico positivamente, per me è stato l'esordio in corse di un certo spessore e soprattutto nei Grandi Giri. Sono convinto che prendendo le giuste misure possa fare bene nelle gare a tappe.

Qual è la corsa dei tuoi sogni?  Fra quelle che hai affrontato in carriera qual è stata la più impegnativa?

Il Giro d'Italia al momento è in cima alla lista, è difficile e non perdona. Tutte le corse sono impegnative, difficile dirne una, tutto dipende dalla condizione e dallo stato d'animo che hai nell'affrontarle.

Hai visto i percorsi del Giro e del Tour 2006, cosa ne pensi? Ti piacerebbe partecipare anche alla Grande Boucle?

Al momento mi sto concentrando al massimo sul Giro, è il mio obiettivo primario per il 2006, il percorso è durissimo, forse anche troppo. Avrei gradito almeno un giorno di riposo o qualche tappa intermedia negli ultimi 8-10 giorni di corsa ed invece non ci sarà respiro. Al Tour vorrei esserci, ma ci penserò più avanti.

Hai già fatto il primo ritiro stagionale con la squadra?

Siamo stati tre giorni a Parigi per le visite mediche e la consegna del materiale nuovo. Dal 13 al 18 gennaio andremo in Costa Azzurra a definire la preparazione e il 28 partirò per la Malaysia.

Che differenze hai notato fra i tifosi francesi e italiani?

In Francia i tifosi sono molto calorosi. Mi è capitato di autografare delle mie foto vecchissime custodite da appassionati come fossero cimeli. In Italia invece c'è molto meno interesse. Forse sono tutti troppo concentrati sul calcio…

Quali sono i tuoi obiettivi per il 2006?

Mi è stata data per la prima volta la possibilità di preparare al meglio il Giro d'Italia. Sono curioso di vedere cosa potrò fare.

Hai già stabilito il programma gare? Dove esordirai?

Prima corsa in Malaysia, poi Chiasso e Lugano, Tirreno Adriatico, Milano-Sanremo, Giro dei Paesi Baschi, Freccia del Brabante, Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi Bastogne Liegi e Giro. Direi un bel programmino tanto per iniziare.

Per concludere cosa vuoi dire ai tuoi tifosi?

Per me il 2006 è un anno importante. Spero di raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato perché così vorrà dire che sarò riuscito a dare qualche bella soddisfazione a chi ha scelto di tifare Bellotti.




 La scheda di Francesco Bellotti


Data e luogo di nascita:
6 agosto 1979  Bussolengo (Verona)
Altezza: 179 cm
Peso forma: 65 Kg
Professionista dal 2003
Squadre:

2003  Mercatone Uno - Scanavino
2004  Team Barloworld - Androni Giocattoli
2005  Crédit Agricole
2006  Crédit Agricole

Principali risultati

Francesco Bellotti, al suo quarto anno fra i professionisti, il secondo consecutivo nella squadra francese della Crédit Agricole, cerca in questo 2006 la prima affermazione della sua carriera e soprattutto una bella prestazione nella Corsa Rosa dove cercherà di dimostrare le sue doti di passista scalatore.
Ecco i suoi principali risultati:

2003:

  - Giro del Medio Brenta
  - GP di Lugano
  - Giro della Provincia di Reggio Calabria
  - 3ª tappa Corsa della Pace (Krnov - Polonica Zdroj)
10° - Giro del Friuli

2004:

  2° - GP Industria & Commercio di Prato
  - 5ª tappa Tour of Georgia (Dalton - Dalhonega)
  7° - 3ª tappa Ster Elektrotoer (Coo - La Gileppe)
10° - 4ª tappa Settimana Internazionale "Coppi e Bartali" (Casalgrande - Pavullo)

2005

   - 1ª tappa Tour de l'Ain (Saint  Vulbas - Lagnieu)
   - 4ª tappa Tour de l'Ain (Lelex - Saint Genis - Pouilly)
   - Tour de l'Ain
   - Tour du Finistère
   - Campionato Nazionale su strada
 10° - 1ª tappa Paris - Corrèze (Contres - Saint Amand - Montrond)
 16° - Giro di Svizzera
 20° - 16ª tappa Giro d'Italia (Lissone - Varazze)




 
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