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La Classica di Primavera è alle porte, le edizioni si sono succedute, tutte con lo stesso alone mitico, che da sempre, accompagna questo appuntamento tanto importante quanto affascinante e duro. Che cosa passerà mai nella mente di un esordiente alla sua prima Sanremo?
Un'edizione da tregenda quella che si presenta agli occhi degli spettatori assiepati dietro le transenne. Neve, freddo e vento sono le crudeli compagne di viaggio di questa Milano-Sanremo. Non ci sono caschi, manicotti, gambali e mantelline per proteggersi dalla pioggia, c'è solamente la voglia di essere lì, di portare a casa qualche denaro ai propri genitori, che lottano contro un economia beffarda. Il ciclista senza nome parte alla ricerca di quel GPM, al vento e alla neve che questa classica presenta in quest'inizio di stagione, quella neve che dopo qualche chilometro avrà inzuppato la maglia di lana del coraggioso Guascone della bici. Tra qualche minuto si parte e i riti sono sempre quelli, si sgomita per accaparrarsi il numero di corsa, si corre alla linea del traguardo, dove l'amata aspetta l'ultimo sguardo prima del segnale della partenza, si china la testa e si pensa a tutti coloro che non ci sono, si china la testa e intimamente si prega, quasi a dare un alone religioso a questa corsa magnifica che sta sotto il nome di Milano-Sanremo. Sarà affare di velocisti? Sarà vittoria di un illustre sconosciuto? Sarà sicuramente una giornata difficile e interminabile. Il plotone infreddolito e già stanco di pedalare sotto queste condizioni atmosferiche non riesce ad ingranare, si va lenti, ma come si sa, il lavoro del ciclista è anche e soprattutto questo... sofferenza. Il giovane delfino è stanco di andare così, scalpita, è alla sua prima Sanremo, le aspettative sono alte, la sua mamma da casa aspetta il verdetto e prega affinché al suo piccolo bambino non capiti nulla di grave. I primi scatti, le prime fughe infiammano la corsa mitica, e il giovane ciclista non si fa perdere l'occasione", se da qua posso arrivare, almeno porterò a casa qualche denaro"... Il freddo punge, all'orizzonte la strada si inerpica, la salita è arrivata, il giovane Guascone si alza sui pedali, le gambe urlano tutto il loro dolore. La salita è quasi finita, là in fondo si vedono ancora tantissime persone, compongono un lungo serpentone di braccia, urla e incitamenti. 20 km all'arrivo, ma il vantaggio del ciclista è troppo poco, "non ce la farò mai, mi stanno riprendendo, devo forzare, e se poi vado in crisi? Ho mangiato abbastanza? Riuscirò a vincere questa splendida corsa, o arriverò stremato vedendo, là in fondo, le braccia del solito che si avvicinano al cielo?". Tutto ciò è quello che passa nella testa del ragazzo, forse troppo giovane e inesperto, per riuscire a gestire in maniera intelligente, questa corsa, fatta soprattutto di strategie. Il gruppo si avvicina sempre più e vede quel puntino in fondo al rettifilo, il Guascone di giornata sta per essere ripreso, ma la sua gioia è grande, immensa, infinita, è scattato ed è stato protagonista di una fuga alla sua prima Sanremo... prove generali per il prossimo anno... "Cara Sanremo, ci rivediamo il prossimo anno, ci sarò, più agguerrito di oggi". La sintesi dei cinegiornali è scarna, ma i genitori del piccolo eroe di giornata si sentono orgogliosi del proprio figliolo, tutto il paese ha una figura da celebrare, di cui andare fiero, ognuno stringe e abbraccia la famiglia del protagonista della fuga più lunga di questa edizione della classica di primavera. Caro berretto voltato all'indietro, segno ulteriore di spavalderia e di ingenuità, cara bici, care salita, caro pubblico, già si pensa al prossimo anno. Arrivederci Sanremo |