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[Pista] Il dopo-Mondiali è l'inizio di una nuova era? Stampa E-mail
Scritto da Andrea Costa   
martedì 18 aprile 2006
Sono terminati il giorno di Pasqua i Mondiali di ciclismo su pista 2006 a Bordeaux che, nonostante il giorno di festa, hanno fatto registrare l'esaurimento di tutti posti disponibili e oltre, vista la gente assiepata alla balaustra. Ma l'Italia è così distante dalla Francia per quanto riguarda la pista? I "galletti" sono qui dietro l'angolo, latini come noi, con una storia e una tradizione "ovale" simile alla nostra: eppure sbaragliano la concorrenza ogni volta, con noi italiani al palo...

Il sito della Federazione Francese apre con un "Malheuresement nous n'avons que 11 vélodromes couverts". "Purtroppo abbiamo solo 11 velodromi al coperto". Purtroppo? È possibile averne uno in prestito? Vabbè, anno nuovo vita nuova: il famoso "Progetto Martinello" sta per entrare nel vivo (del suo inizio), dicono che la città di Montichiari avrà un velodromo coperto entro la fine del 2007 e noi stiamo tutti qui a sognare, sentiamo già il profumo del legno.

La spedizione italiana a Bordeaux non è andata male, ma nemmeno troppo bene. Non siamo ancora pronti ad offrire alle nuove leve il necessario supporto economico (e il corrispondente rientro pubblicitario per le squadre) per far sì che possano decidere di usare bici senza cambio e freni. Gli intenti federali sono per ora lontani dal chiedere agli atleti la specializzazione necessaria abbandonando la strada, l'Italia attualmente non ne ha i mezzi. Gli specialisti internazionali della pista che abbiamo visto a Bordeaux non sanno neanche cosa sia la strada...

Una via di mezzo sì! Ecco che la presenza di un Napolitano nello scratch ha dato forse il "la" ad una nuova generazione di stradisti che possono dedicarsi anche alla pista. Per quanto riguarda l'inseguimento, c'è ancora da lavorare: ma possiamo guardare alle altre nazioni sentendoci quasi vicini a loro, con "quartettari" che corrono normalmente nelle gare professionistiche su strada, e con spesso buoni risultati.

Sono numerosi gli australiani che, con un trascorso su pista, debuttano su strada vincendo o piazzandosi nelle prime posizioni dei prologhi o delle brevi cronometro nei grandi Giri. In Italia, perchè non fare il contrario? Perchè non chiedere agli italiani che si piazzano o vincono le suddette brevi cronometro di partecipare all'inseguimento a squadre su pista?

Per quanto riguarda i risultati, il bottino italiano è sbalorditivo se rapportato all'investimento fatto negli ultimi anni. Ed allora, ecco un bel 10 a Vera Carrara, che ha saputo ripetersi ed indossare la maglia iridata. Ripetersi non è mai facile in una gara che non si svolge individualmente come può essere un inseguimento. Nella corsa a punti c'erano contro di lei altre 20 atlete, tutte con pari possibilità.

Un 9 e mezzo a Roberto Chiappa, eliminato nella Velocità ai quarti di finale, da un Theo Boss stratosferico (capace di un 10''1 netti nelle qualificazioni e che non ha trovato nessun intoppo nella strada alla maglia iridata, permettendosi più volte di giocare con gli avversari). Mezzo punto lo togliamo per aver male interpretato la semifinale del Keirin. Un 10 virtuale a Roberto però, perchè purtroppo è stato accantonato in questi ultimi 4 anni di "non gestione" federale e non ha mai mollato, pur essendo l'unico vero specialista italiano.

Un 9 a Danilo Napolitano che forse ha avuto un attimo di indecisione prima di iniziare la volata dello Scratch, l'avremmo visto bene su uno dei gradini del podio. Un 8 ad Annalisa Cucinotta, sesta nello Scratch, che ha dovuto adeguarsi alla decisione del gruppo di lasciar vincere un'outsider (la colombiana Calle) e che era, tra l'altro, la più giovane in gruppo. La rivederemo prestissimo protagonista. Un 7 a Saveriano Sangion (Gigio per gli amici) che ha fatto registrare il suo miglior tempo di sempre nel Chilometro, ben distante però da quelli che sono i tempi da podio.

Delusione invece da Elisa Frisoni, eliminata agli ottavi della Velocità, partita male nei 500 e senza carattere nel Keirin. Voltiamo pagina e ricominciamo, Elisa ne ha le potenzialità e a Pechino avrà comunque solo 22 anni. Senza infamia e senza lode il quartetto azzurro dell'Inseguimento, privato di Curtolo il giorno prima della prova, per "incompatibilità di mezzi" su cui non vogliamo fare nessun ulteriore commento, così come senza infamia e senza lode la prova di Lisa Gatto nell'Inseguimento Individuale in cui è giunta quattordicesima e la prova di Angelo Ciccone nella Corsa a punti, classificatosi tredicesimo.

Sotto tono il grande Marco Villa in coppia con Fabio Masotti nell'Americana. Marco a metà gara ha anche assaggiato il legno di Bordeaux senza però alcun danno e i due hanno terminato la prova con 2 giri di ritardo e nemmeno un punto.

Per la grande Pista, un arrivederci a Palma de Maiorca nel 2007, con tre settimane di anticipo rispetto al periodo canonico, dal 28 marzo al 1° aprile: i pistard che si potranno allenare tutto l'inverno in comode e calde piste coperte possono ritenersi davvero fortunati.

 
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