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Anche per l'occhio attento di un appassionato non è sempre facile riconoscere i tanti corridori che ogni anno compongono il cosiddetto "gruppo". Certo, la maglia iridata di Boonen, il caschetto dorato di Bettini, il tricolore di Gasparotto sono dei segni distintivi che posso aiutare, ma come fare per non trovarsi impreparati di fronte alla cinquantina di neo professionisti che quest'anno sono andati ad incrementare il gruppo multicolore che ci sfreccia davanti lungo i bordi della strada? Proprio per questo ultimokilometro.com ha deciso di approfondire con le sue interviste la conoscenza di quei giovani che con impegno e sudore cercano di ritagliarsi un proprio spazio nella massima categoria e capire meglio quelle che sono le loro difficoltà e le loro speranze.
Il primo atleta che andiamo a conoscere è Matteo Priamo, veneto di Castelfranco, classe 1982.  | GP di Lugano 2006 - © Margaret Kaeppeli
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Dopo aver chiuso il 2005 con cinque successi indossando la maglia del GS 93 Promosport, la squadra diretta da un ex professionista Giorgio Furlan, debutta fra i professionisti a fine gennaio al Giro del Qatar con la Ceramica Panaria - Navigare. Per il team di Bruno e Roberto Reverberi, che in questi anni hanno sempre fatto emergere nuovi talenti, Matteo Priamo rappresenta una nuova scommessa. E fin da subito, il giovane trevigiano ha dimostrato tutto il suo impegno, mettendosi in mostra già nella prima tappa della Tirreno - Adriatico, quando, grazie ad una fuga da lontano, riesce a vestire la maglia di leader del GPM. Ma vediamo più dettagliatamente chi è Matteo Priamo.
A che età hai iniziato?
Ho iniziato a 7 anni. La tua famiglia ti ha incoraggiato in questa scelta o avrebbe voluto farti fare altri sport? Non mi hanno incoraggiato, però un giorno mio padre mi ha portato a casa una bici da corsa e da quel momento non ho più smesso, anche se prima del ciclismo ho praticato sci di fondo, nuoto, judo, calcio! Sei riuscito a conciliare studio e ciclismo? All’inizio ci riuscivo, poi col passare degli anni e con il passaggio alle categorie superiori faticavo, a causa della stanchezza dovuta dall’allenamento, fortunatamente non ho perso anni di studio e ho preso lo stesso il diploma di quinta superiore. Cosa hai dovuto sacrificare per fare ciclismo? Tante cose, amici e compagnie, divertimento, serate, discoteca, ragazze, ferie, tante cose buone da mangiare, ma che per un atleta non fanno bene, ecc. ecc. Perché un giovane sceglie di fare ciclismo, nonostante sia uno degli sport più faticosi? Nel mio caso perché avendo cominciato da piccolo non avevo tante distrazioni, questo sport mi dava molte soddisfazioni che a quella età, in altri sport, non trovavo. Vincere e arrivare prima degli altri mi è sempre piaciuto… In quali squadre hai militato prima di passare prof? Ho cominciato con la U.C. Dino Liviero, poi è diventata U.C. Dino Liniero - G.S. Postumia 73 fino a juniores, da dilettante ho fatto tre anni con la Trevigiani, poi un anno con Marchiol Famula e alla fine con il G.S. 93 Promosport. Chi sono stati i tuoi maestri? All’inizio, nelle categorie minori, è stato mio papà, poi ho sempre ricevuto lezioni dalle batoste che prendevo sulla mia stessa pelle alle corse. Ho fatto quasi tutto da solo, mi sono temprato, dovevo sbattere la testa prima e poi imparavo. L’unico maestro l’ho trovato l’anno precedente al passaggio al professionismo, Giorgio Furlan, un grande ex professionista che ha molto da insegnare! Qual è il consiglio più frequente che ti hanno dato in passato e che ti è servito in questi primi mesi nella massima categoria? Aver pazienza e che tutto prima o poi viene ripagato, soprattutto i sacrifici. Pensi che fin dalle categorie giovanili sia utile una ferrea disciplina da parte dei DS per meglio forgiare il carattere di un ragazzo? Assolutamente no, a me hanno sempre detto che nessuno mi obbliga a correre, ed è vero. Il ciclismo non deve essere forzato, secondo me, con la forzatura, si ottiene metà dei risultati. Almeno fino a 20 anni bisogna lasciare tranquilli i ragazzi. La ricerca dei risultati, delle vittorie, un'intensa attività fin da dilettanti, non credi che logori un giovane prima ancora di passare prof? Si, sono pienamente d’accordo, i ragazzi vengono sottoposti a pressioni già fra gli juniores. Quando poi diventano dilettanti questa pressione è ancora più evidente perché sono trattati con mentalità da professionisti, perché si corre già per lavoro più che per divertimento e quindi quando si toccano i soldi… Qual è la corsa o la vittoria che ricordi con più entusiasmo? La corsa che ho vinto nel mio paese da dilettante, il Trofeo Sportivi di Poggiana. Un episodio che invece vorresti dimenticare? Una brutta caduta quando mi sono rotto la clavicola e la scapola! Fra i giovani passati professionisti c'è qualcuno con cui hai duellato anche fra gli U23? Si, Riccò, De Matteis, Di Nucci…..e tanti altri. Hai avuto particolari problemi per firmare un contratto da professionista? Purtroppo si, questo è un grande problema per i dilettanti, prima che la gente cominciasse a sentire il mio nome ho dovuto vincere di tutto e andare forte da febbraio a ottobre, verso fine anno avevo 2 o 3 squadre che mi cercavano!!! Hai un idolo o comunque un ciclista a cui vorresti assomigliare? Mi è sempre piaciuto Cipollini e la sua potenza…anche se non ho le sue caratteristiche. Quale è stata la gara del tuo debutto fra i prof? Il giro del Qatar. Cosa ricordi di quel giorno? Emozionato? Molto emozionato, c’era anche il campione del mondo Tom Boonen in gara.
| Maglia verde a Tivoli alla recente Tirreno - Adriatico - © ultimokilometro.com
| Qual è stata la prima sensazione che hai avuto in gruppo pedalando a fianco di atleti già affermati? Ti hanno dato dei consigli? Non mi sembrava vero vedere e correre assieme a gente che fino a qualche tempo fa vedevo solo in tv. Qualcuno mi ha dato dei consigli, Matteo Tosatto per esempio… Chi è stato il primo collega con il quale hai scambiato qualche parola? Matteo Tosatto. Quali sono le principali differenze che hai notato nel modo di affrontare una gara fra prof e U23? Ho notato che tutto quello che viene fatto tra i prof in gara ha un senso, mentre tra i dilettanti molte cose vengono fatte senza motivo, azioni inutili per esempio. Poi ho visto che quando decidono di accelerare lo fanno con tale forza e continuità da far quasi impressione. Con questo voglio dire che il passaggio tra i prof è abbastanza duro! Non credi che l'uso dell'auricolare privi il corridore della sua inventiva? Può anche essere che privi il corridore della sua inventiva, ma la maggior parte delle volte l’auricolare è utile, fondamentale direi. Serve per farci sapere il vantaggio di una fuga, per avvertire di una foratura, per chiamare il DS e chiedere qualunque cosa, borraccia, rifornimenti vari, farci passare la mantellina se fa freddo! Durante i primi ritiri della squadra sei stato oggetto di qualche scherzetto? No, niente di particolare. Qual è la tua giornata tipo durante il periodo agonistico? Sveglia alle ore 9, colazione, controllo la posta elettronica e news su internet, partenza in bici per l’allenamento alle ore 10, pranzo in base alle ore di allenamento, riposino pomeridiano sul divano, navigo ancora su internet, a volte vado a fare un giro per negozi… Alla sera ceno verso le 19.30, mi trovo con la fidanzata Elisa, vado a dormire verso mezzanotte. Per gli allenamenti segui tabelle particolari? Usi il cardiofrequenzimetro o vai a sensazioni? Generalmente mi alleno seguendo delle tabelle, però prima di tutto ascolto le mie sensazioni e in base a quelle imposto le ore e il ritmo di allenamento. Si, uso il cardiofrequenzimetro, senza di quello non riesco ad allenarmi! Hai un percorso abituale sul quali testi la tua condizione? Si, ho una salita che di solito faccio in soglia prendendo il tempo e vedo come sono messo… Sei particolarmente attento all'alimentazione? In squadra avete un dietologo che vi segue? Ci sono dei cibi che hai completamente abolito dalla tua dieta? Si, sono molto attento, sono praticamente sempre in dieta, faccio presto a mettere su peso, per cui devo controllarmi. No, in squadra non abbiamo il dietologo. Ho tolto dalla tavola i fritti, la panna, la nutella e la pizza nei giorni che precedono le gare. Generalmente mangio di tutto, ma nei limiti. Prima regola, mai abbuffarsi. Parlaci un po' delle tue caratteristiche come corridore, quali sono i percorsi che preferisci? Meglio le corse in linea o quelle a tappe? Sono un corridore che si trova bene con la pioggia e con il freddo, mi piacciono i percorsi misti, in pianura non ho nessun problema, in volata sono abbastanza veloce e nelle salite non troppo lunghe mi difendo bene. Generalmente vado bene nei giri a tappe. Pregi e difetti nello sport? E nella vita privata? Un pregio che ho nello sport è che sono generoso con i miei compagni di squadra, tenace e testardo. Fra i difetti, sia nello sport che nella vita privata sempre la testardaggine, ritengo invece un pregio il fatto che sono spensierato. La corsa dei tuoi sogni? La Parigi-Roubaix C'è un'impresa nel recente passato o un campione che ti ha particolarmente entusiasmato? No Quali sono le tue aspettative in questa prima stagione fra i prof? E per il futuro? Cercare di dare una bella impressione, di far vedere che ho del potenziale. Fare già qualche piccolo risultato. Cosa vorresti dire ai tuoi Direttori Sportivi? Di aver fiducia di me in generale. Vuoi aggiungere qualcosa? Spero di essere stato esauriente con le mie risposte e non troppo pesante.
 | GP di Lugano - © ultimokilometro.com
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La scheda di Matteo Priamo Data e luogo di nascita: 20 marzo 1982 a Castelfranco Veneto (TV) Altezza: 182 cm Peso forma: 72 Kg Professionista dal: 2006
Squadre: 2006 Ceramica Panaria - Navigare
Principali risultati Maglia verde – 1ª tappa della Tirreno – Adriatico 7° - 3ª Tappa Vuelta Ciclista a la Rioja |