La montagna sovrana non lascia che il sole sparga i suoi maestosi raggi sulla valle che ancora dorme.
Due occhi di bambina fissano la strada, finalmente sgombra dal traffico.
Due occhi di bambina fissano l’orizzonte, con la speranza di veder spuntare dal tornante la figura del ciclista.
Poche sono le persone che sfidano le temperature rigide della mattina, solamente qualcuno esce dalle tende che occupano il grande prato sottostante, è presto sono solamente le sette della mattina, ma quella bimba, che già sente l’adrenalina della corsa, è lì, ferma, mentre un brivido le sale la schiena.
La mente corre veloce, riscopre le emozioni della sera precedente, quando la piccola tifosa, ascoltava le voci felici e gioiose che salivano da tutte le parti, il ciclismo è proprio questo, una grande comunità che aspetta, attende, ride, scherza, sorride e fa amicizia, tutti accomunati da uno spirito che non appartiene alla società moderna, dove tutto è minato dalla fretta e dagli interessi, dove non si ha tempo per riscoprire la dimensione interiore di ogni singola cosa.
Il sole lentamente comincia a spargere il calore dei suoi raggi dorati sulla strada e sulla bambina che trepida e aspetta l’arrivo della carovana e mentre il sole sale, le voci si fanno via via più squillanti.
La bambina non si muove, rimane lì, e si immagina chi passerà per primo, chi si staccherà, chi le donerà un saluto, e chi la guarderà con uno sguardo implorante aiuto.
Si, anche questo è il ciclismo, difficoltà, dolore, piacere alle urla dei tifosi che sembrano essere lì, che sembrano voler spingere ogni singolo partecipante su quei pedali che,talvolta, sembrano non voler girare, specialmente qui, su questa montagna difficile, la Marmolada.
La bambina con sé porta un segno di riconoscimento che mai più svanirà dal ciclismo, quel pezzo di stoffa giallo chiamato bandana e che per lei assume un significato mistico, un significato di amore e passione per quell’atleta che proprio su questa salita fu sia protagonista sia sconfitto, Marco Pantani.
Proprio a Marco Pantani, coloro che passano di fronte alla bambina, vogliono lasciare un segno, un gesto d’amore e d’affetto, un bacio al cielo e un saluto, talvolta accorato, con un groppo in gola che difficilmente sarà tolto, "ciao Marco".
Ore 8.00, la temperatura è sempre più calda e gradevole,e la bambina scorge in fondo al tornante due figure a lei familiari, sono i suoi adorati nonni, che aspetteranno assieme alla piccola tifosa e ai suoi genitori il passaggio della corsa rosa.
Grazie all’arrivo dei nonni la giornata scorre velocemente, come scorrono velocemente i pensieri della piccola nella sua mente,una mente che sogna e ipotizza su chi sarà il primo a passare, su chi si staccherà, su chi le sorriderà, su chi sentirà o non sentirà il tifo caloroso del pubblico e su chi la esalterà.
I primi segni del passaggio della carovana sono rappresentati dalle macchine della stampa e dell’organizzazione che salgono su questo asfalto impervio, sicuramente dai loro finestrini avranno avuto il tempo per godersi lo spettacolo che solo questo pubblico, il pubblico del ciclismo, sa dare.
Il passaggio avvisa i tifosi che da quel momento ad un ora passerà il folto gruppo, mentre la ragazzina si sente sempre più agitata e in attesa di qualcosa di straordinario...
I tifosi si avvicinano ai bordi della strada, qualcuno estrae la macchina fotografica, nella speranza di riuscire a trattenere in una istantanea tutte le emozioni, i brividi, le sensazioni, le delusioni, che uno sport duro come il ciclismo sa dare.
Oltre alle macchine fotografiche spuntano le radioline, sintonizzate sui canali di radiocorsa, al fine di conoscere l’esatta posizione del gruppo, e dei suoi eventuali fuggitivi, la montagna, però, è imperdonabile anche quando si parla di frequenze, e la radiolina emette solamente un fastidioso rumore... tutto ciò fa salire la tensione e l’attesa a livelli snervanti ma bellissimi...
"Eccoli, eccoli", la voce del nonno risveglia negli occhi della piccola tifosa quella luce che solamente il ciclismo sa donare agli occhi della bimba,la luce è brillante,tanto brillante da donare dei riflessi comparabili ai telai dei ciclisti che salgono sotto un sole caldo.
Il cuore batte a mille, la ragazzina si alza di scatto dal guard-rail, osserva e incita ogni singolo partecipante, le facce sono tutte diverse, trite, contratte dalla fatica e dal freddo, felici e rilassate per qualcun'altro, ma non per gli ultimi che trovano soddisfazione e allegria solamente dagli incitamenti di un pubblico che scalda questa montagna ardua e freddissima.
"Alè ragazzi forza, spingete che è quasi finita" un unico urlo, un unico grido di incitamento, pronunciato da migliaia di voci diverse ma tutte accomunate dalla stessa passione, dalla stessa sofferenza, si perché di questo si tratta, non solo di podio e vittoria, ma soprattutto di sofferenza...
"Andiamo Viola, è passato anche l’ultimo, e l’ambulanza sta per chiudere la corsa, è ora di scendere a Valle",
e il Giro era già passato.
Buon Giro a tutti...