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Godiamoci un grande Giro, e che vinca il migliore Stampa E-mail
Scritto da Alessandro   
venerd́ 05 maggio 2006
Parte oggi dal Belgio vallone l'89° Giro d'Italia. La corsa, che più che mai si preannuncia scoppiettante sopratutto per il percorso vario e impegnativo, nell'ultima settimana riserverà un vero spettacolo per gli appassionati. Come ogni anno, il Giro risveglierà la voglia di ciclismo degli italiani, che tireranno fuori la propria bicicletta dalla cantina per imitare i propri idoli. Per gli appassionati, il Giro rappresenta il coronamento di una primavera ricca di appuntamenti da seguire, un'occasione per vedere per qualche attimo i propri beniamini sotto casa. Ma il Giro solo una festa per gli italiani e una vetrina per i corridori di casa o rappresenta ancora un valido banco di prova per i ciclisti di tutto il mondo?
 
La situazione è più che mai complessa. Il Pro Tour ha portato nuova linfa e ha indubbiamente alzato il livello qualitativo medio dei partecipanti, ma i grandi nomi delle due ruote vedono ancora la corsa rosa come allenamento di lusso per il Tour de France o come inutile ostacolo sulla strada verso Parigi. Quindi Ullrich sarà sulle nostre strade per accumulare chilometri (e perdere chili), Rasmussen per trovare la condizione, McEwen per razziare qualche tappa e fare i bagagli. Le squadre transalpine, nel francofilo Pro Tour in cui sono ben 5, vedono il Giro come un peso e non come un'opportunità, in una stagione in cui il fulcro è e sarà sempre il Tour de France.
 
Negli ultimi anni anche la qualità dei percorsi è aumentata. Nella tradizionale prima settimana di corsa, dedicata ai velocisti, sono stati inseriti traguardi per i grandi finisseur, o tappe con salite poco impegnative ma già probanti per le gambe in rodaggio degli atleti. La cronosquadre, reinserita quest'anno, cerca di alzare ulteriormente la varietà dello spettacolo, e soprattutto permette alle squadre straniere una visibilità eccellente.
 
Ma esperimenti come Plan de Corones, tappa brevissima (133 chilometri, quasi il percorso corto di una granfondo) con un arrivo in quota su una strada sterrata senza una particolare tradizione, e la partenza dal Belgio fanno storgere il naso. Per attirare i corridori più forti al mondo non è certo necessario uno spettacolo da circo o un budget più alto di quello attuale, raccimolato qua e là da amministrazioni locali generose.
 
Venendo ai protagonisti, nonostante gli sforzi organizzativi, sono ancora in gran parte italiani. Sono anni, ormai, che uno straniero non sale sul gradino più rosa del podio. Il "provincialismo" del Giro è un tallone d'Achille, così come quello della Vuelta, che però è posizionata meglio in calendario e ne soffre meno. Anche nel 2006, la rosa dei pretendenti contiene un solo straniero: la nostra non è esterofilia fine a sé stessa, al contrario questo fatto rappresenta uno svantaggio per i nostri corridori, che dominano in casa e soffrono tremendamente il livello medio più alto nelle altre corse stagionali.
 
Il primo pretendente è Ivan Basso. Sicuramente un corridore discusso, il varesino è più di una promessa ed è chiamato alla prova del nove: occorre una vittoria finalmente significativa perché il suo palmares corrisponda alle sue potenzialità. Ivan mette in imbarazzo anche noi in redazione, non sappiamo mai come parlarne e non siamo mai d'accordo sul suo rendimento. Lo abbiamo visto tutti mutare negli anni, da attendista a grintoso in pochi anni. Ma a 27 anni non ha ancora portato a casa nemmeno un risultato di rilievo. L'anno scorso lo avevamo anche intervistato, ed aveva risposto ai nostri quesiti con estrema cautela, quasi per non compromettersi. Ultimamente, anche con i giornalisti si è sbottonato di più, ma il suo carattere attendista lo si coglie dopo poche parole: speriamo che al Giro dimostri quanto vale, dopo una vittoria ci accontenteremmo di poche sue parole per commentare un podio a Milano.
 
Il secondo favorito è Damiano Cunego. Atteso ad un riscatto dopo un 2005 sottotono, ha ripercorso la stessa preparazione dell'eccezionale 2004 della maglia rosa e del Giro di Lombardia. Gilberto Simoni, staccatosi dalla Lampre per approdare in Spagna alla Saunier Duval, sarà il solito "cagnaccio" (come solitamente chiama gli avversari più ostici) sulle salite più dure. Paolo Savoldelli potrà contare su un percorso meno favorevole alle proprie caratteristiche, ma ha dalla sua 2 vittorie a Milano e una condizione strepitosa.
 
Danilo Di Luca ha rinunciato alle gare del Nord per finalizzare la preparazione sulle prossime tre settimane: è una mina vagante e lo scorso anno ha dimostrato la propria tenuta sulle tre settimane. Gli unici due stranieri che potranno dire la loro sono José Rujano e Juan Manuel Garate, entrambi con grosse incertezze: il primo ha passato un inverno travagliato e ha pochissimi chilometri nelle gambe; il secondo non ha mai corso da protagonista, ma ha sempre tenuto le ruote dei migliori nelle tre settimane.
 
Il percorso è pronto ed è selettivo (con alcuni peccati veniali, tra cui il citato Plan de Corones, i pochi chilometri a cronometro, tra cui la novità della cronosquadre, che è però troppo breve per fare selezione e un'esclusione quasi integrale del Meridione). Lo spettacolo sarà garantito sulle grandi salite, nelle grandi volate, negli strappi secchi. I protagonisti saranno tutti pronti e battaglieri. Non resta che accendere la tv o sedersi al pc davanti a Ultimokilometro.com.
 
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