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[Racconti] Tavola rotonda "Chi ha ucciso Marco Pantani?" Stampa E-mail
Scritto da Viola   
marted́ 16 maggio 2006
La strada corre sotto le ruote veloci della mia auto, e i pensieri su cosa mi aspetterà risultano essere altrettanto veloci e confusi. Confusione, ecco cosa avevo nella mia mente all'andata, non sapevo veramente quale fosse l'obiettivo della serata, non sapevo se sarebbe stata piacevole o meno: a cosa stavo andando incontro? Sapevo solo una cosa, ci sarebbero stati tutti coloro che hanno scritto o contribuito alla scrittura di libri, più o meno credibili, su Marco Pantani. L’incontro si chiama "Chi ha ucciso Marco Pantani", e si tiene nella città natale del campione romagnolo.

I protagonisti della serata saranno Alessandra De Stefano, moderatrice Rai Sport, Philippe Brunel, Davide Cassani (assente per 'contrattempo'), Pier Bergonzi, Giafranco Josti, Matt Rendall, e Beppe Conti, ultimo nella mia lista ma primissimo, cronologicamente parlando, nel far uscire un libro su Marco.
Man mano che il tempo si avvicina all'ora prevista dell’inizio della serata, la sala comincia a riempirsi e le facce che vedo attorno a me sono sia di cesenatesi, sia di persone provenienti dalle testate più importanti del panorama giornalistico, spiccano fra di loro i fotografi, interessatissimi e nostalgici di BS.
Mi avvicino timidamente a Bergonzi, che mi stringe la mano presentandomi a Conti, una persona che mai mi sarei aspettata così semplicemente schietta e pura. Josti mi stringe la mano chiedendomi di come vadano le cose e dicendo 'questa è una vera tifosa, da Treviso eccola a Cesenatico, per il suo campione'. Dopo una breve chiaccherata su ciò che per loro e per me tutt’oggi significa Marco mi allontano aspettando al varco Alessandra De Stefano e Philippe Brunel.
Esco e mi accorgo che Alessandra sta parlando e incoraggiando Mamma Tonina, anche questo appuntamento sarà estremamente doloroso e pesante da sopportare, d'altronde la domanda della tavola rotonda è inequivocabile 'Chi ha ucciso Marco Pantani'?
C'è anche papà Paolo, a cui stringo la mano, vede la bandana legata al mio polso, abbassa gli occhi e con un filo di voce mi ringrazia di essere presente. Il papà di Marco è una delle persone più semplici e riservate che abbia mai conosciuto, dietro a quel velo che sembra impenetrabile ai più, batte il cuore di un uomo dilaniato da un dolore interno assolutamente divorante e insopportabile, e questo si può leggere nell'espressione del suo viso, che ricorda fortemente l'espressione di Marco, la somiglianza è straordinaria.

Saluto velocemente Alessandra De Stefano e Philippe Brunel che mi ringraziano di essere presente come rappresentanza dei tifosi.
Tantissimi sono i concittadini di Marco, che a due anni dalla scomparsa, sono lì arrabbiati e indignati.
Una domanda mi sorge spontanea, ma tutti questi concittadini dov'erano quando Marco c'era e non riusciva a non prendersi del drogato anche dai suoi concittadini che lo incontravano in allenamento?
Se tutto questo attaccamento e questo affetto fosse stato dimostrato prima, Marco cosa sarebbe oggi? dove sarebbe e che cosa farebbe? Sarebbe qui con noi

Si comincia, le luci si spengono, viene proiettato un filmato emozionante di Marco e il dolore di Mamma Tonina non è contenibile, si sfoga in un urlo che fa scrosciare nella sala tantissime lacrime e tantissimo applausi... chissà se li sente Marco...
Lasciamo il sentimentalismo.

La prima domanda è uguale per tutti: «I vostri libri come sono nati, e come è stato scrivere a caldo una storia di un campione tanto grande come Marco?» Le risposte, tutte sensatissime e permeate di emozione, ma tutti noi sappiamo le caratteristiche dei libri usciti in Italia.
Il libro di Philippe Brunel sarà una sorta di analisi dell'inchiesta aperta dai Carabinieri. Nel libro si tenta di sovvertire alcune cose che non sembrano limpide, come ad esempio il buco di tre ore fra il ritrovamento del corpo di Marco e la chiamata ai Carabinieri, Cosa è successo in quelle tre ore? Chi c'era in camera con Marco? Era veramente quella la sua camera o è stato spostato e come ha fatto a combinare tutto quel disastro nella camera senza riportare lesioni visibile alle mani? Nessuno lo potrà sapere, perchè le impronte digitali non sono mai state rilevate e il 'Residence le Rose' di Rimini è stato completamente restaurato. Del vecchio residence rimangono solamente i muri portanti, queste sono osservazioni che possono risultare importantissime.
Il libro dello scrittore Matt Rendall è una biografia sentita del campione romagnolo.
Ma passiamo alla fase saliente del dibattito.
Che cosa è successo a Madonna di Campiglio?

Tutti i protagonisti sono convinti che l'inizio della fine di Marco sia proprio su quelle scale dell Hotel Touring di Campiglio, dove Marco è morto, scalino per scalino, piano, piano, passo dopo passo, intervista dopo intervista.
Le opinioni sono tutte convergenti sul fatto che a Campiglio, in occasione del controllo, ci siano state delle incongruenze di fondo, il metodo di prelievo, il laccio emostatico che non fu applicato al braccio di Marco, le provette, anzi la provetta (di regola dovrebbero essere due) che non sono state sigillate e che l'anno seguente furono ritirate dal commercio farmaceutico. Poi: il metodo di trasporto che, secondo alcuni, potrebbe aver alterato i valori sanguigni, il fatto di aver chiesto la prova del DNA: era sicuro che il sangue fosse suo. Tutte le altre cose erano da verificare e da far notare, di sicuro non il DNA.

Dopo un periodo di riscaldamento, dove i protagonisti sembravano essere trattenuti, Alessandra De Stefano incalza spostando l'attenzione sul discorso FEDERAZIONI.
Il ‘99 fu l'anno in cui il Giro soffrì maggiormente di tutti gli astii fra squadre e ciclisti, esce il nome del patron Mapei, che da sempe aveva tentato di avere con sé Marco, ottenendo sempre la solita risposta: no, Marco rimaneva fedele alla sua squadra, alla squadra più romagnola possibile, la Mercatone Uno.
L'invidia e la rabbia del Patron fanno sì che tutti i ciclisti della Mapei, al contrario della posizione ferma e decisa di Marco, si sottopongano al controllo per la salute, tutto ciò scatena la rabbia di Tafi e del suo entourage, che il giorno dell'esclusione di Marco correranno la tappa indossando una maglietta alquanto spinta 'io tifo tafi'.
A questo punto Mamma Tonina scoppia dicendo: «Ceruti venne da mio figlio, costringendolo a dire che si dopava, diceva che se Marco non lo ammetteva nessuno lo avrebbe più aiutato, che si sarebbe ritrovato da solo»
E così fu....
Beppe Conti sull'argomento Federazione vuole dire tutto ciò che ha sullo stomaco, affermando che se nel ‘99 ci fosse stato l'attuale Di Rocco, la situazione sarebbe stata gestita e controllata in maniera totalmente diversa. Conti afferma che l'avvento di Di Rocco è stato salutare al fine della sopravvivenza dei ciclisti e del mondo del ciclismo, purtroppo trattato totalmente diversamente da qualsiasi altro sport.

Particolare attenzione è stata rivolta anche a quanto gli organizzatori del Tour de France siano stati determinanti nel portare Marco alla fine che tutti noi, tristemente, conosciamo.

Me ne vado a testa bassa dalla sala consiliare, mi conforta vedere che i veri tifosi di Marco ci sono a dispetto di qualcuno che predica la propria amicizia a Marco ma ora la dimostra.
Salgo in macchina chè è tardi, Cesenatico è lucente e brulica di giovani, l'estate arriva e i bar e i luoghi di divertimento accendono la vita su queste coste che essere desolanti e desolate d’inverno, sicuramente più desolate dell'eremo di un emarginato.
Mi convinco, vedendo tutto questo, che gran parte del destino di Marco fosse stato segnato anche, dalla provenienza da questi luoghi, troppo contrastanti, ma troppo emozionanti e meravogliosi, tanto quanto Marco...

La storia di Marco, così avvolta in un alone di mistero e incertezza, aiuta ad enfatizzare e rendere ancor più magnifico quell'atleta che lanciava la bandana e se ne andava lasciandoci tutti lì, senza parole, senza voce, senza fiato... ma con la passione in cuore che solo lui sapeva suscitare.

 
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