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Lettera aperta di Gianni Bugno Stampa E-mail
Scritto da Simona   
mercoledì 24 maggio 2006

Attraverso una lettera, Gianni Bugno ha voluto esprimere la proprio opinione su un argomento di cui si parla poco nel mondo del ciclismo: i procuratori. Vi riportiamo per intero le parole di uno dei simboli del ciclismo degli Anni Novanta. 

"Le recenti vicende che riguardano il mondo del calcio ci chiamano ad una profonda riflessione, affinché non accada che analoghi problemi si riproducano nel ciclismo. Mi riferisco, in particolare, all'esigenza di riservare la giusta attenzione alle norme che regolano (o forse sarebbe meglio dire “non regolano”) la categoria dei cosiddetti procuratori. Ad oggi, in effetti, siamo in presenza di un’assoluta mancanza di regole, con la conseguente impossibilità di garantire un adeguato livello professionale tra chi opera in questo settore.

A salvaguardia di un ambiente sportivo quale il ciclismo, che dopo le passate vicissitudini sta recuperando l’affetto (peraltro mai venuto meno) e la fiducia del pubblico, ritengo opportuna la creazione, da parte degli organi competenti, di un Albo Professionale a cui possano essere iscritti soltanto quanti abbiano titoli e capacità tali da garantire il corretto espletamento della funzione di procuratore sportivo. Credo, altresì, che occorra limitare il numero massimo di atleti a capo di ciascun procuratore, onde evitare manipolazioni che potrebbero persino configurarsi nella “gestione indiretta” di gare o gruppi sportivi.

Riprendendo una terminologia in voga nella ricostruzione delle note vicende calcistiche, si dovrebbe scongiurare il rischio che società, team manager e direttori sportivi subiscano qualsivoglia “sudditanza psicologica” nei confronti di procuratori (altrimenti definiti “agenti”) capaci di esercitare autentiche imposizioni. Questo scenario, che nuocerebbe profondamente al movimento del ciclismo, finirebbe fatalmente con il colpire i corridori più giovani.

Oggi più che mai il problema s'impone in tutta la sua drammaticità, tanto da non poter più essere rimandato. Non si renderebbe un servizio al ciclismo ricorrendo alle solite frasi (“Ci stiamo lavorando”, “E' stato discusso ma ...”, “Stiamo valutando come muoverci”...): serve un intervento deciso e decisivo per il bene del ciclismo. Solo così impediremo che intorno ad atleti e gruppi sportivi si muovano figure para-professionali che non possiedono adeguate conoscenze e, soprattutto, che non rispettano le più elementari norme deontologiche. Il nostro mondo è chiamato a lanciare un segnale forte ed incisivo, nell'alveo di un responsabile processo di rinnovamento".

Gianni Bugno

 
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