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Poco più di un anno fa era un giovane neo professionista alla ricerca di uno spazio per mostrarsi al grande pubblico. Quello spazio lo ha trovato il 26 giugno 2005 quando sulle strade di Montesilvano sorprese tutti andando a conquistare la maglia tricolore. Fino a dodici mesi fa Enrico Gasparotto era conosciuto come "uno dei nuovi nomi del gruppo", adesso tutti lo riconoscono come "il Campione Italiano 2005". Tra qualche giorno la sua maglia sarà rimessa in gioco e in attesa di quel momento ci racconta l'emozione di quel momento indimenticabile.
 | | GP Denain 2006 - © Valérie Herbin |
Poco meno di un anno fa ti apprestavi, alla prima stagione da professionista, ad affrontare il Campionato Italiano. Quali erano i tuoi pensieri alla vigilia?
Alla vigilia ero molto tranquillo, mi ero appena accordato con la Liquigas per le stagioni 2006 e 2007, sapevo di aver disputato un buon avvicinamento con una vittoria ad una tappa del Giro di Catalogna e delle buone prestazioni al Delfinato in Francia, insomma non avevo nulla da perdere.
Parliamo del giorno della gara di Montesilvano, una giornata torrida. Ti trovi bene con il caldo? Diciamo che da dilettante ho sempre vinto in primavera e riuscivo ad andare bene fino a fine giugno. L'anno scorso non ho sofferto particolarmente.
Sei riuscito ad entrare nella fuga decisiva. Quando hai capito che era quella giusta e che potevi giocarti la vittoria?
Beh, più che nella fuga giusta ho cercato di rimanere più a ruota possibile dei favoriti o di quelli che pedalavano meglio come Pozzato. Al termine del penultimo giro, quando ho evitato la caduta che ha spezzato il gruppo in due e sono riuscito a rientrare fra i primi, mi sono reso conto che la mia condizione era davvero buona.
Quali pensieri ti sono passati nella mente mentre il traguardo si avvicinava?
Nello scollinare l'ultimo GPM di giornata ho chiuso la cerniera della maglietta che era rimasta aperta per tutta la corsa per il caldo e ho pensato solo a mantenermi a ruota di Pozzato cercando di non sbagliare nulla.
Dall'ammiraglia che consigli ti sono arrivati?
Dall'ammiraglia continuavano a ripetermi di stare a ruota di Pozzato e cercavano di motivarmi e mi incitavano ripetutamente.
Che ricordo hai dell'Ultimo Kilometro?
L'ultimo chilometro l'ho rivisto in tv talmente tante volte che ora me lo ricordo perfettamente. Ho cercato di mantenermi in terza posizione avendo sempre disponibile un varco per poter partire con la volata. In questo mi è stato d'aiuto l'errore commesso da Pozzato di accentrarsi negli ultimi 300 metri, facilitando così il mio sprint lungo le transenne.
E subito dopo il traguardo a chi o a cosa hai pensato?
Fino sulla linea del traguardo non potevo crederci. Infatti le mani le ho alzate solamente dopo. Un urlo incredibile mi è uscito spontaneo e continuavo a non crederci. Credevo di vivere un sogno.
Ti abbiamo visto avviarti un po' frastornato verso il podio, quando hai cominciato a capire l'importanza dell'impresa che avevi compiuto?
Sinceramente neanche durante l'inno italiano capivo cosa stava succedendo. Ho iniziato solamente mesi dopo a realizzare il peso di quell'impresa. Ora ne sono pienamente cosciente.
Vestire la maglia tricolore ti ha fatto conoscere al grande pubblico. Ti è capitato qualche episodio particolare che ti ha sorpreso?
Sicuramente la maglia tricolore mi ha dato una visibilità incredibile. La cosa più bella che mi è capitata sono stati i complimenti dei miei colleghi più illustri, quali Van Petegem, Vandenbroucke e del grandissimo John Musseuw durante il Giro del Benelux.  | Coppa Sabatini 2005 - © bettiniphoto.net
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Baratteresti il tricolore con una vittoria in una Classica? Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Non so se baratterei il tricolore con altre corse perché sono gioie sicuramente diverse. Le Classiche sono corse monumento, difficilissime da vincere, mentre il tricolore è la corsa che ti permette di vestire e di essere la bandiera italiana per un anno intero e di portarla in giro per l'Europa. I sogni nel cassetto sono sicuramente la vittoria al Giro delle Fiandre e al Campionato del Mondo, passando per la Milano Sanremo.
Di solito si dice che la maglia iridata non porti molta fortuna a chi la indossa l'anno successivo, nel tuo caso anche il tricolore ha avuto lo stesso effetto. Ci puoi parlare un po' dei vari problemi di salute che ti hanno condizionato in questa prima parte di stagione? Sei finalmente riuscito a superarli?
Eh si, la sfortuna si è accanita contro di me. A fine ottobre dell'anno scorso ho contratto la mononucleosi che mi ha costretto ad un riposo forzato fino a fine dicembre. Dai primi di gennaio ho iniziato ad uscire a giorni alterni e da febbraio ho cominciato con la preparazione vera e propria. Le corse le ho iniziate i primi di aprile in Belgio al Gp Escaut. Tutto filava per il verso giusto quando, dopo il Giro di Romandia, un batterio ha preso piede nel mio corpo. Questo batterio era la polmonite che purtroppo ha rovinato tutti i miei piani e mi ha costretto a letto prendendo antibiotici per 20 giorni. Ho ripreso a pedalare solamente il 25 maggio.
A proposito sei scaramantico o hai un portafortuna che porti sempre con te?
Sono molto scaramantico, se mi attraversa la strada un gatto nero giro la bici e torno indietro o aspetto che passi qualcuno prima di me. Con me alle corse porto una corona del rosario che mia cugina suora di clausura mi ha regalato prima di entrare in convento. Anche se non sono molto credente la porto sempre con me.
Quanto sono importanti la famiglia e gli amici per superare questi momenti difficili? Caratterialmente sei un tipo che si abbatte o che guarda avanti?
Nei periodi brutti riconosci i veri amici da quelli invece che si proclamano tali. Fortunatamente ne ho parecchi sia all'interno del mondo delle due ruote sia all'esterno di esso. Fondamentale per me si è dimostrato il supporto della mia famiglia che è stata sempre presente: da mio padre a mia sorella, da mia sorella al mio futuro cognato. Senza di loro non sarei riuscito a superare tutto perché faccio presto ad abbattermi come a gasarmi.  | | Presentazione Liquigas 2006 - © bettiniphoto.net |
Il prossimo 25 giugno a Gorizia, proprio sulle strade di casa, partirai con il n° 1 nel Campionato Italiano. Ci puoi presentare il percorso? Si addice alle tue caratteristiche?
Il percorso del Campionato Italiano si snoderà all'inizio su un tratto in linea che ci porterà fino al mare di Grado per poi risalire verso Gorizia dove inizierà un circuito di 14 Km da ripetere 8 volte con una salita di circa 3 Km abbastanza dura. Secondo il mio punto di vista è un percorso abbastanza impegnativo che vedrà protagonisti corridori del calibro di Bettini e Garzelli. Per quanto mi riguarda solamente in grandissime condizioni di forma avrei potuto dire la mia.
Chi secondo te parte con i favori del pronostico? Chi potrebbe essere la sorpresa tricolore del 2006?
Sicuramente i nomi più gettonati saranno Bettini e Pozzato, poi Mazzanti che sta pedalando forte in questo periodo e il mio compagno di squadra Garzelli. La sorpresa potrebbe essere Murro che si allena quotidianamente con me e corre per la Tenax. E' un periodo che pedala forte ma la sfortuna si è accanita spesso con lui.
Gareggiare con la maglia tricolore ti ha dato più sicurezza nei tuoi mezzi o maggiore preoccupazione visto che magari sei più controllato?
All'inizio mi sono sentito sicuramente più responsabilizzato e con più pressione addosso. Ora la consapevolezza di aver vinto al primo anno da professionista una maglia tricolore su un percorso impegnativo battendo Pozzato, mi dà sicuramente più consapevolezza nei miei mezzi.
Quali sono le doti del ciclista Gasparotto? Quali sono i percorsi che preferisci?
Sicuramente una delle mie doti è la velocità. Il fatto di essere veloce lo ritengo una gran dote se poi si considera che sono un corridore leggero, mi aggiro sui 64/65 Kg. I percorsi ideali sono quelli mossi, ondulati con brevi salite o piccoli strappi, tipo Milano - Sanremo e Amstel Gold Race.
Nella vita privata quali sono invece i tuoi pregi? E i difetti?
Non dovrei essere io a dire i miei pregi. Credo che uno sia la semplicità, invece dei difetti che riconosco sono la permalosità e la cocciutaggine, ma anche l'ingenuità.
Chi sono stati i tuoi primi "maestri" nel ciclismo?
Sicuramente il primo è stato Franco Cattai che mi ha messo in bici da allievo, poi Cestaro che mi ha insegnato tanto e a cui devo molto.
Prima di dedicarti al ciclismo, hai praticato il calcio. Cosa o chi ti ha fatto abbandonare il pallone per la bici?
Non avevo più motivazioni, non trovavo più stimoli e non mi divertivo più a giocare a pallone. Così ho deciso di provare qualcosa di diverso.
Cosa è per te il ciclismo?
Per me il ciclismo è pura passione. La bici è uno sport faticoso che o ti appassiona e ne sei innamorato o non lo pratichi per nulla. Per di più mi permette di girare il mondo e ora è diventata anche la mia professione. Mi ritengo alla fine una persona molto fortunata.  | GP Città di Misano 2005 - © Andrea Lama
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Per un neo professionista non è sempre facile vincere dopo qualche mese dal passaggio nella massima categoria, ma tu ci sei riuscito già al Giro di Catalogna. Cosa ci puoi raccontare di quel giorno? Che sensazioni hai provato?
Alla prima vittoria ci ero andato vicino, anzi molto vicino già all'Uniqa Classic, ma ci sono riuscito alla prima occasione che mi si è presentata al Giro di Catalunya. Quel giorno i direttori sportivi avevano deciso che in caso di arrivo allo sprint tutta la squadra doveva essere a mia disposizione e così è stato. I miei compagni sono stati magnifici, da Miorin a Ljungqvist e infine Backstedt che mi ha pilotato fino agli ultimi 190 metri. Ovvio è che è stata un'emozione incredibile e la cosa che mi rimarrà sempre impressa è il volto di Backstedt emozionato e felice per la mia vittoria. Gran parte del merito del mio ottimo andamento è da attribuire al bellissimo rapporto che ho instaurato con i miei compagni più esperti da Noè ad Andriotto, da Miholjevich a Sironi, da Zanotti a Gerosa, da Garzelli a Pellizotti e dalla pazienza che ha sempre avuto con me Miorin che quotidianamente mi sopporta negli allenamenti.
Oltre all'Italia (dove non hai corso molto), in quale altro paese ti sei trovato meglio anche per il calore del pubblico?
Beh sicuramente è molto bello correre in Belgio perché la bici lassù è un vero e proprio culto. Ci sono moltissimi appassionati e tutti molto preparati. Poi mi è piaciuto molto anche correre in Spagna.
Come giudichi la tua prima stagione? Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato?
La mia prima stagione la considero molto positiva. Secondo me vincere due corse di cui una Pro-Tour e il Campionato Italiano più diversi piazzamenti nei primi dieci non è cosa da poco. E' chiaro che non sono andato come volevo nella seconda parte della stagione dove ho incontrato le maggiori difficoltà dovute alla maglia importante che indossavo. Come ho detto prima non è stato semplice entrare nel ruolo di campione italiano così all'improvviso e io ci ho messo un po'. Hai un fans club "Giallo" che ti segue spesso alle gare. E' importante sentire il calore dei propri sostenitori e del pubblico?
Chiaramente si. Mi fa un gran piacere sapere che molte persone delle mie zone del Friuli, dove il ciclismo non è molto seguito, abbiano iniziato ad appassionarsi a questo bellissimo sport dopo la conquista del campionato italiano. Diventano per me uno sprone a fare sempre meglio.
Cosa ne pensi dei tifosi di ciclismo in generale?
Sono magnifici. Popolano le strade del Giro d'Italia in maniera incredibile. Per loro le corse rappresentano una grande festa da vivere come tale dando una carica incredibile a noi ciclisti.
In Friuli non ci sono molti professionisti a differenza di una regione confinante come il Veneto. C'è secondo te un motivo particolare?
Non saprei rispondere anche perché a livello giovanile il Friuli è una regione importante. Forse la maggior attenzione che viene data al calcio da parte dei piccoli industriali fa sì che realtà dilettantistiche siano inesistenti costringendo così i giovani promettenti friulani a spostarsi verso il Veneto o la Lombardia, cosa questa che non tutti sopportano e fa si che molti atleti si perdano per strada.
Come trascorri il tempo libero? Hai degli hobby particolari?
Durante di periodo degli allenamenti duri il tempo che mi rimane lo dedico alla navigazione in internet, all'ascolto di musica. Appena posso però cerco di passare il tempo con i miei amici, la maggior parte dei quali non appartiene al mondo del ciclismo. D'inverno mi piace molto sciare e camminare sulle montagne friulane.
Hai un percorso abituale di allenamento? Preferisci allenarti da solo o con qualche gruppetto di colleghi?
Se sono a casa mia la strada che frequento di più è la provinciale che porta da casa mia a Spilimbergo, paese nel quale vive Christian Murro, che è il mio compagno di allenamenti quotidiano. In Friuli siamo pochi professionisti e spesso e volentieri siamo solo io e lui, ogni tanto si aggregano Devis Miorin e Claudio Cucinotta.
Quali sono i tuoi programmi per il finale di stagione?
Innanzitutto spero che la salute mi possa assistere in maniera continuativa per questo finale di stagione, poi cercherò di togliermi qualche soddisfazione nelle corse di un giorno in Italia ad agosto e devo ancora decidere se prendere parte alla Vuelta o meno.
C'è qualche gara particolare che ti si addice in questa seconda parte del calendario?
Spero di essere competitivo alla Hew Classic di Amburgo a fine luglio che mi piace moltissimo e la ritengo adatta alle mie caratteristiche e poi mi piacerebbe fare bene sia al GP di Plouay che alla Parigi Tours di ottobre. Tutte corse Pro-Tour.
Vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?
Penso di aver risposto a tutte le domande in maniera esauriente e mi auguro di aver dato la possibilità agli utenti di capire meglio chi è veramente Enrico Gasparotto.  | Coppa Bernocchi 2005 - © ultimokilometro.com
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La scheda di Enrico Gasparotto
Data e luogo di nascita: 22 marzo 1982 a Sacile (PN) Altezza: 174 cm Peso forma: 64 kg Professionista dal: 2005
Squadre:
2005 - Liquigas - Bianchi 2006 - Liquigas
Principali risultati
2005
1° - CAMPIONATO NAZIONALE SU STRADA 1° - 2ª tappa Volta Ciclista a Catalunya (Cambriis - Cambriis) 2° - 4ª tappa Giro del Trentino (Puegnano del Garda - Arco) 2° - 2ª tappa International Uniqa Classic (Traismauer - Gresten) 3° - International Uniqa Classic 3° - 1ª tappa International Uniqa Classic (St. Polten -Traismauer) 3° - 5ª tappa Vuelta Ciclista a Aragon (Borja - Illueca) 3° - 2ª tappa Giro del Benelux (Geldrop - Sittard/Geleen) 4° - 3ª tappa Volta Ciclista a Catalunya (Salau - La Granada) 5° - Prologo International Uniqa Classic (St. Polten) 5° - Coppa Bernocchi
2006
4° - 1ª tappa Tour de Romandie (Payerne - Payerne) 6° - Scheldeprijs Vlaanderen |